Expo 2030: entra nella fase decisiva la candidatura di Roma

- di: Redazione
 
Ancora pochi giorni e la città di Roma ufficializzerà la candidatura a sede di Expo 2030. Il sette settembre, a Parigi, saranno infatti depositate le candidature ufficiali (con le relative documentazioni) per l'assegnazione della rassegna fieristica globale che, negli anni, ha assunto una importanza sempre maggiore per le opere che necessita e che restano poi in eredità alla città che ne è sede, ma anche per le centinaia di migliaia di visitatori, volano economico importantissimo per il turismo.

La candidatura di Roma per l'Expo 2030 si fa sempre più concreta

Ma quella di Parigi sarà solo una tappa intermedia in vista, a novembre, della presentazione dei progetti definitivi elaborati dalle aspiranti. Poi comincerà il lavoro della ''diplomazia'' per puntellare le singole candidature promuovendole con i 130 membri del Bureau International des Expositions, cui spetterà la scelta finale, anche all'esito dei sopralluoghi nelle città candidate per verificarne la capacità di ospitare l'importante rassegna.
A Parigi le città candidate sosterranno le candidature depositando la massa documentale con la quale, andando in estrema sintesi, cercheranno di dimostrarsi migliori delle contendenti, illustrando gli impegni di cui si faranno carico per fare fronte all'enorme potenziale massa di visitatori, i criteri dell'accoglienza, come i rispettivi Governi le affiancheranno e così via. Una corsa, quella di Roma, Busan (Corea del Sud), Riad (Arabia Saudita) e Odessa (Ucraina), che si concluderà a novembre dell'anno prossimo, quando sarà ufficializzata la scelta del Bureau.

Con quali speranze Roma ha accettato la sfida per ospitare Expo 2030?
Tante e fondate, ma è ancora presto per dire quali siano le possibilità che esse vadano a buon fine e che siano premiate dall'investitura ufficiale da parte del Bie. Come ha ammesso lo stesso presidente del comitato promotore della candidatura, Giampiero Massolo, c'è molto lavoro da portare avanti perché, al di là di parole e frasi di circostanza, non è stato deciso ancora nulla.
Massolo, dall'alto della sua esperienza nel mondo della diplomazia, sa bene che, quando si tratta di eventi globali, ci sono aspetti ''visibili'' e, contemporaneamente, un lavoro sotto traccia per dare maggiore forza alla candidatura di Roma (che ha ottenuto l'appoggio di tutti i partiti). Una candidatura alla quale, in una fase cruciale, non hanno certo giovato le dimissioni del Governo, anche se, nella fase finale della trattativa, ce ne sarà un altro nella pienezza del suo mandato politico.

D'altra parte, la candidatura di Roma - oltre al suo intrinseco valore - porta con sé l'appoggio ufficiale Unindustria, Cna Roma, Coldiretti Roma, Confcommercio Roma, Federlazio, Ance Roma-Acer e Confesercenti, ma quello morale anche della maggioranza degli italiani.
Sulla qualità della candidatura Massolo non sembra nutrire dubbi quando afferma che il progetto è stato molto curato dal punto di vista architettonico che della logistica e delle iniziative di tipo urbanistico, offrendo ''una scenografia, un quadro, che è quello di Roma, per dare al mondo e ai Paesi partecipanti l'occasione di ripensare la relazione tra persone e territori, visto che uno dei temi principali è proprio la qualità della vita".
Comunque, in questa fase della corsa alla designazione, tutto è ancora molto incerto perché ciascuna delle candidate ha importanti carte da giocare.

La sudcoreana Busan gode dell'appoggio incondizionato della potente imprenditoria del Paese, che vanta una economie più forti a livello globale, mentre la candidatura di Riad può far leva su infinite risorse economiche. Anche perché proprio nel 2030 dovrebbe completarsi il piano, voluto dal principe ereditario Mohammad bin Salman, per fare decollare il Regno non più solo come potenza ''petrolifera''. Ma certo non può essere sottovalutato il potente valore simbolico della candidatura di Odessa, città martire dell'Ucraina, che potrebbe avvalersi del potente messaggio emozionale della sua candidatura.
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