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Netanyahu riapre i varchi umanitari a Gaza: la guerra entra in una nuova fase tra diplomazia e raid

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Netanyahu riapre i varchi umanitari a Gaza: la guerra entra in una nuova fase tra diplomazia e raid
Benjamin Netanyahu ha annunciato la ripresa immediata degli aiuti umanitari a Gaza, durante una riunione del gabinetto di sicurezza che segna l’avvio di una nuova fase del conflitto in corso. Il primo ministro israeliano, nel giustificare la decisione, ha parlato di “necessità operative”, chiarendo che l’apertura dei varchi servirà a sostenere una più intensa offensiva militare contro Hamas. A fare da sfondo, il lancio dell’operazione denominata “Carri di Gedeone”, che nelle ultime ore ha già provocato almeno 132 vittime tra la popolazione civile. Il contesto è quello di un’escalation che non accenna a ridursi e che conferma la linea dura del governo di Tel Aviv.

Netanyahu riapre i varchi umanitari a Gaza: la guerra entra in una nuova fase tra diplomazia e raid

Nel frattempo, le forze armate israeliane hanno confermato l’uccisione di Mohammed Sinwar, fratello del leader di Hamas Yahya Sinwar, considerato figura chiave nell’apparato militare del gruppo. Una notizia gestita con attenzione dalla comunicazione governativa, in grado di rafforzare l’immagine di un esecutivo determinato a raggiungere risultati concreti sul campo. L’eliminazione di un bersaglio simbolico, come accaduto più volte nella storia delle operazioni a Gaza, è funzionale anche a consolidare il consenso interno attorno a un esecutivo pressato sia dall’opposizione sia da parte dell’opinione pubblica più moderata.

Lo snodo umanitario e il pressing internazionale

Il ripristino dei flussi umanitari non è solo una mossa tattica ma anche un segnale ai partner internazionali, che negli ultimi giorni hanno intensificato il pressing su Israele per evitare il collasso totale della Striscia. La decisione arriva a poche ore dal vertice tra i leader dei Paesi “volenterosi” e il presidente Usa, e in parallelo con le aperture — ancora interlocutorie — della Commissione europea. La presidente Ursula von der Leyen ha parlato di “settimana cruciale”, lasciando intendere che la finestra diplomatica è ancora aperta. In questo scenario, Netanyahu prova a muoversi tra due registri: quello della forza militare e quello della gestione diplomatica di un dossier che resta incandescente.

L’operazione ‘Carri di Gedeone’ e il rischio di una spirale incontrollabile

La nuova offensiva israeliana ha un nome evocativo e una traiettoria per ora concentrata su obiettivi selezionati, ma non è escluso un ampliamento del raggio d’azione. Gli analisti parlano di un’operazione destinata a prolungarsi, con l’intento dichiarato di spezzare definitivamente la capacità offensiva di Hamas. Ma la dinamica del conflitto, come dimostrano le fasi precedenti, rischia di sfuggire rapidamente al controllo politico. I raid su Gaza, pur se chirurgici secondo la versione ufficiale, continuano a colpire aree urbane densamente popolate, sollevando interrogativi crescenti sull’equilibrio tra obiettivi militari e diritti umanitari.

Uno scenario in bilico tra stabilità e crisi regionale


La riapertura degli aiuti può fungere da paracadute temporaneo per evitare il tracollo di Gaza, ma non risolve il nodo centrale del conflitto. Netanyahu si trova in una posizione delicata: mantenere la promessa della sicurezza a ogni costo, evitando però una crisi umanitaria che potrebbe ricompattare l’opinione pubblica internazionale contro Israele. La guerra in corso non è solo una sfida bellica ma una prova diplomatica, interna ed esterna. E le prossime ore diranno se il fragile equilibrio tra bombardamenti e corridoi umanitari potrà reggere o se sarà travolto da una nuova, violenta accelerazione.
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