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Klaus Davi: "L'emergenza ha ridato centralità all'informazione televisiva"

- di: Diego Minuti
 
Klaus Davi è uno dei più attenti osservatori delle dinamiche della comunicazione, sia in Italia che all’estero, che studia da oltre 25 anni, alternando questa attività con il suo impegno civile che oggi lo vede impegnato, in prima persona e coraggiosamente, nel riscatto della Calabria dalla piaga della ‘ndrangheta. Promotore di molte iniziative a sfondo sociale, il massmediologo d’origine svizzera ha ottenuto numerosi riconoscimenti, anche per il suo sostegno alle comunità israelite. A lui Italia Informa ha rivolto alcune domande su come l’emergenza Covid-19, imponendo alla gente di restare a casa per impedire il contagio, abbia rilanciato l’interesse per l’informazione, in particolare quella televisiva.

Le rigide regole imposte per contrastare il contagio da Covid-19 ha costretto gli italiani a restare per settimane in casa, spesso trascorrendo molte ore davanti alla televisione che, come negli anni a cavallo tra i ‘50 e ‘60, è tornata a fare parte delle dinamiche familiari, diventandone spesso il centro, una sorta di focolare 3.0. E’, a suo avviso, un fenomeno destinato ad esaurirsi o a protrarsi anche dopo la fine dell’emergenza?
"Sicuramente c’è stata un’esplosione dell’ascolto certificata da tutti i dati Auditel. Non solo c’è stato un aumento dell’ascolto dal punto di vista numerico, ma anche da quello delle modalità di consumo, dove i grandi eventi - tipo le conferenze stampa del premier, ma non solo - sono state seguite dalla famiglia in toto. Dire se questo ritorno alla tv generalista proseguirà è molto difficile. Sicuramente ha riconquistato una centralità e anche una affidabilità rispetto al web, ma non è una riscoperta solo riconducibile alla televisione. La stessa informazione dei quotidiani ha ritrovato una centralità, anche se i giornali hanno risentito nelle vendite perché molte edicole erano chiuse. Certo, questa centralità della televisione le ha restituito una forza ‘’d’opinione’’ che, negli ultimi anni, per colpa del web aveva perso".

In molti, durante l’isolamento, hanno riscoperto vecchie serie televisive, tirate fuori dalle varie emittenti che hanno dato fondo a tutti i loro archivi. E con le vecchie serie tv - certo non raffinate e cinematografiche come le più recenti - gli italiani sono tornati ad interessarsi a valori che la frenesia degli anni passati sembrava avere accantonato. Come il senso comunitario e la solidarietà. Quale il suo giudizio?
"Da una parte sicuramente c’è stata una riscoperta del valore della solidarietà, anche dei tempi di come veniva scandita la vita quotidiana di tutti i giorni anni addietro. Dall’altra, come ha dimostrato l’episodio della ragazza che è stata liberata in Africa, una forte dose di cattiveria, di aggressività è comunque rimasta. C’è stata, sì, la riscoperta di una solidarietà, ma non è stata insomma una tendenza generalizzata E soprattutto non declinabile in tutte le situazioni. Sicuramente in questo frangente il Sud è stato più protagonista del Nord in quanto ha reagito con tempestività fornendo personale, fornendo medici, fornendo infermieri e fornendo quella disponibilità che agli ospedali del Nord mancavano durante le settimane più critiche della pandemia. Per un pezzo di società sicuramente è stata riscoperta il valore della solidarietà. Ma è solo un pezzo non tutta".

Cosa pensa della ‘’televisione del dolore spettacolarizzato’’ che in questi anni ha preso il sopravvento e che, nelle settimane di isolamento, ha raccolto molti spettatori?
"Ma io penso che questo tipo di televisione ci sarà sempre, cioè non potremo mai subordinarla, non si esaurirà mai, nel senso che, comunque, la troviamo negli Stati Uniti, la troviamo in Francia, la troviamo in Germania, per esempio con dei reality che sono molto più trash e violenti di quanto non lo siano già da noi. Quindi penso che questa cosiddetta televisione del dolore spettacolarizzato ci sarà sempre. Ritengo che, però, in questa fase il pubblico ha dimostrato di sapere scegliere tra le notizie costruite e quelle reali. Da questo punto di vista, c’è stata una forte emancipazione del pubblico che, alla fine, si è reso conto che alcune verità non devono essere manipolate".

Le restrizioni da Corona Virus sono destinate ad allentarsi ulteriormente nelle prossime settimane. Quale consiglio può dare, alla immensa platea di spettatori che, dopo avere trascorso gran parte dell’isolamento davanti alla tv, stanno tornando alla vita normale?
"Non credo che ci sarà questo rapido ritorno alla normalità perché questo è un virus molto insidioso. Appena si allentano le misure, si diffonde nuovamente; appena si torna a un comportamento più virtuoso, viene contenuto. Consiglio di informarsi con le fonti autorevoli, di non tornare ad abbandonarsi alle fonti del web, di controllare sempre da chi arrivino le notizie. Perché una notizia sbagliata cui viene fatto seguire un comportamento sbagliato può mettere a rischio se stessi, la propria famiglia, la propria comunità. Come accaduto in Corea del Sud, dove una sola persona ne ha contagiato 300 a seguito di comportamenti sbagliati. Quindi il consiglio è di fidarsi solo delle fonti ufficiali. Detto questo, abbiamo visto che anche i virologi si contraddicono e quindi non è sempre facile districarsi. Ma in linea di massima quelli che sono i comportamenti virtuosi li conosciamo".
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