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Il ritorno della minaccia jihadista in Italia: fermato presunto terrorista in Calabria

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Il ritorno della minaccia jihadista in Italia: fermato presunto terrorista in Calabria
L’Italia non ha mai abbassato del tutto la guardia sul fronte del terrorismo jihadista, anche se l’opinione pubblica e il dibattito politico si sono spostati negli ultimi anni su altri fronti emergenziali. Gli apparati di sicurezza continuano a monitorare profili radicalizzati, cellule dormienti e segnali di possibile attivazione di soggetti legati all’estremismo islamico. Una minaccia definita “carsica” dagli analisti, che si muove sotto traccia e può emergere improvvisamente, come dimostra l’ultima operazione condotta in Calabria.

Il ritorno della minaccia jihadista in Italia: fermato presunto terrorista in Calabria

Un cittadino tunisino è stato fermato in Calabria dalla sezione antiterrorismo della Digos di Catanzaro, con l’accusa di essere affiliato allo Stato Islamico. L’uomo, indiziato di voler compiere un attentato in Italia nel prossimo futuro, è stato bloccato su ordine della Procura distrettuale antimafia e antiterrorismo. Il fermato, definito un “organizzatore” con legami internazionali, si professava appartenente all’ideologia salafita-takfira, uno dei rami più intransigenti e violenti del fondamentalismo sunnita.

Profilo a rischio già noto in Tunisia

Le autorità italiane avevano avviato l’indagine dopo aver ricevuto informazioni dai servizi di sicurezza tunisini: l’uomo era già ricercato nel suo Paese per reati connessi al terrorismo. In Italia aveva assunto un profilo basso, cercando però contatti con ambienti sensibili al jihadismo. Secondo quanto ricostruito dalla Digos, il sospettato avrebbe progressivamente radicalizzato la sua posizione e progettava un’azione violenta da compiere in tempi brevi, forse in una località del sud Italia.

Elementi concreti e urgenza operativa

Nel corso delle perquisizioni, sono stati trovati materiali propagandistici, appunti, video e contenuti digitali che confermerebbero la sua intenzione di compiere un attentato. La Procura ha ritenuto che ci fossero elementi concreti e gravi tali da giustificare un intervento immediato, prima che il piano entrasse in fase operativa. Al momento il tunisino è in stato di fermo e sarà ascoltato nelle prossime ore dal giudice per le indagini preliminari.

La rete di monitoraggio antiterrorismo in Italia


Questo caso riporta l’attenzione su un sistema di prevenzione che, seppur silenzioso, continua a operare con costanza in Italia. Le strutture della Digos, coordinate dalle procure distrettuali, in collaborazione con l’intelligence, mantengono attivi decine di dossier su soggetti a rischio, in particolare tra i cosiddetti lupi solitari e nei circuiti digitali di propaganda. La prevenzione resta la strategia principale, accompagnata da strumenti di sorveglianza tecnologica e da un lavoro capillare sul territorio.
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