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Premierato e separazione delle carriere, la maggioranza accelera: tensione in Parlamento

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Premierato e separazione delle carriere, la maggioranza accelera: tensione in Parlamento
La maggioranza di governo ha richiesto ufficialmente l’inserimento nel calendario dei lavori della Camera per il mese di luglio delle due riforme costituzionali più discusse della legislatura: quella sulla separazione delle carriere dei magistrati e quella sull’introduzione del premierato. La decisione è stata comunicata durante la conferenza dei capigruppo e ha subito provocato la reazione netta delle opposizioni, che accusano il governo di forzare i tempi parlamentari e minacciare l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Premierato e separazione delle carriere, la maggioranza accelera: tensione in Parlamento

La capogruppo del Partito Democratico, Chiara Braga, ha definito la scelta della maggioranza “una forzatura istituzionale” e ha sottolineato come, a suo giudizio, la calendarizzazione delle riforme rispecchi una nuova spartizione interna tra le forze della coalizione di governo. “Dopo il decreto sicurezza, questo è un ulteriore tassello di un disegno che mette a rischio l’equilibrio costituzionale”, ha dichiarato Braga, parlando di compressione del dibattito parlamentare e mancanza di confronto con le minoranze.

Le riforme nel merito: cosa prevedono

Il disegno di legge sul premierato mira a modificare direttamente l’articolo 92 della Costituzione, prevedendo l’elezione diretta del Presidente del Consiglio da parte dei cittadini, con un mandato pieno di cinque anni e la possibilità di scioglimento automatico delle Camere in caso di sfiducia, salvo che non si trovi una nuova maggioranza che confermi lo stesso premier. Si tratta di un cambiamento profondo rispetto all’attuale assetto parlamentare, che affida al Presidente della Repubblica la nomina del premier in seguito alle consultazioni.

Parallelamente, la proposta di separazione delle carriere intende dividere nettamente i percorsi professionali di magistrati giudicanti e requirenti, con concorsi distinti, Consigli Superiori separati e obbligo di scelta di ruolo sin dall’ingresso in magistratura. Un intervento che, secondo i promotori, punta a garantire l’imparzialità della funzione giudicante, ma che per l’opposizione rischia di indebolire l’unità della magistratura e creare squilibri.

Il contesto politico: un’estate costituente


La scelta di portare le due riforme in aula a luglio, in piena estate, è interpretata come un segnale politico preciso da parte dell’esecutivo. In un momento in cui l’attenzione dell’opinione pubblica si concentra su altri temi – economia, sicurezza, politica estera – l’accelerazione sulle riforme istituzionali potrebbe consentire alla maggioranza di avanzare senza grandi ostacoli mediatici. Ma è anche una scommessa: forzare i tempi può generare tensioni interne alla coalizione e riattivare le fratture nella società civile, dove il dibattito sulle riforme costituzionali è tutt’altro che sopito.

Il rischio di una polarizzazione istituzionale


Il timore espresso da costituzionalisti e osservatori è che l’accelerazione imposta dal governo apra la strada a una riforma di sistema non sufficientemente condivisa. L’introduzione del premierato, in particolare, rappresenta un cambiamento radicale del parlamentarismo italiano, senza essere accompagnata – almeno per ora – da una revisione complessiva dei contrappesi. Anche sulla separazione delle carriere, l’assenza di un largo consenso potrebbe minare la legittimazione del nuovo assetto. Il dibattito rischia di diventare ideologico, in un clima politico già segnato da divisioni profonde.
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