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Numeri record per la Star Conference 2019

Un evento che è diventato il fiore all’occhiello di Borsa Italiana, apprezzato dagli investitori italiani ed esteri. È stata un altro successo la 18esima edizione della ‘Star Conference’, l’evento organizzato da Borsa Italiana in cui gli investitori italiani e internazionali incontrano le società quotate sul segmento Star del Mercato Mta di Borsa Italiana, dedicato alle medie imprese con capitalizzazione compresa tra 40 milioni e 1 miliardo di euro, che si impegnano a rispettare requisiti di eccellenza in termini di: alta trasparenza ed alta vocazione comunicativa; alta liquidità (35% minimo di flottante); Corporate governance (l’insieme delle regole che determinano la gestione dell’azienda) allineata agli standard internazionali.
‘Star Conference’ si tiene due volte l’anno, a marzo a Milano e ad ottobre a Londra.
I numeri 2019, come sempre da quando nel 2011 ‘Star Conference’ debuttò, sono in crescita rispetto all’anno precedente: oltre 2mila 800 meeting richiesti e 2mila 344 incontri organizzati (in aumento rispetto al 2018); 306 investitori presenti in rappresentanza di oltre 175 case di investimento, per il 63% estere (Francia 17%, Svizzera 13%, Regno Unito10%, Germania 6%, Spagna 4%, Paesi Nordici 4%, Usa 4%, ‘altro’ 5%).
Le 66 società quotate sul segmento Star hanno avuto con gli investitori una media di 37 incontri per società.
Il segmento Star comprende oggi 73 società quotate, con una capitalizzazione complessiva pari a 37,8 miliardi di euro (dato aggiornato a febbraio 2019). Si conferma l’importante presenza degli investitori internazionali all’interno del capitale delle Star: l’84% della quota di capitale detenuta da investitori istituzionali è rappresentata infatti da investitori esteri. In ordine di Market value per area geografica: Europa continentale 40%, Nord America 29%, Italia 16%, UK 15%. 
I settori rappresentati sono 16: in ordine di Market cap, i principali sono Industrial Goods & Services, Health Care e Financial Services; mentre, in ordine di numero di società, ai primi posti ci sono i settori di Industrial Goods & Services, Financial Services e Technology.
Un segmento, lo Star, i cui requisiti d’accesso e di permanenza (come detto alta trasparenza, alta vocazione comunicativa; alta liquidità con un flottante minimo del 35%) consentono alle imprese che vi partecipano di diventare ‘le prime della classe’, con risultati che regolarmente overperformano quelli medi di mercato.
L’indice Ftse Italia Star, infatti, dal 2003 registra una performance positiva del 327,8% e da inizio 2019 del 14,5%, decisamente superiori a quelli medi.
Un successo che sta contribuendo in modo importante a cambiare l’atteggiamento delle medie imprese italiane - storicamente molto sbilanciate verso il credito bancario per finanziare credito e sviluppo - verso gli strumenti di debito a lungo termine o l’equity, come avviene nei Paesi più sviluppati. Percorso durante il quale Borsa Italiana fornisce un supporto chiave a tutti i livelli.
“La Star Conference - afferma Barbara Lunghi, responsabile Primary Markets di Borsa Italiana - è sempre di più uno dei fiori all’occhiello di Borsa Italiana. Lo confermano i numeri, con una crescita costante di meeting richiesti e una continuità di presenza di investitori Italiani e internazionali, e lo confermano l’interesse e l’entusiasmo con cui ogni anno società e investitori partecipano alla manifestazione. Star è riconosciuto come l’ambiente ideale per poter realizzare ambizioni di crescita a livello globale, avendo una forte presenza di investitori istituzionali esteri, che costituiscono l’84% degli investitori istituzionali presenti nel capitale delle società Star. Uno dei principali obiettivi di Borsa Italiana è proprio quello di facilitare l’incontro tra società e investitori e per farlo riteniamo sia fondamentale creare iniziative di sistema che coinvolgano la comunità finanziaria e le istituzioni per consolidare le relazioni esistenti e attrarre sempre nuovi pool di liquidità”.
Insomma, siamo nel campo dell’eccellenza delle medie imprese italiane, a forte vocazione internazionale, che si confrontano in modo assolutamente trasparente con il mercato aperto, che mettono continuamente in atto ‘best practices’ e che rappresentano la spina dorsale dell’economia italiana, garantendo un contributo essenziale in termini di spesa per Ricerca e Sviluppo (R&S o, in termini anglosassoni, R&D), fornendo un valore aggiunto a tutto il Paese.
“Italia Informa” era ovviamente presente alla due giorni dell’evento, realizzando una serie di interviste video con 15 società protagoniste del segmento Star, con Barbara Lunghi (come detto responsabile Primary Markets di Borsa Italiana) e Luca Tavano, Head of Product Development Mid&Small Caps presso Borsa Italiana.
Le interviste vengono mandate in onda su diversi canali tv e sono comunque reperibili anche sul canale Youtube di Italia Informa e sul sito www.italia-informa.com.

