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Trump rilancia i dazi e punta all’isolamento della Cina: Meloni vola a Washington tra nuove tensioni

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Trump rilancia i dazi e punta all’isolamento della Cina: Meloni vola a Washington tra nuove tensioni

Giorgia Meloni parte oggi per gli Stati Uniti per incontrare Donald Trump, in una missione che si preannuncia cruciale sul piano economico e simbolico. A poche ore dal volo della premier, la situazione internazionale è tornata a surriscaldarsi con un affondo netto del presidente americano che, senza mezzi termini, ha gelato l’Unione europea: nessuna sospensione dei dazi su auto e settori industriali.

Trump rilancia i dazi e punta all’isolamento della Cina: Meloni vola a Washington tra nuove tensioni

Ma non solo. Nella notte, dalla Casa Bianca è emersa l’intenzione di valutare nuove misure protezionistiche anche per i minerali essenziali, quelli indispensabili per la transizione energetica, l’elettronica e la difesa.

Trump sposta l’asse della guerra commerciale
Le scelte annunciate da Trump segnano un punto di svolta nelle dinamiche del commercio globale. Secondo il Wall Street Journal, gli Stati Uniti intendono utilizzare la leva delle trattative sui dazi non solo per difendere l’industria nazionale, ma anche per “convincere” i partner commerciali a ridurre i loro rapporti con Pechino. Un pressing che si traduce in una vera e propria strategia di isolamento commerciale della Cina. “Stiamo incassando centinaia di miliardi di dollari grazie ai dazi – ha dichiarato Trump a Fox – dopo decenni in cui siamo stati derubati. Non lo permetteremo più”. Parole che confermano l’approccio muscolare della nuova amministrazione, già evidente nei primi cento giorni di presidenza, definiti “distruttivi” da Joe Biden, uscito allo scoperto per la prima volta da quando ha lasciato la Casa Bianca.

L’Europa stretta nella morsa di Washington
Per l’Unione europea, le dichiarazioni di Trump rappresentano una doccia fredda. Dopo i segnali di apertura degli scorsi mesi, l’idea di sospendere i dazi incrociati su auto e tecnologie sembrava un obiettivo condiviso. Ma la nuova Casa Bianca ha fatto marcia indietro. Bruxelles osserva con crescente preoccupazione la piega che sta prendendo la politica economica americana. I dazi su settori strategici rischiano di rallentare gli scambi, inasprire i costi delle materie prime e indebolire le industrie continentali, già sotto stress per gli effetti delle guerre e della transizione verde.

Meloni tra sponde atlantiche e interessi nazionali
Nel bel mezzo di questa tempesta geopolitica, Giorgia Meloni si prepara a incontrare il presidente Trump con l’obiettivo di rafforzare il legame con Washington, ma anche di difendere l’interesse nazionale italiano. Fonti di Palazzo Chigi parlano di una visita all’insegna della “pragmatica determinazione”. La premier, nei giorni scorsi, ha ribadito di essere “consapevole di quello che rappresenta” e di “ciò che sto difendendo”. Parole che lasciano intuire quanto la visita non sia solo un rituale diplomatico, ma un nodo centrale della strategia di politica estera del governo. L’Italia, da sempre legata agli Stati Uniti, oggi si trova anche a dover mediare tra le spinte protezionistiche americane e il bisogno di tenere in piedi i flussi economici con la Cina, partner fondamentale per diverse filiere industriali.

Gli scenari aperti tra Roma, Bruxelles e Pechino
Lo scenario è dunque aperto. L’Italia dovrà giocare una partita complessa: evitare strappi con l’Europa, che teme un ridimensionamento dell’alleanza atlantica, ma anche non perdere il treno americano in un momento in cui gli equilibri globali si stanno ridisegnando. A rendere tutto più complicato, la pressione degli Stati Uniti sull’importazione dei cosiddetti “critical minerals”, risorse chiave per l’industria green e digitale. L’eventuale aumento delle barriere potrebbe colpire proprio quelle aziende europee – e italiane – che stanno puntando sull’innovazione e sulla riconversione tecnologica.

Un viaggio decisivo per il futuro del Made in Italy
Giorgia Meloni non avrà un compito semplice: evitare che i dazi danneggino il comparto industriale italiano, mantenere vivo il dialogo con la Cina – nonostante le pressioni americane – e rilanciare il peso dell’Italia nella scacchiera globale. In gioco non c’è solo l’equilibrio geopolitico, ma il destino di centinaia di aziende che rischiano di essere stritolate tra le nuove guerre economiche. A Washington si scrive un altro capitolo di un mondo che ha abbandonato le vecchie certezze. E in cui ogni visita, ogni parola, può cambiare il corso delle relazioni internazionali.

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