Elezioni 2022 - Meloni vola nei sondaggi, ma il difficile arriva adesso

- di: Diego Minuti
 
L'ultimo sondaggio accredita Fratelli d'Italia di un robusto 24,1%, che consente al partito di Giorgia Meloni di guardare, con rassicurante certezza, alla leadership della coalizione di centro-destra. Ma si sa che le ultime settimane sono quelle in cui la massa di coloro che vengono chiamati ''indecisi'' è in preda al dubbio se restarsene a casa e non votare oppure, alla fine, scegliere qualcuno, magari turandosi il naso.
Alla fine la massa dei ''non so ancora cosa fare'' dovrebbe restare consistente, deludendo le aspettative di Silvio Berlusconi, che a colpi di proposte fantasiose cerca di raccattare quei voti necessari a non fare da terza (e molto staccata nei consensi) stampella della coalizione.
Quella di Giorgia Meloni e di Fratelli d'Italia è stata una corsa sempre condotta in testa. Cosa che ha ulteriormente irrobustito le ambizioni, per Meloni, di sedere a palazzo Chigi non appena le urne certificheranno che tra lei e i suoi alleati c'è un gap imbarazzante, se si guarda a quelle che erano le pattuglie parlamentari della passata legislatura.

Meloni vola nei sondaggi in vista delle elezioni 2022

Ma essere davanti nei consensi e nelle intenzioni di voto, se è rassicurante per l'esito delle elezioni, è una materia da maneggiare con grande attenzione perché espone più Giorgia Meloni che Fratelli d'Italia al rischio di scivoloni conseguenza del clima di esasperata competizione con i compagni di viaggio.
Una delle trappole più evidenti sul cammino di Giorgia Meloni è la gestione del delicatissimo capitolo della Giustizia, ovvero chi (e quindi espressione di quale partito) se ne dovrà occupare e quale sarà la sua agenda.
Anche se manca l'investitura ufficiale, l'ex magistrato Carlo Nordio, candidatodi Fratelli d'Italia, parla come se avesse già in tasca le chiavi di via Arenula, ma il ministero della Giustizia fa gola, anche e soprattutto, a Matteo Salvini che spera di vedervi insediata Giulia Bongiorno.

Verrebbe da dire che sarebbe naturale che, provenendo dai due fronti della giustizia (Nordio dalla magistratura; Bongiorno dall'avvocatura) , i due ''gemelli diversi'' abbiano idee differenti. Ma, se Giulia Bongiorno non è ancora uscita allo scoperto, Nordio ha cominciato a pontificare, toccando anche argomenti per i quali la sensibilità dell'opinione pubblica è altissima. Come l'immunità parlamentare, su cui l'ex magistrato dice che sono necessarie delle ricalibrature dell'attuale disciplina.

Ma è questa la priorità da affrontare per arrivare alla buona giustizia auspicata dal centro-destra, che come alleanza non ha un approccio univoco? Non sembra affatto così, come certificano le considerazioni di Andrea Ostellari, che per la Lega segue le vicende della Giustizia. Le parole di Ostellari, al netto del galateo tra alleati, sono molto nette e suonano come una bocciatura delle priorità di Nordio: ''Senza polemica, le nostre priorità sono separazione delle carriera, certezza della pena, responsabilità civile, processi più brevi e giusti, tribunali moderni, tutela dei cittadini e dei contribuenti. L'immunità per i parlamentari non è una priorità per gli italiani, quindi non lo è per la Lega. Il buon funzionamento della politica si garantisce con l`elezione di rappresentanti capaci, preparati e credibili".

Verrebbe da dire, Nordio colpito e affondato.
Sulla giustizia il centro-destra sembra quindi giocare una partita in cui ciascuno ha i suoi obiettivi che (al di là di quello primario di ridare equilibrio ad un settore delicatissimo per la vita del Paese, in cui troppo spesso la politica e le correnti hanno avuto la meglio sulle aspettative della gente) potrebbero essere oggetto di dissapori. Perché se Nordio porta avanti un progetto di revisione della macchina della giustizia all'insegna del garantismo, un Berlusconi assetato di vendette parla di un meccanismo oppressivo, in cui spesso gli innocenti sono oggetto di persecuzione, mettendo nel mirino i pubblici ministeri, di cui vorrebbe ridimensionare le prerogative.

Ecco quindi che tocca a Giorgia Meloni mettere ordine, perché la giustizia potrebbe essere uno degli scogli a pelo d'acqua contro il quale la barca del centro-destra rischia di andare a sbattere.
È il problema ''solito'' delle ambizioni personali e di partito che, in una normale dialettica di alleanza, dovrebbero essere rimandate al dopo voto e non invece precederlo, soprattutto perché i rapporti di forza sono ben lontani dall'essere definiti e, quindi, parlare oggi di chi si vorrebbe alla guida di questo o quel ministero è quanto meno azzardato, quando inopportuno.
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