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Meloni tra Trump e Putin: la diplomazia italiana sul filo

- di: Vittorio Massi
 
Meloni tra Trump e Putin: la diplomazia italiana sul filo
Gaza, Groenlandia e Ucraina: la premier spinge per la de-escalation mentre l’asse Usa-Ue scricchiola.

Il rientro di Giorgia Meloni dalla lunga missione asiatica non è stato accompagnato solo da dossier economici e cooperazione internazionale. Nei corridoi di Palazzo Chigi hanno preso forma due nodi politici di prim’ordine: le nuove tensioni commerciali con gli Stati Uniti e l’ipotesi, delicatissima, di un coinvolgimento della Russia nel futuro organismo internazionale per la gestione di Gaza.

L’idea americana di un board multilaterale che includa anche Vladimir Putin ha colto di sorpresa più di una cancelleria europea. A Roma la questione viene considerata esplosiva, soprattutto in assenza di segnali concreti di svolta sul fronte ucraino. Il rischio, ragionano ambienti governativi, è quello di legittimare politicamente il Cremlino senza contropartite reali.

Durante il viaggio di ritorno dall’Asia, la presidente del Consiglio ha intensificato i contatti con altri leader europei, puntando su una parola chiave: de-escalation. L’obiettivo è evitare che le frizioni con Washington, acuite dall’annuncio di possibili dazi legati alla vicenda Groenlandia, degenerino in uno scontro strutturale tra alleati.

Il tema potrebbe finire anche sul tavolo di un confronto interno con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, alla vigilia del Consiglio dei ministri. Proprio Tajani, commentando l’invito rivolto dagli Stati Uniti a Mosca, ha osservato che Putin non è certo un campione della pace, ma se dovesse cambiare atteggiamento sarebbe un bene, sottolineando la necessità di valutare con cautela ogni passo.

La Francia, intanto, ha già preso le distanze dal progetto americano, segnalando quanto il dossier Gaza stia creando nuove linee di frattura in Europa. A Roma prevale l’idea che solo un cambiamento tangibile nel conflitto ucraino potrebbe sciogliere l’imbarazzo che circonda l’ipotesi di un ruolo russo nei futuri equilibri mediorientali.

Le tensioni geopolitiche hanno avuto riflessi immediati anche sui mercati. Nella giornata del rientro della premier, Piazza Affari ha chiuso in forte calo, con una perdita superiore all’1% e miliardi di capitalizzazione bruciati. Un segnale che, secondo fonti governative, rafforza la necessità di evitare una spirale di ritorsioni economiche tra Stati Uniti e Unione europea.

Alla vigilia del vertice straordinario di Bruxelles, Meloni appare orientata a sostenere una linea di mediazione. La convinzione, già emersa in altre crisi transatlantiche, è che una rottura dell’asse con Washington non gioverebbe a nessuno. Sul dossier Groenlandia, Palazzo Chigi continua a ritenere che il perimetro corretto resti quello della Nato, anche per eventuali impegni militari italiani nell’Artico.

Netta la posizione del ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha messo in guardia da risposte muscolari: I controdazi sono il modo peggiore di reagire. Tra alleati non può partire una gara a chi fa più male all’altro, ha dichiarato, ricordando i decenni di cooperazione tra Europa e Stati Uniti.

Nel frattempo le opposizioni alzano il pressing politico. I gruppi parlamentari di M5S, Partito Democratico, Avs, Italia Viva, Azione e +Europa hanno chiesto formalmente che la premier riferisca in Parlamento prima del Consiglio europeo, reclamando un passaggio chiaro sulla linea che l’Italia intende seguire in ambito Ue.

Tra Gaza, Ucraina e Groenlandia, la diplomazia italiana si muove dunque su un crinale sottile. La strategia di Meloni punta a tenere insieme alleanze storiche e nuove tensioni globali, con una certezza: in un contesto internazionale sempre più instabile, ogni passo falso rischia di avere effetti ben oltre i confini nazionali.

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