Giornata mondiale del risparmio, Visco: opportuno perseguire un’adeguata diversificazione degli investimenti

- di: Barbara Leone
 
Il valore del risparmio nell’era dell’incertezza. E’ questo il tema centrale della 98esima edizione della Giornata del risparmio. Un appuntamento importante, che si pone l’obiettivo di sensibilizzare le famiglie su di un tema fondamentale e la cui storia è legata al nome di un importante economista italiano: Maffeo Pantaleoni. Fu proprio lui ad ispirarne la nascita in un memorabile discorso tenuto a Milano nel 1924. E mai come oggi è essenziale parlarne, vista appunto l’incertezza economica e geopolitica causata dalla guerra in Ucraina e dal conseguente caro energia. Fattori di crisi che rendono più difficile accantonare risorse, anche se quello italiano resta un popolo parsimonioso. Come da tradizione l’evento è organizzato sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica dall’Acri, l’Associazione che rappresenta le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio Spa. E sul tema dell’incertezza sono intervenuti questa mattina presso l’Auditorium della Tecnica di Roma il Presidente di Acri Francesco Profumo, il Presidente dell’Abi Antonio Patuelli, il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ed il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. Come ogni anno, alla vigilia della manifestazione Acri ha presentato un’indagine, realizzata in collaborazione con Ipsos, che restituisce una fotografia relativa al modo in cui gli italiani gestiscono e vivono il risparmio, alla luce del contesto Paese e della condizione socioeconomica personale.

Visco: “Incertezza elevata, BCE proceda in modo graduale"

Il tema di quest’anno sottolinea il valore del risparmio privato in quanto sostegno per la ripresa del Paese, in un periodo prolungato di incertezze e di difficoltà a causa delle quali emerge la necessità di un punto di equilibrio tra le esigenze odierne e i programmi a medio-lungo termine. Lo scenario dinanzi al quale ci troviamo quest’anno è del tutto diverso da quello del 2021 e, per certi versi, ben più complesso: alla pandemia si è aggiunto il conflitto in Ucraina, il drammatico aumento del costo dell’energia e le conseguenti ricadute sui prezzi, cui si è associato un periodo di incertezza politica. Nel corso del 2022 si è persa, dunque, la forte ventata di ottimismo del 2021, facendo prevalere timori e preoccupazioni sia per il presente che per il prossimo futuro. Timori in parte smorzati dalle attese riposte sul Pnrr, che tuttavia è vissuto dagli italiani più come una risposta emergenziale alle esigenze contingenti che come importante occasione di ripensare il sistema Paese e la sua capacità produttiva. “Negli ultimi mesi - ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco - l’incertezza che caratterizza il quadro economico e finanziario internazionale è notevolmente aumentata. L’attività economica globale risente pesantemente delle conseguenze dell’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia. Le ripercussioni più evidenti si osservano sul mercato dell’energia: il prezzo del gas consegnato in Europa ha registrato oscillazioni senza precedenti, toccando 340 euro per megawattora, da valori inferiori a 20 all’inizio del 2021; dalla fine di agosto, con il raggiungimento degli obiettivi di stoccaggio da parte dei principali paesi europei, è gradualmente sceso attorno a 100 euro, ma le quotazioni dei futures segnalano il suo permanere su valori elevati ancora per tutto il prossimo anno. Sono stati colpiti anche i corsi dei beni alimentari sui mercati mondiali, dove le tensioni si sono almeno in parte allentate dopo gli accordi di fine luglio tra la Russia e l’Ucraina che hanno sbloccato le consegne di grano dai porti del Mar Nero. Il peggioramento delle prospettive di crescita è diffuso. Secondo il Fondo monetario internazionale - ha aggiunto Visco - il tasso di espansione dell’economia globale diminuirebbe dal 3,2 per cento stimato per quest’anno al 2,7 nel 2023, quasi un punto percentuale in meno rispetto a quanto previsto lo scorso aprile. Nell’area dell’euro la crescita del prodotto scenderebbe dal 3,1 per cento del 2022 allo 0,5 nel prossimo anno, un sostanziale arresto e una revisione al ribasso di quasi due punti percentuali in soli sei mesi.

