L'inflazione ''divide' le famiglie italiane, colpendo maggiormente quelle meno abbienti

- di: Redazione
 
È una radiografia impietosa di come l'inflazione si abbatta con violenza sulle famiglie italiane che hanno meno, rispetto a quelle agiate. E la cosa è meno scontata di quello che si possa ritenere, perché questa ''divisione'' è conseguenza delle diverse esigenze di nuclei familiari italiani, tra quelli che spendono soprattutto per energia e beni alimentari e altri che accedono soprattutto ai servizi. Ma resta un quadro molto preoccupante che, se determinato in gran parte da fattori esterni, come la crescita, spesso senza freni, della bolletta energetica, mostra come il tessuto sociale italiano non abbia in sé gli anticorpi per reagire e rendere meno forti i colpi della spirale ascendente dell'inflazione.
E che forse il Governo dovrebbe essere più determinato su questo fronte, come sollecitato appena pochi giorni da dai rappresentanti delle centrali sindacali confederali. I dati dell'Istat relativi a giugno e resi noti oggi certificano che l'inflazione, su base annua, da maggio ha registrato un forte incremento, passando da +6,8 all'8%. Se a determinare questa crescita sono soprattutto i costi energetici, anche l'aumento dei prezzi di generi alimentari e servizi ha contribuito al balzo dai dati di maggio. 

L'inflazione colpisce maggiormente le famiglie italiane più povere

Ma, al netto delle evidenze ''matematiche'' dei dati di giugno, a rendere ancora più preoccupante la valutazione del fenomeno inflattivo è la distinzione sul profilo dei nuclei familiari sui quali pesano di più i beni (i meno abbienti) e su quelli sui quali gravano in modo più accentuato i costi dei servizi (quelli più agiati). Se si analizzano i dati di giugno usando come parametro l'Ipca (l'indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi dell'Unione Europea) si può rilevare che il peso reale dell'inflazione è molto più evidente in termini percentuali per le famiglie a più bassa capacità di spesa rispetto a quelle più ''ricche''.

Alla luce di questo indicatore, i nuclei familiari meno abbienti hanno visto lievitare l'inflazione dal +8,3% del primo trimestre dell'anno al +9,8% del secondo. La stessa incidenza per le famiglie più abbienti è passata dal +4,9% al +6,1%. Si può facilmente intuire che si sono larghe fasce della popolazione sui quali l'inflazione ha effetti molto pesanti,  a evidente discapito della qualità della vita. Dalle rilevazioni dell'Istat ci sono altri elementi meritevoli di attenzione. Come quelli relativi alla crescita dei beni energetici (passata da +42,6% di maggio a +48,7% di giugno), dei beni alimentari (da +6,6% a +8,1%) , dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +4,4% a +5%) e di quelli per i trasporti (da +6,0% a +7,2%).

Il commento dell'Istat segue il corso delle elaborazioni affermando che ''le tensioni inflazionistiche continuano a propagarsi dai beni energetici agli altri comparti merceologici, nell'ambito sia dei beni sia dei servizi. Pertanto, i prezzi al consumo al netto degli energetici e degli alimentari freschi (componente di fondo; +3,8%) e al netto dei soli beni energetici (+4,2%) registrano aumenti che non si vedevano rispettivamente da agosto 1996 e da giugno 1996. Al contempo, l'accelerazione dei prezzi degli Alimentari, lavorati e non, spingono ancora più in alto la crescita di quelli del cosiddetto 'carrello della spesa' (+8,2%, mai così alta da gennaio 1986, quando fu +8,6%)".
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