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Innovazione bloccata: perché l’Europa semina ma non raccoglie

- di: Bruno Coletta
 
Innovazione bloccata: perché l’Europa semina ma non raccoglie
Il rinomato network economico lavoce.info ha pubblicato un’analisi del professor Francesco Ferrante, Ordinario di Economia Politica presso l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale e con insegnamento anche alla Luiss, sulle politiche europee dell’innovazione. Ferrante evidenzia un paradosso: nonostante la capacità innovativa dell’Europa, il continente resta indietro rispetto a Stati Uniti e Cina perché investe poco nelle prime fasi dello sviluppo tecnologico.

Un modello distorto
Come puntualizza Ferrante, il sostegno pubblico si concentra principalmente sulle fasi avanzate della ricerca (livelli di maturità tecnologica TRL 6-9), quando il capitale privato è già disponibile. Questo modello ignora il fatto che nei primi stadi dell’innovazione (TRL 1-4), la ricerca ha un alto valore collettivo ma bassi ritorni privati, scoraggiando l’investimento da parte del mercato. Qui sarebbe cruciale il ruolo dello Stato come “giardiniere paziente”, capace di nutrire le idee ancora in fase embrionale.

Le distorsioni nel finanziamento dell’innovazione
Come affermano Galli e Scinetti dell'Osservatorio CPI, la mancanza di finanziamenti per le prime fasi di sviluppo accentua la cosiddetta “valle della morte”, il punto critico in cui molte innovazioni promettenti rischiano di arenarsi per mancanza di fondi. Questo problema è particolarmente evidente nel settore delle tecnologie pulite, dove l’Europa eccelle per numero di brevetti ma fatica a trasformarli in prodotti commercializzabili. Anche in Italia, come evidenzia l’indagine dell’Osservatorio CPI, molte startup innovative faticano ad attrarre investitori privati a causa dell’alto rischio e dei lunghi tempi di sviluppo.

Perché rovesciare il modello
Il report dell’Osservatorio CPI sottolinea tre ragioni economiche per rivedere le politiche di innovazione:
1. Nei primi stadi della ricerca, gli spillover tecnologici – i benefici indiretti per altri settori – sono enormi, mentre nei TRL avanzati diventano più limitati e privati.
2. Nei TRL alti, il capitale privato è già incentivato a investire, mentre nei TRL bassi solo il settore pubblico può colmare il fallimento del mercato.
3. Concentrando i fondi pubblici sulle fasi avanzate, si rischia di “crowd out” del capitale privato, riducendo l’efficacia complessiva del sistema di innovazione.

Una nuova direzione per le politiche pubbliche
Come puntualizza Ferrante, per rafforzare la competitività europea è necessario aumentare il supporto pubblico alle fasi iniziali della ricerca, specialmente nei settori strategici come l’intelligenza artificiale, la biotecnologia e le tecnologie per la transizione energetica. Tra gli strumenti possibili il public procurement for innovation (PPI), già sperimentato negli USA e in alcuni paesi europei, potrebbe stimolare la crescita tecnologica attraverso il potere d’acquisto del settore pubblico. Inoltre, programmi mirati al trasferimento tecnologico e al supporto delle startup deep tech potrebbero colmare il divario tra ricerca e mercato.
L’Europa, sottolinea Ferrante, deve smettere di rincorrere il raccolto immediato e tornare a investire nei semi dell’innovazione, garantendo un futuro solido alla propria competitività tecnologica.

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