I rincari delle materie prime hanno avuto straordinarie ricadute anche sui prezzi al consumo. A livello globale l’inflazione è salita da meno del 5 per cento nel 2021 a circa il 9 quest’anno. In risposta a tali pressioni, in quasi tutti i Paesi avanzati e in molte economie emergenti e in via di sviluppo le banche centrali hanno avviato una fase di restrizione delle condizioni monetarie al fine di contrastare l’aumento dell’inflazione corrente e attesa, nonché il rischio di un possibile avvio di rincorse tra prezzi e salari. Nell’attuale fase congiunturale - ha sottolineato Visco - l’andamento del risparmio riflette spinte contrastanti. Da un lato, è sostenuto dalla risposta di natura precauzionale delle famiglie all’elevata incertezza sulle prospettive economiche; dall’altro, è indebolito dal tentativo di mantenere adeguati livelli di consumo a fronte del notevole acuirsi delle pressioni sui prezzi. In Italia, in linea con le tendenze registrate negli altri principali paesi dell’area dell’euro, è proseguita la riduzione della propensione al risparmio delle famiglie in atto dal secondo trimestre del 2021, dopo l’eccezionale rialzo nella fase più acuta della pandemia, quando era salita con forti oscillazioni da meno del 10 per cento di fine 2019 al 18 per cento dei primi mesi del 2021. Nel secondo trimestre di quest’anno, per il complesso delle famiglie, la propensione al risparmio si è attestata all’11 per cento, in calo di circa due punti percentuali rispetto all’ultimo trimestre del 2021. In termini assoluti il risparmio delle famiglie si è avvicinato a 35 miliardi di euro nei tre mesi terminanti a giugno; pur tenendo conto dell’aumento dei prezzi registrato dal deflatore dei consumi, il livello era ancora del 13 per cento più alto di quello precedente lo scoppio della pandemia (dopo essere pressoché raddoppiato nei mesi immediatamente successivi). Nei primi sei mesi di quest’anno la riduzione in termini reali ha di poco superato il 16 per cento, risentendo dell’aumento dei prezzi per oltre 3 punti percentuali. Gli andamenti aggregati nascondono una notevole eterogeneità all’interno del settore. La capacità di risparmiare è infatti molto diversa tra le famiglie: per molti nuclei a basso reddito il risparmio potrebbe essere stato nullo o negativo; la formazione di risparmio si è verosimilmente concentrata presso le famiglie con redditi medio-alti, per le quali la quota di spesa per beni di prima necessità, che hanno registrato rincari particolarmente elevati, è relativamente minore. L’accentuata volatilità nei mercati ha influito sulla composizione delle attività finanziarie delle famiglie.

È proseguito l’aumento, seppure a ritmi più contenuti, dei depositi e del circolante, che a fine giugno avevano raggiunto un livello pari a un terzo del totale delle attività, il valore più elevato da oltre venti anni. Dopo un prolungato periodo di flessione - ha ricordato Visco -, nella prima metà di quest’anno la quota investita direttamente in titoli obbligazionari a medio e lungo termine è leggermente salita, sospinta dal crescente costo-opportunità relativo alla detenzione di attività più liquide; ciò ha in parte compensato la riduzione della quota di attività detenute sotto forma di titoli azionari e in partecipazioni (in Italia riconducibili soprattutto alla proprietà familiare delle piccole e medie imprese), connessa con la flessione dei corsi sui mercati finanziari. Questi due comparti - ha evidenziato il Governatore della Banca d’Italia - rappresentano nel complesso poco meno del 30 per cento del totale delle attività finanziarie. Gli investimenti in strumenti del risparmio gestito, pur riducendosi, sono rimasti positivi nel primo semestre dell’anno; la relativa quota ammonta a oltre un terzo del totale delle attività finanziarie. L’espansione di questo comparto, in atto dagli inizi dello scorso decennio, è stata sospinta dalla sottoscrizione di quote di fondi comuni e di polizze assicurative; rimangono invece ancora limitati gli investimenti nei fondi pensione. Lo sviluppo del comparto potrebbe essere favorito da un più diffuso ricorso degli investitori istituzionali ai fondi alternativi mobiliari specializzati nella valutazione e nella selezione di progetti complessi come, ad esempio, le ristrutturazioni aziendali. Il ruolo svolto da questi fondi, che operano su un orizzonte temporale di medio termine, può essere particolarmente importante per il finanziamento delle imprese di minore dimensione, in particolare quando volto all’ampliamento della scala operativa e agli investimenti in innovazione. A fronte dell’elevata incertezza sulle prospettive economiche, è ancora più opportuno perseguire un’adeguata diversificazione degli investimenti, prestando la necessaria attenzione al contenimento dei rischi, così da proteggere il risparmio dall’aumento dell’inflazione e cogliere le opportunità che possono emergere nei comparti che beneficiano di rendimenti più alti. Restano fondamentali, a questo riguardo, i progetti volti ad aiutare i risparmiatori a prendere decisioni consapevoli e, più in generale, a innalzare il loro livello di cultura finanziaria; questo è tanto più urgente per quella fascia della popolazione economicamente vulnerabile che subisce più di altre le ripercussioni dell’inflazione sul potere d’acquisto dei redditi. La Banca d’Italia è fortemente impegnata su questo fronte, anche con iniziative che, come quelle tenutesi nell’ambito della quinta edizione del Mese dell’educazione finanziaria che oggi si conclude, sono rivolte a giovani e adulti lungo tutto il territorio nazionale”. Dal Governatore della Banca d’Italia è arrivato anche un deciso monito alla Bce.

