Login

Governance Recovery Fund, in Italia questione spinosa: ecco come faranno gli altri principali Paesi Ue

- di: Redazione
 
Sulla governance del Recovery Plan per l’Italia sono possibili “due approcci generali: appoggiarsi completamente ai Ministeri o creare anche delle piccole unità operative con il compito di dare impulso e coordinare i lavori. La seconda opzione sembrerebbe più adatta alla situazione italiana, vista l’entità delle risorse da gestire e la difficoltà di lunga data nell’effettuare investimenti pubblici anche in condizioni normali”. Lo affermano Carlo Cottarelli, Direttore dell’Osservatorio conti pubblici italiani (Cpi), e l’economista Giulio Gottardo in un importante paper dell’Osservatorio Cpi in cui si mette a confronto la governance del Recovery plan scelta in alcuni Paesi dell’Ue (il titolo dell’indagine è “La governance del Recovery Plan. Cosa faranno gli altri paesi?”).

Un argomento di primario interesse, perché se sul ‘cosa fare’ con i 209 miliardi di euro destinati all’Italia con il Recovery Fund – Next Generation Eu l’Italia deve incardinarsi – pur con margini di autonomia – nelle direttive date dalla commissione Ue, sul ‘come farlo’ il dibattito è particolarmente serrato, viste le non certo brillanti performances organizzative e realizzative della nostra pubblica amministrazione. La decisione del modello di governance per il Recovery plan è infatti, ad oggi, uno dei principali problemi che il governo dovrà affrontare, perché i Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) dei paesi Ue saranno valutati dalla Commissione europea anche in base alla credibilità della loro governance. Visto che l’Italia è tra i maggiori beneficiari del programma Next Generation Eu, una struttura gestionale che garantisca una buona e tempestiva attuazione del piano è particolarmente importante. Infatti, al crescere delle risorse disponibili aumenta anche la complessità della loro gestione.

"La bozza del Recovery Plan inviata dal governo Conte 2 alla Commissione europea" – affermano Cottarelli e Gottardi - "non includeva ancora una proposta per la governance del piano. Mario Draghi ha recentemente dichiarato che la governance sarà ‘incardinata’ al Ministero dell’Economia con la ‘strettissima collaborazione" degli altri dicasteri competenti. Altri paesi europei hanno già scelto la struttura di governance per i loro piani. In generale – spiegano Cottarelli e Gottardi - alcuni paesi hanno preferito appoggiarsi esclusivamente su enti già esistenti, mentre altri hanno creato commissioni per coordinare e supportare il lavoro dei Ministeri.

Le caratteristiche italiane, ovvero un piano molto consistente (209 miliardi) e una PA non sempre rapida nell’esecuzione degli investimenti, appaiono più allineate a quelle dei paesi che hanno previsto la creazione di entità apposite per il coordinamento. Tuttavia, la proposta circolata in Italia a dicembre, ovvero una struttura ‘pesante’ non solo di coordinamento, ma anche di gestione, parallela e in parte sostitutiva dei Ministeri, appare eccezionale rispetto a quella degli altri paesi”. L’indagine presenta quindi sui Piani proposti da Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e Bulgaria, rilevando che nessuno di questi 6 paesi ha optato per una struttura al contempo tanto centralizzata e sostitutiva rispetto ai Ministeri come quella proposta dal governo italiano a dicembre. Tuttavia, le scelte sono eterogenee, sia in termini di accentramento che di coinvolgimento dei Ministeri. Alcuni paesi hanno istituito Commissioni ad hoc vicine al Primo Ministro, pur mantenendo un ruolo per i Ministeri (Francia, Spagna, Portogallo).

Altri hanno preferito appoggiarsi solo sugli enti esistenti, ovvero proprio i Ministeri, senza creare nuove strutture (Germania, Grecia, Bulgaria). In generale, sembrerebbe che i paesi con Piani più consistenti e quindi più complessi (Francia e Spagna) si siano dotati di nuove entità presiedute, direttamente o indirettamente tramite nomine, dal Primo Ministro o dal Presidente. “Nessuno dei paesi considerati – si afferma nel paper - ha comunque dato alle eventuali commissioni ad hoc poteri sostitutivi rispetto a quelli dei Ministeri competenti. Le funzioni svolte da queste nuove entità, infatti, sono principalmente di impulso, coordinamento e supporto al lavoro svolto da essi. Queste commissioni specifiche sono comunque di dimensioni ridotte, somigliando di più a piccoli gruppi di lavoro che a grandi organizzazioni con ampie responsabilità”. Ecco sinteticamente il quadro della situazione:

Germania (costo del Piano 29,3 miliardi di euro): Il Ministero delle Finanze dovrà coordinare l’azione degli altri Ministeri e dei Lander.

Francia (costo del Piano 100 miliardi): nessun riferimento nel Piano. La gestione farà capo al Ministero delle Finanze. È stato reistituito l’Haut-Commissariat au Plan, presieduto da una figura
politica scelta dal Presidente. Questa figura contribuirà al coordinamento del lavoro di Ministeri e altri enti.

Spagna (costo del Piano 72 miliardi): verranno creati una Commissione interministeriale per il coordinamento, un Comitato tecnico e una Commissione di monitoraggio, presieduti dal Primo Ministro.

Portogallo (costo del Piano 13,94 miliardi): saranno creati uno Steering Committee presieduto dal Primo Ministro e un Comitato tecnico all’interno del Ministero delle Finanze. La vigilanza sarà affidata ad un’agenzia governativa.

Grecia (costo del Piano 32 miliardi di euro): nessun riferimento nel Piano. La gestione farà capo alle preesistenti autorità competenti. Del coordinamento si occuperanno uno Steering Committee e un’Unità di coordinamento vicini al Primo Ministro e al Ministero delle Finanze.

Bulgaria (costo del Piano 12,1 miliardi): nessun riferimento nel Piano. Gestione e coordinamento faranno almeno in parte capo al Vicepremier, che è responsabile dei rapporti con l’Unione europea.
Iscriviti alla Newsletter
 
Le ultime Notizie
Il Magazine
Italia Informa - N°1 Gennaio-Febbraio 2021