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Il fisco Usa chiede il pagamento delle tasse agli "americani per caso"

- di: Brian Green
 
C'è anche chi è nato per caso negli Stati Uniti (dove i genitori risiedevano temporaneamente per motivi di lavoro) e non conosce nemmeno una parola d'inglese, ma, in base alla legge americana, anche se risiede in un Paese diverso, dovrebbe pagare le sue tasse all'erario di Washington. È una situazione che è abbastanza scontato definire kafkiana, ma che per circa trecentomila persone che vivono in Europa sta diventando un problema molto serio, di cui si sta occupando anche l'Unione europea, preoccupata per una condizione di disparità fiscale che non ha senso, anche perché si tratta di dati personali alla cui salvaguardia Bruxelles è sempre molto attenta.

Per dirla in breve, queste persone sono "americani per caso", per il semplice fatto di essere nate negli Stati Uniti sono considerate contribuenti da Washington.Apparentemente è un problema che nessuno sa come risolvere. Al punto che lo stesso vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, dopo avere ammesso che è una questione che si trascina da tempo, ha fatto capire che la sua soluzione è apparentemente difficile.
Per cercare di dare una risposta quanto più ampia alle richieste dell'erario americano, un trentenne francese, Fabien Lehagre, residente a Parigi, ha costituito la Aaa (l'Associazione degli americani accidentali).
"Ho lasciato gli Stati Uniti quando avevo diciotto mesi. Non parlo nemmeno inglese", afferma Lehagre, americano perché nato negli Stati Uniti, unico paese al mondo (a parte l'Eritrea), a definire questo termine in base alla nazionalità, non alla residenza. In base a questa catalogazione tutta americana, Lehagre, così come tutti quelli che si ritrovano nella medesima condizione, dovrebbe quindi riferire il suo stipendio e i suoi conti bancari alle autorità fiscali statunitensi, con il rischio di dovere pagare tasse aggiuntive oltre a quelle regolarmente conferite allo Stato di residenza, nel suo caso la Francia.

Un esempio eclatante è costituito dal primo ministro britannico Boris Johnson, che, nato a New York, ha deciso di rinunciare alla cittadinanza statunitense quando è stato costretto, nel 2015, a pagare una tassa dopo avere venduto una casa. Una tassazione comunque regolare, in quanto non contraria ai trattati sulla doppia imposizione, poiché la vendita dell'immobile non era tassata nel Regno Unito. Una alternativa ci sarebbe, comunque, ma ha un costo, almeno duemila euro, per rinunciare alla nazionalità americana, che non tutti i cittadini europei sono disposti a pagare, restando quindi "prigionieri" del Foreign Account Tax Compliance Act (Fatca), una legge statunitense del 2010 intesa a combattere le frodi in danno dell'erario.

Le banche europee, che hanno tra i loro clienti gli "americani per caso", si trovano in difficoltà con il rischio di pesanti sanzioni statunitensi nel caso dovessero cercare di eludere le richieste del fisco "made in Usa".
Davanti a questo guazzabuglio la risposta dell'Unione europea non sembra arrivare, anche per le controversie essenzialmente commerciali da risolvere con gli Stati Uniti.
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