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Dazi Usa, l’allarme dal Garda: così crollano i tori meccanici

- di: Matteo Borrelli
 
Dazi Usa, l’allarme dal Garda: così crollano i tori meccanici
Dazi Usa: l’allarme dal Garda sui tori meccanici Made in Italy
L’eccellenza italiana del rodeo teme di sparire sotto i colpi delle tariffe. La leader del settore: “Senza sostegni, aziende a rischio”.

È un giocattolo che rischia di sparire

Sulle rive del Lago di Garda si cela una piccola grande eccellenza industriale: i tori meccanici — le celebri “bull riding machine” — realizzati con maestria da M.Art Technology, azienda di Manerba del Garda guidata dall’imprenditrice Erika Tessarolo. Un settore così di nicchia da essere quasi invisibile: “Non abbiamo nemmeno un codice Ateco che ci identifichi”, denuncia Erika Tessarolo, mettendo in evidenza il vuoto legislativo e l’assenza di aiuti istituzionali.

La minaccia che viene da oltremolo

Per anni, l’azienda ha usufruito di tariffe doganali favorevoli verso gli Stati Uniti. Ma ora, con l’introduzione di dazi — ipotizzati al 15% — anche le performance artigianali rischiano di frantumarsi. Così Tessarolo avverte con preoccupazione: “Possiamo essere i migliori al mondo, ma se il cliente non può permetterselo, diventa tutto più complicato”, avverte Erika Tessarolo.

Una storia di passione e innovazione

La vicenda di M.Art Technology è una storia di passione e visione. Il fondatore, Ugo “Tex” Tessarolo, affascinato dal mondo western, decise di seguire una strada insolita: produrre in Italia una tecnologia superiore rispetto agli originali americani. Oggi l’azienda è sinonimo di “Ferrari” dei tori meccanici: una tecnologia proprietaria che riproduce con realismo il movimento del rodeo, difficilmente replicabile altrove.

L’export che resiste… e il problema generazione

M.Art esporta il 70% della produzione negli Stati Uniti, il 20% in altri Paesi e solo il 10% resta in Italia: una scommessa vinta all’estero, ma in crisi sul piano interno. L’azienda ha superato la chiusura del mercato russo — una roccaforte dell’export — grazie alla fiducia per la qualità e le certificazioni italiane. Ha puntato anche sul Medio Oriente, ma con risultati incerti.

Inoltre, il settore intero è minacciato da un salto generazionale non garantito: “Se mancano gli artigiani, chi realizzerà più queste cose?”, si domanda Erika Tessarolo, che ricorda di aver conosciuto l’impresa fin da bambina, cresciuta a fianco del padre e della sua invenzione.

Un appello che rimane inascoltato

Il comparto delle attrazioni meccaniche è composto da 673 imprese (223 artigiane), con 2.734 addetti. L’export vale 403 milioni di euro: 66 verso gli Stati Uniti, seguiti da Francia (43,4 milioni), Germania (36,8 milioni), Regno Unito (30,1 milioni) e Messico (23,6 milioni).

Eppure queste realtà si sentono ignorate. L’imprenditrice chiede attenzione: “Lo Stato si ricordi di noi. Molti ignorano la nostra esistenza”, chiede Erika Tessarolo. Senza visibilità e senza sostegni, quei codici Ateco che non esistono diventano gabbie invisibili.


Le “Ferrari del rodeo”

In un contesto mondiale sempre più instabile, con politiche protezioniste in crescita, certe eccellenze artigianali rischiano di sprofondare nell’oblio. Le “Ferrari del rodeo” italiane rappresentano un caso esemplare di come talento e innovazione possano fallire per colpa della burocrazia e dell’assenza di supporto istituzionale.

Serve una risposta rapida e strutturata: riconoscimento, codifica, tutela. Perché quello che oggi è un piccolo toro meccanico, domani potrebbe essere soltanto un ricordo.

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