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Ucraina, Meloni: “No all’invio di soldati, ma garanzie per Kiev”. Macron: “Mosca finge di negoziare”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Ucraina, Meloni: “No all’invio di soldati, ma garanzie per Kiev”. Macron: “Mosca finge di negoziare”

La guerra in Ucraina torna al centro della diplomazia internazionale con una proposta destinata a far discutere. Durante una visita ufficiale a Murmansk, nel nord-ovest della Russia, il presidente Vladimir Putin ha lanciato l’idea di istituire un’amministrazione transitoria in Ucraina sotto la supervisione delle Nazioni Unite, in attesa di nuove elezioni che sanciscano un equilibrio condiviso tra Mosca, Kiev e la comunità internazionale. “Siamo pronti a discuterne con gli Stati Uniti, con i Paesi europei e naturalmente con i nostri partner e amici”, ha dichiarato Putin, aprendo formalmente a un possibile tavolo negoziale multilaterale.

Ucraina, Meloni: “No all’invio di soldati, ma garanzie per Kiev”. Macron: “Mosca finge di negoziare”

L’apertura russa arriva in un momento di crescente pressione militare sul campo. Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj, le truppe russe starebbero preparando una nuova offensiva di primavera, con l’obiettivo di consolidare i territori già occupati e forzare il braccio di ferro diplomatico con l’Occidente. Kiev, tuttavia, resta scettica sulle reali intenzioni del Cremlino. “Putin vuole dividere l’Europa e gli Stati Uniti, indebolire la nostra alleanza per guadagnare tempo e terreno”, ha dichiarato Zelenskyj in un messaggio video.

Il vertice dei 'volenterosi' a Parigi

Nel frattempo, a Parigi si è riunito il vertice dei cosiddetti 'volenterosi', un gruppo di Paesi europei che sostiene apertamente Kiev, guidato dal presidente francese Emmanuel Macron. Presenti anche la premier italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Al centro dell’incontro, l’ipotesi di un maggior coinvolgimento militare europeo in Ucraina, ipotesi che ha però incontrato resistenze, in particolare da parte italiana. “La posizione del nostro governo è chiara: nessun invio di truppe italiane in Ucraina”, ha ribadito Meloni, sottolineando tuttavia la necessità di lavorare con gli Stati Uniti per garantire la sicurezza di Kiev e la stabilità dello spazio euro-atlantico.

Macron ha definito la proposta di Putin “una finta apertura”, sottolineando che “Mosca non vuole la pace, ma solo guadagnare tempo”. Il presidente francese ha inoltre annunciato la creazione di una missione franco-britannica per l’addestramento delle forze armate ucraine, mentre la discussione su un eventuale invio di 'forze di rassicurazione' in territorio ucraino è stata rinviata a data da destinarsi, anche per le forti divisioni tra gli alleati.

Tajani: “Con Putin non è facile trattare”

Dal vertice di Parigi è arrivata anche la voce del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha evidenziato le difficoltà nel dialogo con Mosca. “Trattare con Putin non è facile, neanche per un leader come Trump”, ha affermato, rispondendo a chi sostiene che un ritorno dell’ex presidente americano alla Casa Bianca potrebbe facilitare la risoluzione del conflitto.

La diplomazia, intanto, continua a muoversi tra aperture e diffidenze. Le sanzioni economiche contro la Russia restano in vigore e anzi, al termine del vertice, è stata confermata l’intenzione di rafforzarle ulteriormente. “L’Europa deve mostrare compattezza e determinazione”, ha dichiarato Macron, ricordando che “la sicurezza del nostro continente passa dalla resistenza di Kiev”.

La risposta di Mosca

Non si è fatta attendere la reazione del Cremlino, che attraverso la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha definito il vertice parigino “l’ennesima prova che l’Occidente non vuole negoziare, ma solo prolungare la guerra”. Secondo Mosca, la proposta di un’amministrazione transitoria sotto l’egida dell’Onu rappresenterebbe “l’unica via d’uscita realistica” per fermare il conflitto, ma Kiev e i suoi alleati non intendono, per ora, accettare la mano tesa di Putin.

Zelenskyj, dal canto suo, ha ribadito che ogni trattativa dovrà partire dal completo ritiro delle truppe russe e dal rispetto dell’integrità territoriale ucraina. Un punto che Mosca continua a rifiutare, rendendo ancora distante la prospettiva di un vero negoziato.

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