Il pragmatico Draghi cita Cassese e allontana la proroga dello stato di emergenza

- di: Redazione
 
Lo Stato mostra i muscoli nella lotta al coronavirus e decide una ulteriore e più rigorosa stretta amministrativa per cercare di fermare la nuova impennata dei contagi, che preoccupa seriamente. Le misure adottate si sostanziano soprattutto sull'istituzione di un nuovo livello per il passaporto sanitario, stringendo i confini della libertà di spostamento - e quindi anche di vita sociale - di coloro, per ragioni sui cui è inutile tornare, hanno deciso di non vaccinarsi, mettendo in questo modo in pericolo la salute degli altri.
La conferenza stampa con cui il governo ha annunciato le nuove strategie anti-Covid 19 ha anche sgombrato il campo - almeno sino a ieri - dai timori di una ulteriore proroga allo stato di emergenza che andrà a scadenza il 30 gennaio, e, leggi alla mano, non potrebbe essere rinnovato automaticamente.
Mario Draghi, sollecitato da una specifica domanda, ha detto, senza tanti giri di parole, quel che solo apparentemente dovrebbe essere scontato, ovvero che lo stato di emergenza deve rispondere a delle evenienze che lo giustifichino e, quindi, non essere prorogato o nuovamente dichiarato senza che ce ne sia la necessità.

Draghi allontanal'ipotesi di un allungamento dello stato d'emergenza

Il presidente del Consiglio, per evitare di doversi troppo inoltrare in spiegazioni tecniche o arzigogoli procedurali, ha detto sorridendo che ''sullo stato di emergenza non mi azzardo a dire niente a un mese dalla scadenza, sennò Cassese mi sgrida''.
Con una risposta e una battuta, quindi, Draghi ha dato prova del suo pragmatismo, ribadendo che il suo è un governo della concretezza e che quindi agisce solo davanti a fatti conclamati e non per ipotetici problemi. Contemporaneamente ha fatto capire che le perplessità di Sabino Cassese sul continuo ricorso ai Dpcm (i decreti del presidente del consiglio dei ministri) sono arrivate sino a palazzo Chigi.

Il presidente emerito della Corte costituzionale, appena qualche settimana fa, ha definito i Dpcom come ''un oggetto misterioso nel nostro Paese''. E, in un'altra occasione, ha detto che ''lo stato di emergenza può essere dichiarato se c'è un fatto nuovo che emerga, per decidere, come dice il codice della Protezione civile del 208, misure e interventi diretti ad assicurare il soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite dagli eventi calamitosi. Le pare che ci troviamo in una situazione di questo tipo?''.

Ora, fermo restando che un presidente del consiglio deve comportarsi in base alle sue idee e di concerto con la coalizione che lo ha espresso, sembra chiaro che Draghi non abbia bocciato le argomentazioni di Cassese, arroccandosi nel suo ufficio. Perché le tesi dell'ex presidente della corte costituzionali, prima ancora che formulate da uno scranno molto alto, sono di buon senso. Agitare in continuazione, come fa qualche ministro, lo spettro dello stato di emergenza, come se bastasse questo a mettere in carreggiata la macchina per combattere la pandemia, significa volere agire indipendentemente dalla realtà fattuale, ma solo andando per ipotesi.

La situazione dei contagi (e, purtroppo, dei decessi) sta peggiorando. Ma questa situazione la si combatte con misure sul campo e non con qualcosa che intende cristallizzare una condizione di perenne emergenza. Non si tratta di volere ridimensionare il pericolo, ma solo di cercare che, mentre procede la campagna vaccinale e, con essa, sale la soglia di sicurezza, quel che resta di molte attività produttive non abbiano a pagare un nuovo e ancora più pesante prezzo.
Il Magazine
Italia Informa n° 5 - Settembre/Ottobre 2021
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