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Fibra veloce, cervelli lenti: l’Italia è digitale a metà

- di: Bruno Legni
 
Fibra veloce, cervelli lenti: l’Italia è digitale a metà

Bene le reti e il 5G, ma l’intelligenza artificiale resta al palo. E senza competenze, il Paese non decolla.

L’Unione europea ha appena pubblicato il terzo report “State of the Digital Decade 2025” un’istantanea netta della trasformazione digitale in Europa. Il giudizio? A due velocità per l’Italia: promossa sulle infrastrutture, ma bocciata sui talenti tecnologici e l’adozione aziendale dell’IA.

Fibra e 5G: l’Italia accelera
L’Italia ha raggiunto il 70–70,7 % di copertura FTTP e il 100 % di copertura 5G in modalità standalone (anche se la qualità del 5G è ancora discutibile). Sono dati incoraggianti, sopra la media UE (59–64 % per fibra), con un +18 % annuo su FTTP. Su quantum e semiconduttori, il coinvolgimento del sistema nazionale – come il celebre Cineca – è considerato un “fare scuola”.

Competenze digitali: un gap preoccupante
La distanza dagli altri Paesi europei è tutt’altro che trascurabile. Solo il 45,8 % degli italiani ha competenze digitali di base, ben sotto la media UE del 55,6 % e distanti dalle vette danesi (89 %). Per i giovani (16 24 anni), tuttavia, il dato migliora: circa il 59,1 % possiede competenze del quadro DigComp. La disuguaglianza emerge anche da fattori come età, istruzione e genere.

Specialistici ICT sotto la media
Gli specialisti ICT in Italia sono appena il 4–4,1 % della forza lavoro, contro una media UE del 4,8–5 %. Numeri che frenano, inevitabilmente, la capacità di cybersecurity, gestione dati e sviluppo IA, sostenuti anche dalle rilevazioni di Clusit che segnalano come il nostro Paese ospiti ben il 10 % degli attacchi informatici globali .

IA aziendale: Italia fanalino di coda
Nonostante le PMI italiane con livello digitale almeno base siano il 70,2 %, quelle che adottano davvero soluzioni IA non superano l’8,2 %. La previsione al 2030 è amara: solo il 60 % delle aziende potrà vantare IA, contro una media europea del 75 %.

Startup e “unicorni”: ecosistema in affanno
Sul fronte startup l’Italia conta solo 9 unicorni, contro i 69 della Germania e i 48 della Francia. Un ritardo che implica la necessità di sostenere meglio l’intero ecosistema, dalla ricerca al trasferimento tecnologico.

Cosa vogliono gli italiani
Secondo Eurobarometro 2025, il 84 % degli italiani spinge per più formazione tecnica (contro il 75 % UE), il 73 % chiede servizi pubblici digitali più robusti, e il 90 % teme fake news e disinformazione. Segnali forti che dimostrano un Paese consapevole delle sfide future.
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Raccomandazioni UE
Secondo la Commissione le priorità sono:
1. Formazione tecnica diffusa, con un’attenzione particolare alle scuole superiori e alla partecipazione delle donne.
2. Rafforzamento ecosistema IA, sfruttando centri di competenza già esistenti e supportando Poli tecnologici.
3. Potenziare la difesa informatica, migliorare cybersecurity in imprese e PA.
4. Accelerare startup e scaleup, collegando ricerca accademica e investimenti privati.
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Un gigante dai piedi d’argilla 
L’Italia è un gigante dai piedi d’argilla: infrastrutture solide ma insicurezza digitale, mancanza di competenze e bassa penetrazione dell’IA aziendale. Il buon posizionamento nel quantum e semiconduttori è un fiore nella piaga, ma senza puntare sull’istruzione tecnologica e sul capitale umano, la corsa del Paese rischia di rimanere un eterno secondo posto.
Il 2026 e il 2030 saranno anni decisivi. Gli investimenti del PNRR – circa 62 miliardi per la digitalizzazione, il cloud, la cybersecurity – vanno governati con coraggio e visione, evitando che restino numeri piuttosto che risposte concrete. La domanda è chiarissima: saremo capaci di trasformare fibra e fondi in cervelli, startup e intelligenza italiana?


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