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Aeffe, stop all’uso delle pellicce (finalmente)

- di: Barbara Leone
 
Aeffe, stop all’uso delle pellicce (finalmente)
Svolta fur free in casa Aeffe, il Gruppo che controlla i brand Moschino, Alberta Ferretti, Philosophy di Lorenzo Serafini e Pollini. In concomitanza con il debutto della Milano fashion week, la società ha infatti annunciato il proprio impegno ad abbandonare l'utilizzo di pellicce nelle collezioni dei propri marchi a partire dalla stagione Primavera/Estate 2024 aderendo dunque allo standard internazionale Fur Free Retailer sostenuto dalla Lav, associazione con cui peraltro il Gruppo collabora attivamente da tempo. Attraverso la sottoscrizione di questo accordo, l’azienda italiana si impegna a interrompere definitivamente l’acquisto di pelliccia, mentre lo stock continuerà ad essere oggetto di vendita fino ad esaurimento. Parallelamente, il Gruppo comunica anche la propria decisione di interrompere, sempre dalla stagione Primavera/Estate 2024, l’acquisto di angora.

Aeffe, stop all’uso delle pellicce (finalmente)

Da anni la nostra azienda ha ridotto ai minimi termini se non praticamente eliminato l'acquisto e l'utilizzo di pellicce, ma abbiamo ritenuto assolutamente opportuno formalizzare questo nostro impegno, che interessa tutti i nostri brand”, ha dichiarato Massimo Ferretti, presidente del Gruppo Aeffe (nella foto) sottolineando che “La valorizzazione della biodiversità e l’animal welfare sono priorità strategiche del nostro Piano di Sostenibilità che si regge su tre cardini fondamentali: protezione del pianeta e dell’ambiente; monitoraggio e sviluppo di una filiera produttiva sostenibile e responsabile; attenzione agli individui e alle comunità. Ci stiamo ponendo degli obiettivi ambiziosi, allineati ai Sustainable Development Goals dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che credo fermamente traghetteranno l’azienda verso una nuova fase di crescita e sviluppo”, conclude Ferretti.

Soddisfatta la Lav, che tramite le parole di Simone Pavesi, responsabile Area Moda Animal Free. “plaude il Gruppo Aeffe  per l’impegno assunto pubblicamente in favore di una moda più sostenibile e che, in quanto tale, non può contemplare il ricorso alle pellicce animali. Oggi - aggiunge Pavesi - la tecnologia e la ricerca industriale offrono la possibilità di ricorrere ai cosiddetti Next-Gen Materials, materiali con migliori performance ambientali ed animal-free. Siamo quindi lieti di avere incontrato un’azienda realmente interessata e coerente nella valutazione di un approvvigionamento responsabile di materie prime e con la quale, per quanto riguarda i materiali animali, siamo certi che raggiungeremo insieme nuovi traguardi etici e sostenibili”.

Non è mai troppo tardi, ci verrebbe da dire, dal momento che sono anni oramai che lo sanno anche i sassi cosa voglia dire produrre e indossare una pelliccia: crudeltà, sangue e morte. Sofferenze inenarrabili che sono state oramai documentate in lungo e in largo. Anche se, a dire il vero, non dovrebbero neanche occorre prove per comprendere lo scempio che si cela dietro ad una sola pelliccia. Dovrebbe bastare un minimo sindacale di buon senso. Senza contare che la pelliccia ha le più alte emissioni di gas serra per chilogrammo rispetto ad altri materiali, tra cui anidride carbonica, metano e ossido di azoto, come si evince dall’ultimo rapporto realizzato dalla società di consulenza Foodsteps, commissionato da Humane Society International/UK e revisionato dal rinomato esperto di sostenibilità Isaac Emery. E poi parliamoci chiaro: le pellicce sono brutte e invecchiano, ecco. Non c’è uno straccio di motivo, insomma, per non archiviare definitivamente questa pratica spietata, incivile e selvaggia. Nella speranza che siano in molti, tutti, a seguire il virtuoso esempio di Aeffe.

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