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Patente sui diritti umani rivista: la avranno solo gli amici degli Usa

- di: Jole Rosati
 
Patente sui diritti umani rivista: la avranno solo gli amici degli Usa
Rapporto Usa sui diritti umani riscritto: alleati graziati, avversari nel mirino
Quando i rapporti sui diritti umani diventano cartoline diplomatiche e le sezioni scomode spariscono… che farsa!

Il report dei diritti umani rimodellato secondo l’agenda “America First”

Il rapporto annuale del Dipartimento di Stato Usa – tradizionalmente considerato il documento più autorevole sui diritti umani nel mondo – è stato radicalmente riscritto e depotenziato, in linea con le priorità dell’amministrazione Trump. Critiche verso Paesi alleati come Israele e El Salvador sono state attenuate o del tutto eliminate, mentre l’ira si abbatte su nazioni percepite come ostili, quali il Brasile e il Sudafrica. Le sezioni dedicate a corruzione e alla persecuzione LGBTQ+ sono sparite dal testo finale. La scelta racconta una politica dei rapporti dove l’appartenenza a una lista “amica” vale più dei diritti universali – un clamoroso voltafaccia.

Il taglio netto: cosa sparisce e cosa resta

  • Le parti sul genere, la violenza di genere, la discriminazione LGBTQ+ e altre categorie sensibili come donne, disabilità, minoranze indigene sono state drasticamente ridotte o cancellate del tutto.
  • Sparite anche le analisi sulla corruzione, sulle violazioni dei diritti politici, sulla libertà di assemblea e sui diritti delle vittime di tortura e abusi.
  • Esempi lampanti:
    • Il rapporto su El Salvador evita qualsiasi riferimento alle condizioni disumane delle carceri, che negli anni precedenti erano descritte come “crude e letali”.
    • Su Israele, scompaiono menzioni al processo per corruzione del premier Netanyahu, alle minacce giudiziarie e alla sorveglianza dei palestinesi.
    • Per la Russia, spariti i riferimenti alla persecuzione delle persone LGBTQ etichettate come “estremiste”.

Un rapporto riscritto: le nuove priorità

I rapporti sono arrivati in ritardo e riformattati per aderire a una “agenda legislativa” più restrittiva, secondo le giustificazioni ufficiali. Un nuovo vocabolario, dove termini come “vita” e “libertà” sostituiscono “diritti umani”, punta a dare leggibilità, ma travisa l’essenza del documento. Inoltre, sono stati licenziati oltre 1.300 funzionari del Dipartimento di Stato, molti impegnati in ambiti di diritti umani, aiuti esteri, rifugiati e libertà civili.

E i Paesi “amici”? solo sorrisi

  • El Salvador viene definito senza discussioni significative, nonostante gravi denunce da gruppi per i diritti umani su tortura e prigioni.
  • Israele non viene criticato nemmeno sulla crisi umanitaria a Gaza (oltre 60.000 morti secondo fonti locali, non menzionati).
  • Regno Unito e Germania – paragoni “europei” – sono criticati solo per limitazioni alla libertà d’espressione, con un linguaggio ideologicamente vicino alla destra.

Il contrappasso: chi resta sotto accusa

  • Brasile e Sudafrica si trovano nel mirino: il Brasile per le limitazioni alla libertà di stampa e il Sudafrica per la presunta persecuzione della popolazione afrikaner legata alla riforma fondiaria.
  • India e Pakistan vengono accusati rispettivamente di avere intrapreso solo “passi minimi credibili” (India) e “rari krok verso una responsabilità” (Pakistan) per abusi dei diritti umani.

Quando la patente dei diritti vale solo se “amico”

Il rapporto Usa sui diritti umani, un tempo faro globale, oggi sembra un cartoncino promozionale: buono solo se tifi per la squadra giusta. La retorica sui valori universali cede il passo agli interessi geopolitici, con tagli mirati e sguardi di riguardo per chi conta, e accuse ben appuntate per chi non è in linea. Critici, ex funzionari e Ong gridano alla politicizzazione e alla perdita di credibilità. 

 In definitiva, la patente di “rispetto dei diritti umani” sembra valida solo se la guerra (o il business) sono dalla tua parte. Ipocrisia in salsa diplomatica, bella e vivace. 

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