A parlare sono i rappresentanti di: El.En, Giglio, Exprivia/Italtel, BE, Biesse, Massimo Zanetti Beverage Group, Isagro, Tinexta, B&C Speakers, Saes Getters, Reno De Medici, Openjobmetis, Carel Industries, Aeroporto di Bologna, Txt e-solutions.

Interviste che permettono di toccare con mano non solo la qualità di queste imprese che si confrontano quotidianamente con il mercato aperto, ma anche il loro modo di approcciare le opportunità e i problemi attraverso un’analisi sintetica dei principali risultati di bilancio. E di aprire finestre di grande interesse sull’andamento dei singoli mercati internazionali, di effettuare previsioni sia sull’andamento macroeconomico, sia su quello di settore e di segmento, di analizzare le strategie in atto per raggiungere gli obiettivi.

Una cavalcata tra ‘le prime della classe’ per capire di che pasta sono fatte queste realtà che rappresentano l’eccellenza, di come l’Italia possa vantare società altamente innovative, di medie dimensioni, protagoniste dei mercati e non poche volte in posizione di leadership, di come queste realtà nate dal basso abbiano saputo decollare diventando protagoniste nel mondo.

Dalle interviste emergono storie italiane suggestive, diremmo dal sapore anglosassone, di realtà imprenditoriali nate piccole o piccolissime, magari in un magazzino, ma che hanno saputo cogliere le opportunità che via via si sono presentate, rompendo quella lastra di vetro che impedisce invece a non poche imprese di ‘fare il salto’. E tra queste lastre di vetro che impediscono di crescere e innescano meccanismi di declino aziendale c’è, appunto, anche la difficoltà di aprirsi all’Equity, scrollandosi di dosso quel familismo imprenditoriale che, a un certo stadio della crescita, blocca lo sviluppo aziendale. Un po’ come nella favola di Gianni Rodari in cui il pulcino, per non voler uscire dall’uovo, finì soffocato.

Esempi di pulcini usciti dall’uovo e che hanno avuto e che hanno successo, le imprese del segmento Star dimostrano come l’apertura all’Equity rappresenti un propellente fondamentale. Pulcini usciti dall’uovo che indicano una strada alle migliaia di medie imprese italiane che potrebbero ‘fare il salto’ ma che, per tutta una serie di ragioni, hanno timore di quotarsi, schiacciandosi per finanziarie il loro sviluppo sul credito bancario ed esponendosi quindi a shock in situazioni di ‘credit-crunch’, come è avvenuto nel nostro Paese durante la grande recessione degli scorsi anni.

Una strada in cui si può contare sul sostegno di Borsa Italia, che accompagna costantemente in questo processo di crescita, sulla quale si sta progredendo ma ancora non in maniera adeguata. Come ha infatti recentemente rilevato il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco: “Nonostante i progressi la differenza nel contesto internazionale, è ancora troppo ampia la fascia di imprese italiane che continuano a caratterizzarsi per un’elevata dipendenza dal credito bancario. Pur essendo diminuita di oltre sette punti percentuali dalla fine del 2011, l’incidenza dei finanziamenti bancari sul totale dei debiti finanziari sfiora oggi il 60%”.

Ancora il Governatore di Bankitalia: “Anche il grado di sviluppo dei mercati azionari resta insufficiente. La capitalizzazione delle società non finanziarie quotate a fine 2017 era da noi pari al 25 per cento del Pil, a fronte del 60% in Germania, del 70% in Francia e Regno Unito e del 125% e oltre negli Stati Uniti”.
Ed è da segnalare che Borsa Italiana possiede ormai una ‘tastiera’ molto ampia per permettere l’accesso all’Equity da parte delle Pmi. Si pensi ad esempio al segmento AIM, quello dedicato alle Pmi dinamiche e competitive, in cerca di capitali per finanziare la crescita grazie ad un approccio regolamentare equilibrato, pensato per le esigenze di imprese ambiziose.

AIM Italia offre un percorso di quotazione calibrato sulla struttura delle piccole e medie imprese, basandosi sulla figura centrale di un consulente - il ‘Nomad’ - che accompagna la Società durante la fase di ammissione e per tutta la permanenza sul mercato.
AIM Italia offre: percorso semplificato alla quotazione; requisiti minimi di accesso; adempimenti calibrati sulle Pmi.
Dopo una partenza un po’ più lenta del previsto, lo scorso anno AIM aveva anche iniziato a fare numeri interessanti in termini di quotazioni e capitalizzazione.
E non poche volte le Pmi che si quotano all’AIM, quando sono maturate le condizioni, ‘saltano’ sul segmento ‘Star’, che come detto prevede requisiti più stringenti.
Insomma, il ‘vecchio ordine’ delle Pmi italiane, tutto o quasi incentrato sul credito bancario, sta tramontando e un ‘nuovo ordine’ si sta facendo largo. Nell’interesse del Paese, sarebbe bene che questo ‘nuovo ordine’ si affermasse con rapidità. E Borsa Italiana gioca in fondo questa partita.

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