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Draghi: l’UE cambi il modello di crescita, altrimenti triste declino

- di: Matteo Borrelli
 
Draghi: l’UE cambi il modello di crescita, altrimenti triste declino
Se l’Ue emettesse debito congiuntamente potrebbe creare uno spazio fiscale aggiuntivo da utilizzare per limitare i periodi di crescita inferiore al potenziale. Ma non possiamo iniziare a percorrere questa strada se non sono già in atto i cambiamenti nella struttura dei mercati che potrebbero aumentare i tassi di crescita potenziale nel medio termine. Senza un debito comune dovremo anche spostare la nostra azione politica dalla modifica dell’orientamento della politica fiscale al miglioramento della sua composizione - aumentando gli investimenti pubblici - e al coordinamento tra gli Stati membri”.
Sono due passaggi chiave dell’intervento di Mario Draghi al Cepr (Centre for Economic Policy Research) a Parigi, che s’inquadrano in un monito all’Unione Europea: il modello di crescita che l’Ue ha perseguito negli ultimi anni, fondato sull’export e sui salari bassi, non regge più, ora che la Cina non corre più come prima e che i dazi di Trump, o comunque le politiche di Trump, ridurranno il surplus commerciale dell’Europa verso gli Stati Uniti.

Draghi: l’UE cambi il modello di crescita, altrimenti triste declino

Da qui la necessità di puntare sul mercato interno, sulla crescita degli investimenti, sul protagonismo europeo nei settori ad alto valore aggiunto, con massicci investimenti pluriennali pubblici e privati che facciano da leva per aumentare di molto il potenziale di crescita europeo, recuperando il tempo perduto da vent’anni in termini di innovazione e competitività.

“Tutti – ha detto Draghi - desideriamo la società che l’Europa ci ha promesso, una società in cui possiamo mantenere i nostri valori indipendentemente da come cambia il mondo intorno a noi. Ma non abbiamo alcun diritto immutabile affinché la nostra società rimanga sempre come vorremmo. Dovremo lottare per conservarla”. E ancora: “Sarebbe rassicurante credere che questi problemi non siano così gravi come sembrano e che, essendo un continente ricco, l’Europa possa entrare in una fase di declino gestito e confortevole. Ma in realtà non c’è nulla di confortevole”.

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