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Manovra, il governo tira dritto: sull’oro di Bankitalia scoppia il caso con la Bce

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Manovra, il governo tira dritto: sull’oro di Bankitalia scoppia il caso con la Bce

Nelle ultime ore il clima attorno alla manovra si è fatto elettrico. A far salire la tensione non sono le solite schermaglie parlamentari, ma una riga e mezzo infilata in un emendamento della maggioranza: le riserve auree gestite da Bankitalia «appartengono allo Stato, in nome del popolo italiano».

Manovra, il governo tira dritto: sull’oro di Bankitalia scoppia il caso con la Bce

Una formula che, nelle intenzioni di FdI e Lega, dovrebbe solo “chiarire” un principio già acquisito. E invece ha finito per sollevare più dubbi che certezze, soprattutto a Francoforte. La Bce, nel suo parere, mette nero su bianco che le finalità del testo «non sono chiare». Un monito che rimbalza nei corridoi di Montecitorio, dove anche tra i banchi della maggioranza qualcuno ammette sottovoce che l’emendamento forse poteva essere scritto meglio.

Manovra, il governo tira dritto: sull’oro di Bankitalia scoppia il caso con la Bce

Per disinnescare la miccia, Giancarlo Giorgetti prepara una lettera da inviare alla Bce. Una missiva che, nelle intenzioni del Tesoro, deve mettere al riparo da ulteriori scossoni: la norma, è il messaggio, riguarda solo l’ordinamento interno; la gestione dell’oro resta in capo a Palazzo Koch, nessuna interferenza sugli asset dell’Eurosistema. Il leghista Claudio Borghi, relatore della manovra e sponsor politico dell’emendamento, prova a liquidare la polemica: «Monetizzare l’oro? Non esiste. Io ne avrei comprato altro». Ma il caso intanto corre.

Sicurezza e difesa: il governo compra tempo
Sul tavolo del governo non c’è solo il nodo Bce. C’è anche il pressing dei sindacati della sicurezza e della difesa, ricevuti a Palazzo Chigi per un confronto che doveva essere tecnico e invece è diventato politico. L’esecutivo giura che i fondi ci sono, che i rinnovi contrattuali partiranno, che la manovra contiene già le risorse necessarie. Ma aggiunge un dettaglio decisivo: molto dipenderà dalla chiusura della procedura europea sul deficit. Se nel 2025 le regole saranno rispettate, si apriranno margini nuovi. Altrimenti, la coperta resterà corta.

L’opposizione accusa: “Siamo al buio”
Dall’altra parte dell’emiciclo, le opposizioni affilano le armi. «È metà dicembre e non sappiamo ancora su cosa stiamo discutendo» attacca il Pd, denunciando ritardi, testi che arrivano a singhiozzo e intere parti della manovra non ancora inviate in Commissione. Nei corridoi, i tecnici confermano: il puzzle è ancora incompleto e il rischio di dover correre nelle ultime 48 ore prima dell’approvazione è più che concreto.

Il contante a 10mila euro divide la maggioranza
Come se non bastasse, dentro la maggioranza si apre un’altra faglia: l’idea di portare il tetto del contante a 10mila euro, pagando però un bollo da 500. Una soluzione che piace politicamente, meno tecnicamente. La versione attuale, spiegano alcuni deputati di centrodestra, rischia di non far emergere un euro di sommerso. E anzi potrebbe favorire operazioni borderline, penalizzando quelle pienamente legittime. Il testo potrebbe quindi cambiare ancora, ammesso che si trovi un equilibrio che non irriti Bruxelles.

Il fine settimana della verità
Il calendario corre, il margine si assottiglia. Giorgetti vuole chiudere tutto entro il weekend, per poi inviare a Bruxelles un quadro definito. Ma ogni casella che si sistema ne apre un’altra. La maggioranza, almeno in pubblico, ostenta sicurezza; dietro le quinte la sensazione è diversa. La manovra è ancora un cantiere aperto, e l’incastro tra richieste politiche, vincoli contabili e paletti europei resta fragile. Il rischio, più che teorico, è che gli ultimi ritocchi decidano non solo l’esito della legge di bilancio, ma anche il clima politico dei prossimi mesi.

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