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Investimenti Diretti Esteri in Italia: sfide, opportunità e prospettive per il futuro

- di: Barbara Bizzarri
 
Investimenti Diretti Esteri in Italia: sfide, opportunità e prospettive per il futuro
Nel 2023, l'Europa ha registrato un calo del 4% nei progetti di Investimenti Diretti Esteri (IDE), segnando una contrazione per la prima volta dal 2019. In questo contesto, anche l'Italia ha visto una diminuzione del 12%, mantenendo però la propria quota di mercato e consolidando il suo posizionamento strategico. Le prospettive per il futuro si dimostrano incoraggianti: secondo l’EY Attractiveness Survey 2024, il 74% dei dirigenti intervistati prevede di espandere o avviare attività nel Paese nei prossimi 12 mesi, un aumento significativo rispetto al 54% dell'anno precedente.

Investimenti Diretti Esteri in Italia: sfide, opportunità e prospettive per il futuro

La ricerca evidenzia come l'Italia, con una popolazione di circa 59 milioni e un'economia diversificata, rappresenti la quarta potenza economica europea. Il tessuto imprenditoriale, supportato da istituzioni accademiche e di ricerca di primo livello e da una forza lavoro qualificata, costituisce un punto di forza fondamentale. Tuttavia, persistono sfide strutturali legate ai costi energetici, alla sostenibilità e alla necessità di modelli operativi innovativi. Marco Daviddi, Managing Partner Strategy and Transactions di EY, sottolinea che ottimizzare la sinergia tra governo, istituzioni e settore privato sarà cruciale per capitalizzare su queste potenzialità, rispondendo alla rivoluzione tecnologica e alle dinamiche globali di protezionismo e competizione tra destinazioni di investimento.

Tra i principali fattori che influenzano l'attrattività dell'Italia, emerge un trend crescente di nearshoring. Gli investitori europei rappresentano la maggioranza degli IDE, seguiti dagli Stati Uniti con una quota del 19%. Gli investimenti cinesi, in aumento dal 2% al 5% tra il 2021 e il 2023, segnalano un rinnovato interesse per il mercato italiano. Settori come logistica, macchinari, farmaceutico e abbigliamento si confermano tra i più dinamici, con una crescita significativa dei progetti rispetto all'anno precedente. La logistica, in particolare, ha visto un incremento del 46% nel numero di iniziative rispetto al 2022.
L’ottimismo dei dirigenti emerge anche dalle previsioni sull’attrattività del Paese nei prossimi tre anni: il 68% ritiene che l'Italia possa migliorare la propria posizione come destinazione per gli investimenti esteri. Le aree strategiche identificate includono l'investimento nelle competenze, l'innovazione e le infrastrutture. L’attenzione ai temi della sostenibilità e alle politiche per la tutela della filiera industriale nazionale sono ritenute altrettanto fondamentali per rafforzare la competitività globale dell'Italia.

Secondo il report, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) gioca un ruolo chiave nel sostenere la crescita. Le imprese percepiscono il PNRR come un'opportunità per superare ritardi storici e rafforzare il tasso di crescita nazionale, che si prevede superiore rispetto a quello di altre grandi economie europee nel biennio 2024-2025. Tuttavia, le recenti difficoltà dell'industria e delle esportazioni evidenziano la necessità di un’azione coordinata per mantenere questo slancio.

Nel primo semestre del 2024, gli IDE in Italia hanno mostrato stabilità rispetto al 2023, in controtendenza rispetto al calo registrato nel resto d'Europa. Gli investimenti si concentrano principalmente su progetti di piccola dimensione, focalizzati su vendite e servizi B2B. Sebbene l’interesse da parte degli investitori asiatici sia rimasto basso, l’Italia continua a beneficiare di flussi costanti di capitali dagli Stati Uniti, confermandosi come un punto di riferimento nell’attuale panorama europeo degli investimenti.
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