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Acqua pubblica o privatizzata? Il duello FI-Lega sui rubinetti d’Italia

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Acqua pubblica o privatizzata? Il duello FI-Lega sui rubinetti d’Italia

C’è chi dice che l’acqua sia il nuovo petrolio, e c’è chi la vorrebbe ancora come bene comune e inviolabile. Nel mezzo, c’è la politica che – con il pragmatismo di chi deve far quadrare i bilanci – cerca di regolare un servizio essenziale senza farlo scivolare in una giungla di deroghe, gestioni autonome e polemiche infinite.

Acqua pubblica o privatizzata? Il duello FI-Lega sui rubinetti d’Italia

Sul tavolo della commissione Ambiente della Camera sono arrivate due proposte di legge firmate da Forza Italia e Lega, a firma di Nazario Pagano e Elisa Montemagni, che puntano a mettere ordine nella gestione del servizio idrico integrato, con un occhio di riguardo alle piccole realtà comunali.

Ma cosa prevede davvero questo testo?

La regola e l’eccezione
Il decreto legislativo 152 del 2006 stabilisce che il servizio idrico debba essere gestito in maniera unitaria per ambiti territoriali ottimali (Ato), garantendo efficienza e uniformità. Ma ci sono delle deroghe, e sono proprio quelle che FI e Lega vogliono chiarire meglio.

In particolare, la normativa attuale consente ai comuni con meno di 1.000 abitanti e a quelli situati in particolari condizioni geografiche di gestire l’acqua in autonomia. Secondo gli esponenti del centrodestra, questa possibilità deve essere regolata con più precisione, specificando i criteri per l’accesso o il recesso dalla gestione autonoma.

La ratio? Da un lato, evitare che piccoli comuni con sorgenti di pregio vengano costretti a entrare in un sistema più grande che potrebbe non portare vantaggi. Dall’altro, scongiurare il rischio che la frammentazione porti inefficienze e costi aggiuntivi per i cittadini.

Il nodo della gestione unica
I fautori della gestione unica sostengono che accorpare i servizi consente economie di scala, investimenti più solidi e una tariffazione più equa. Ma chi si oppone teme che un modello troppo centralizzato possa penalizzare i territori più piccoli e quelli che, per conformazione geografica, hanno fonti d’acqua di qualità superiore e già ben gestite a livello locale.

FI e Lega, con questa proposta, cercano di smussare gli angoli di una normativa che – dicono – non tiene conto delle specificità territoriali. Il problema è che il dibattito si inserisce in una cornice politica più ampia, in cui la dicotomia tra pubblico e privato fa sempre discutere.

Un tema che scotta
Il tema dell’acqua è uno di quelli che scalda gli animi. Nel 2011, un referendum sancì con forza la volontà popolare di mantenere il servizio idrico fuori dalle logiche di mercato. Ma da allora il tema è rimasto sospeso tra principi e necessità di bilancio.

Ora, con questa proposta FI-Lega, si torna a discutere di chi deve avere l’ultima parola sulla gestione dell’acqua. Sarà il Parlamento a decidere se mettere nuove palizzate attorno a un principio o se lasciare più libertà ai territori.

Nel frattempo, il rubinetto della politica continua a gocciolare.

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