Caro figlio, quanto mi costi? Le risposte dell'Osservatorio Findomestic

- di: Barbara Bizzarri
 
Tutto aumenta e, tra le spese, aumentano anche i costi per la beneamata prole: secondo l’ultimo Osservatorio mensile di Findomestic, in base al risultato di un’indagine realizzata in collaborazione con Eumetra e Research Dogma tra il 29 settembre e il 3 ottobre, gli italiani spendono mediamente quasi 500 euro (per la precisione:462 euro) al mese per ogni figlio che abita in famiglia, ovvero il 15% in più rispetto a un anno fa.
“L’inflazione - commenta Gilles Zeitoun, Amministratore Delegato e Direttore Generale Findomestic (nella foto) - rappresenta costantemente da un anno a questa parte la preoccupazione principale degli italiani, seguita dal calo del potere d’acquisto della propria famiglia. Le rilevazioni dell’Osservatorio Findomestic evidenziano come anche nel corso del 2023, nonostante il rallentamento dell’inflazione, 8 su 10 continuino ad avvertire rincari più o meno consistenti e per il 64% i prezzi continueranno a salire. Elementi che contribuiscono a frenare la propensione al consumo e all’aumento percentuale di chi guarda al futuro con pessimismo (59% dal 50% di giugno)”.

Caro figlio, quanto mi costi? Le risposte dell'Osservatorio Findomestic

I costi che incidono di più sono legati all’abbigliamento, alle spese scolastiche e agli alimentari, percepiti dal campione come i settori maggiormente colpiti dai rincari. Seguono nella classifica degli aumenti i viaggi, quindi trasporti e salute. Soltanto il 14% delle famiglie taglia le spese non strettamente necessarie dedicate ai figli, mentre il 36% rinvia altri acquisti per la famiglia e il 32% rinuncia ad altre spese. Le motivazioni di natura economica incidono sulla scelta di avere o meno figli: tra chi non ne ha oggi, 4 su 10 non ha intenzione di averne in futuro. Chi ha figli e chi non li ha è d’accordo sulla necessità di maggiori sostegni economici da parte dello Stato per sostenere la genitorialità (53%), e per chi non è ancora genitore anche la stabilità lavorativa (55%) o il sostegno nelle spese per asilo o baby-sitter (51%) rappresentano elementi chiave per avere un figlio.

Inoltre, le intenzioni d’acquisto dei prossimi tre mesi, rilevate dall’Osservatorio Findomestic alla fine di settembre, risultano nuovamente in calo dell’8% dopo la risalita di fine agosto (+6,1%). Dall’inizio dell’anno, l’andamento delle intenzioni d’acquisto è sempre stato altalenante, con 4 mesi in negativo e 5 in positivo, raggiungendo il suo picco a marzo. Il dato negativo di ottobre è determinato dalle ristrutturazioni (-21%) che risentono dello stop al superbonus e dal mercato delle auto usate (-18,3%) che, però, nei primi 9 mesi ha mostrato particolare vivacità.

In calo di nuovo anche la propensione all’acquisto di tecnologia, un mercato in fisiologico rallentamento dopo anni molto positivi per le vendite: scendono le intenzioni d’acquisto di fotocamere (-16,1% di intenzioni d’acquisto), PC (-7,9%) e smartphone (-7,4%), tablet e TV rimangono in linea con il mese precedente. L’avvicinarsi dell’inverno penalizza, come ovvio, le “due ruote” (motoveicoli -8,3% ed e-bike -4%) e non invoglia ad acquistare attrezzature sportive (-8%) e per il fai da te (-6,3%), invece i monopattini elettrici guadagnano l’8,1%.

La flessione delle intenzioni d’acquisto è limitata per le auto nuove (-2,1%), però tornano in territorio positivo i viaggi (0,6%) in vista delle prossime vacanze natalizie. L’incombere della stagione fredda spinge in positivo la volontà di acquistare pompe di calore (+12,2%), caldaie a biomassa o condensazione (8,5%) e impianti di isolamento termico (+5,3%). In crescita, per il secondo mese consecutivo, l’intenzione di acquistare mobili (+1,3%), anche se la percentuale degli interessati è di quasi 6 punti inferiore rispetto a quella raggiunta a marzo. Bene anche i piccoli elettrodomestici (+6%) mentre i grandi cedono l’1%.
Il credito a consumo, infine, sta tornando in auge: oltre 3 italiani su 10 (31%) prendono in considerazione di acquistare nei prossimi tre mesi un bene a rate, in risalita del 6% rispetto a quanto rilevato alla fine del luglio scorso. Tra questi, la maggioranza (42%) predilige il finanziamento diretto sul punto vendita.
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