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Affitti brevi, Salvini: «La norma non ci sarà»

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Affitti brevi, Salvini: «La norma non ci sarà»

La legge di Bilancio non è ancora arrivata al Senato, ma la maggioranza è già in fase di riscrittura interna. Due misure considerate “sensibili” – affitti brevi e tassazione dei dividendi – vengono frenate dai partiti stessi che compongono la coalizione. Il risultato è un segnale politico chiaro: sulla parte fiscale della manovra il compromesso è ancora tutto da costruire.

Affitti brevi, Salvini: «La norma non ci sarà»

Il primo altolà arriva dalla Lega. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, intervenendo ad Agorà su Rai Tre, ha liquidato la norma: «La norma sugli affitti brevi non ci sarà. O alla base o in Parlamento verrà cancellata».
Un messaggio diretto a chi nel governo, nelle scorse settimane, aveva sostenuto la necessità di un intervento più rigido: per Salvini la stretta rischia di danneggiare una fetta rilevante dell’offerta turistica italiana, soprattutto nei centri minori e nel mercato dell’ospitalità diffusa, dove gli affitti intermediati dalle piattaforme rappresentano una quota rilevante dei flussi.

La linea di Forza Italia sulla tassazione dei dividendi
Sul secondo fronte, quello della fiscalità dei capitali, è Forza Italia a fermare l’articolo 18 del disegno di legge di Bilancio, relativo ai dividendi societari.
La norma introdurrebbe una partecipazione minima del 10% per poter beneficiare dell’esclusione dalla base imponibile. Un vincolo che, avverte Maurizio Casasco, responsabile del Dipartimento Economia del partito, «non solo comporta un aumento abnorme della tassazione ma genera una doppia imposizione sugli utili con effetto negativo sugli investimenti e la competitività del nostro sistema imprenditoriale».
La posizione azzurra è netta: l’impianto proposto, così come concepito, penalizzerebbe i piccoli soci e gli investitori non di controllo, cioè proprio quella platea intermedia che sostiene il capitale di rischio delle imprese e svolge una funzione stabilizzatrice.

Un messaggio alla maggioranza: cautela sul fisco
Le due frenate raccontano, più del testo della manovra, l’orientamento dei partiti: nessuna misura fiscale considerata “punitiva” per categorie produttive o per il risparmio privato passerà senza modifiche.
La Lega difende gli operatori della ricettività leggera e dei territori turistici non tradizionali; Forza Italia si schiera sul fronte del capitale privato e degli investimenti azionari; Fratelli d’Italia resta per ora sulla linea dell’equilibrio, in attesa della versione definitiva del testo.

Il nodo politico: dove intervenire davvero?
Il tema, più che contabile, è politico: la maggioranza cerca una forma di intervento che non venga percepita come un irrigidimento fiscale. La trattativa interna ruota intorno a un principio condiviso ma declinato in modo diverso dai tre partiti: aiutare crescita e competitività evitando norme che possano essere lette come “stretta”.
Nei corridoi parlamentari si dà per scontato che entrambi i dossier saranno riformulati: la domanda non è più se succederà, ma con quali correttivi.

Atteso il testo definitivo al Senato
Il disegno di legge di Bilancio è atteso a Palazzo Madama nelle prossime ore per il via libera formale alla discussione. Le correzioni verranno verosimilmente incardinate in Commissione, prima del passaggio in Aula. Nel frattempo, oggi alla Camera è previsto il question time con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che potrebbe offrire un primo quadro della linea definitiva dell’esecutivo.

La manovra come banco di prova
Sul piano politico, la partita non riguarda soltanto singole norme: misura l’equilibrio interno alla coalizione dopo tre anni di governo e definisce il perimetro delle scelte fiscali in un momento in cui l’esecutivo rivendica stabilità e continuità.
I prossimi giorni chiariranno se la riformulazione sarà un semplice aggiustamento tecnico o l’anticipo di un compromesso economico più ampio. Ma il segnale è già arrivato: su affitti brevi e dividendi, la maggioranza si sta muovendo non per restringere, ma per alleggerire. E la riscrittura sarà il banco di prova della compattezza reale del governo sulla legge di Bilancio.

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