“I costi dell’inflazione - ha detto Visco - impongono un intervento deciso da parte del Consiglio direttivo della Bce volto a scongiurare il pericolo che essa si trasli sulle aspettative, innescando una rincorsa tra prezzi e salari, con il rischio di aumentarne la durata e di amplificarne gli effetti negativi sulle nostre economie. Dallo scorso luglio i tassi ufficiali sono stati aumentati di 2 punti percentuali, partendo dai livelli straordinariamente bassi determinatisi nel far fronte prima alle conseguenze della crisi finanziaria globale e di quella dei debiti sovrani, poi a quelle della pandemia. Il rapido peggioramento delle prospettive economiche, che risentono soprattutto dell’eccezionale incremento dei costi dell’energia, richiede ancora di agire in modo progressivo, considerando con attenzione il rischio del prolungamento di un’inflazione inaccettabilmente elevata e tenendo altresì conto, con altrettanta attenzione, delle possibili ripercussioni dei mutamenti del quadro congiunturale. Consapevoli dei rischi per la stabilità finanziaria e delle implicazioni per lo stesso mantenimento della stabilità dei prezzi nel caso in cui si dovesse verificare un più grave, inatteso, peggioramento della congiuntura, si può certo discutere del ritmo al quale far salire i tassi ufficiali, ma ritengo che non si debbano avere dubbi sulla direzione intrapresa né sul fatto che il loro livello non sia ancora coerente con il conseguimento dell’obiettivo di un’inflazione al 2 per cento nel medio periodo”. Infine un focus sul Pnrr e la sua implementazione. “Resta fondamentale - ha sottolineato Visco - indirizzare le risorse pubbliche a sostegno della crescita economica. Il Paese oggi beneficia del forte impulso assicurato dalle ingenti risorse rese disponibili, nell’ambito del Next Generation Eu (Ngeu), per gli investimenti e le riforme previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. I finanziamenti ricevuti ammontano già a 46 miliardi; a breve ne verranno erogati altri 21, sotto forma sia di trasferimenti sia di prestiti a basso costo. La realizzazione, completa e senza ritardi, di questo piano, ambizioso ma realistico, potrà tradursi in un rafforzamento significativo del potenziale di crescita della nostra economia. L’Italia, che è il principale beneficiario delle risorse comuni fornite con il programma Ngeu, ha la responsabilità di dimostrare con risultati concreti quali progressi può conseguire un’Unione europea più forte e coesa. La nostra economia, dopo anni di ristagno, può tornare su un sentiero di sviluppo sostenuto e durevole fondato sul rinnovo e l’ampliamento delle infrastrutture e sull’accumulazione di capitale, non solo fisico. Si tratta - ha detto in conclusione il Governatore della Banca d’Italia - di un obiettivo alla nostra portata; quanto più si manifesterà la determinazione e la capacità di conseguirlo, tanto più agli investimenti pubblici potrà associarsi la forza rinnovata dell’investimento privato, fondata sul necessario alimento del risparmio, che le famiglie italiane hanno laboriosamente accumulato nel tempo”. 
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Italia Informa n°6 - Novembre/Dicembre 2022
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