Sondaggio Moneyfarm-Dectech: italiani lontani dai mercati nonostante la corsa dell’inflazione

- di: Barbara Leone
 
L’attuale contesto di elevata volatilità non aiuta di certo i risparmiatori  italiani ad avvicinarsi ai mercati finanziari, nonostante l’impatto significativo che la costante  risalita inflattiva avrà sul carovita e sui risparmi. La guerra in Ucraina e la conseguente crisi  energetica hanno, infatti, complicato uno scenario già duramente compromesso dalla crisi  delle materie prime: il mese di giugno si è chiuso con un incremento su base annua del dato  di inflazione del +8%1, contro il +1,3% dello stesso mese del 2021, superando ampiamente le  stime, già poco rosee, degli analisti.  Nonostante gli evidenti svantaggi che derivano dal tenere la liquidità ferma sui conti correnti  in un periodo in cui il livello dei prezzi è tornato a correre più veloce che mai e nonostante la  sempre più ampia gamma di soluzioni di investimento, sia tradizionali che digitali, disponibili  sul mercato, la maggioranza degli italiani continua a non investire i propri risparmi. E’ questo lo sconfortante quadro che emerge da uno studio sul financial wellbeing (il benessere  finanziario) condotto sulla popolazione di Italia e Regno Unito da Moneyfarm, società internazionale di investimento con approccio digitale, insieme a Dectech, società  specializzata in studi comportamentali nata alla Warwick University.

La situazione sembra essere più critica per i meno abbienti, che hanno maggiori probabilità di  rinunciare del tutto ad investire rispetto a quelli che appartengono alla categoria “high affluent”. La percentuale di “low affluent” che non sottoscrive alcun portafoglio è, infatti quasi doppia rispetto a quella degli “high affluent” sia per le soluzioni di investimento ibride (41% vs 21%) sia per le  soluzioni di investimento tradizionali (45% vs 24%) sia per quelle fai-da-te (55% vs 27%). Ed è critica anche per  quelli più avversi al rischio, che hanno maggiori probabilità di incorrere in una decisione di  investimento sbagliata, mentre gli investitori più propensi a rischiare tendono ad essere  più sicuri del portafoglio che hanno scelto. Le forme di investimento fai-da-te  rappresentano una scelta avveduta solo per gli investitori già esperti, mentre la clientela meno  finanziariamente alfabetizzata e più vulnerabile appare disorientata quando vi ricorre, con un  55% degli intervistati che ha irragionevolmente scelto il portafoglio più rischioso. Le probabilità di scegliere un portafoglio coerente con la propria propensione al rischio  e il proprio orizzonte temporale sembrano essere 2,2 volte maggiori per i risparmiatori  che investono attraverso soluzioni ibride, cioè che integrano tecnologia e consulenza  tradizionale, mettendo un consulente a disposizione del cliente durante tutto il percorso di  investimento, rispetto a chi sceglie soluzioni di investimento fai-da-te (il 30% dei primi  sceglie il portafoglio consigliato contro solo il 14% dei secondi). 

“L’attuale  fase di volatilità dei mercati - ha commentato Andrea Rocchetti, Head of Investment Advisory di Moneyfarm - non deve scoraggiare quanti vogliano avvicinarsi al mondo degli  investimenti, ma deve necessariamente far riflettere sull’importanza di una consulenza  professionale, indipendente e trasparente, che sia in grado di comprendere le esigenze del  risparmiatore, di guidarlo oltre il breve periodo senza cedere alla tentazione di agire sull’onda  dell’emotività, per accrescere il capitale in un orizzonte di lungo termine, attraverso soluzioni  di investimento diversificate e dai costi contenuti. La fiducia nella consulenza finanziaria va  alimentata tramite un contatto costante con i clienti, contatto che ha ancora più valore quando  supportato al meglio dalle nuove tecnologie”. Per gli intervistati, i principali ostacoli all’investimento sembrano essere l’insufficienza delle  informazioni disponibili sui prodotti finanziari (27%) e la volontà di confrontarsi con un  consulente prima di prendere una decisione di investimento (27%). Proprio l’assenza di un  rapporto personale diretto con un esperto, in grado di rassicurare i clienti e di migliorare il  processo decisionale, rappresenta una delle barriere all’investimento con una piattaforma fai da-te più frequentemente indicate dagli intervistati (27%), insieme alla rischiosità dei  portafogli (18%). Nella scelta di una soluzione di investimento, un ruolo fondamentale è, inevitabilmente, quello  giocato dai costi, che vengono indicati dagli intervistati come barriera all’investimento  soprattutto con una piattaforma tradizionale (20%), meno con soluzioni ibride (13%) e ancora  meno con un servizio fai-da-te (7%). Il miglior rapporto qualità-prezzo si riflette anche sul  tasso di finalizzazione degli investimenti, che risulta maggiore quando l’investimento viene  effettuato tramite soluzioni ibride (88%) o tramite piattaforme fai-da-te (85%), rispetto alle più  costose forme di investimento tradizionali (75%).
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