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Tajani rassicura sull’operazione migranti: “Nessun italiano a Guantanamo, siamo pronti a riprenderli”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Tajani rassicura sull’operazione migranti: “Nessun italiano a Guantanamo, siamo pronti a riprenderli”

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che nessun cittadino italiano sarà trasferito a Guantanamo nell’ambito delle nuove misure adottate dall’amministrazione Trump contro i migranti irregolari. “L’Italia ha già comunicato agli Stati Uniti che è pronta a riprendere i propri connazionali,” ha affermato il titolare della Farnesina, rispondendo così alle crescenti preoccupazioni circa la sorte degli italiani eventualmente coinvolti nelle retate e nelle operazioni di espulsione che si stanno moltiplicando nei principali centri urbani statunitensi.

Tajani rassicura sull’operazione migranti: “Nessun italiano a Guantanamo, siamo pronti a riprenderli”

Il chiarimento arriva in un momento di forte tensione negli Stati Uniti, dove la questione migratoria è tornata al centro dell’agenda politica e delle mobilitazioni di piazza.

Arresti di massa a Los Angeles e l’intervento della Guardia Nazionale
La polizia di Los Angeles ha confermato che nelle ultime ore sono stati effettuati “decine di arresti di massa” tra i manifestanti che hanno violato il coprifuoco imposto per contenere le proteste contro le politiche migratorie federali. Le dimostrazioni, che si sono intensificate negli ultimi giorni, vedono coinvolte organizzazioni per i diritti civili, gruppi studenteschi e comunità di migranti, tutti uniti contro quella che definiscono una “criminalizzazione sistematica dell’immigrazione”. Le autorità locali hanno risposto con un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, mentre nello Stato del Texas il governatore repubblicano ha annunciato ufficialmente l’invio della Guardia Nazionale per affrontare le proteste e rafforzare il controllo sul confine meridionale.

Il ritorno della dottrina della tolleranza zero
Le misure annunciate dalla nuova amministrazione Trump si muovono lungo una linea già tracciata durante il suo primo mandato: il ritorno alla “tolleranza zero” per gli ingressi irregolari, l’ampliamento dei centri di detenzione temporanei e la rapida espulsione degli stranieri senza documenti. In questo contesto, è riemersa anche la minaccia dell’uso di Guantanamo come struttura di detenzione per migranti sospettati di reati o ritenuti “pericolosi” per la sicurezza nazionale. Un’ipotesi che ha sollevato dure critiche da parte delle organizzazioni internazionali per i diritti umani e che ha spinto molti governi europei, tra cui l’Italia, a chiarire la propria posizione in merito alla sorte dei cittadini coinvolti. Il governo italiano, nella persona di Tajani, ha ribadito la disponibilità a collaborare con Washington nel rispetto delle convenzioni internazionali e della dignità dei propri cittadini.

Un messaggio alla comunità italiana negli Stati Uniti
La dichiarazione del ministro rappresenta anche un segnale diretto alla vasta comunità italiana residente negli Stati Uniti, preoccupata per le ripercussioni delle nuove politiche migratorie. L’Italia intende assicurare assistenza consolare e supporto legale ai connazionali eventualmente coinvolti, rafforzando la rete diplomatica nei territori più esposti. Tajani ha sottolineato come la cooperazione tra Italia e Stati Uniti debba restare solida, ma “non può prescindere dal rispetto dei diritti fondamentali e dalla tutela delle persone”. Parallelamente, continua il monitoraggio da parte delle ambasciate e dei consolati, in stretto contatto con le autorità locali e le organizzazioni italiane all’estero.

Un’operazione che divide l’opinione pubblica americana
Le nuove misure hanno spaccato l’opinione pubblica americana: da un lato, chi sostiene la necessità di un controllo più rigido dell’immigrazione, specie in un momento in cui la sicurezza e il lavoro sono temi centrali nella campagna elettorale; dall’altro, un fronte crescente di attivisti, giuristi e cittadini che denunciano violazioni costituzionali e arbitrarietà negli arresti e nelle espulsioni. I media statunitensi riportano scene di proteste pacifiche represse con forza, famiglie divise e minori trattenuti in strutture non attrezzate. In questo clima, la presa di posizione dell’Italia assume rilievo non solo diplomatico ma anche etico, e impone all’Unione Europea una riflessione più ampia sul ruolo da svolgere nei rapporti con Washington.

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