Una lettera al vetriolo e una risposta ufficiale: fra silenzi, rimandi e un sogno chiamato Sanremo.
(Foto: Adriano Celentano).
Un botta-e-risposta esclusivo tra il Clan Celentano e Viale Mazzini
Claudia Mori rompe il silenzio. La moglie e manager di Adriano Celentano pubblica sui canali social del cantante una lettera indirizzata all’amministratore delegato Rai, Giampaolo Rossi, con un titolo che è già un programma: “…il tempo se ne va!”, omaggio al brano del 1980. Al centro, una domanda semplice e dirimente: “La Rai è interessata al ritorno di Celentano?” Un interrogativo che, nelle intenzioni della manager, esige una risposta netta dopo un primo incontro a Milano, nella sede del Clan, avvenuto mesi fa.
Nella missiva, Mori ricostruisce l’abboccamento: presentazione del progetto, interesse iniziale, promessa di rivedersi “entro pochi giorni” anche alla presenza dell’artista per una proiezione del lavoro. Poi il nulla. Da qui la sollecitazione, tranchant: “Una risposta è d’obbligo, qualunque essa sia.” — Claudia Mori.
La replica Rai: “Collaboriamo, ma non solo con l’archivio”
La risposta di Giampaolo Rossi arriva ed è calibrata. L’AD definisce Celentano “un pezzo della storia della cultura popolare italiana” e si dice disponibile a costruire una grande serata-evento su Rai 1, un omaggio condiviso e contemporaneo. Ma mette un paletto: niente progetto che si regga solo sui materiali di archivio. È l’idea di un rientro all’altezza della leggenda, capace di parlare a tutto il pubblico, e non solo ai nostalgici delle Teche.
L’altro passaggio che fa rumore è l’apertura a Sanremo: la Rai sarebbe pronta ad accogliere Celentano “a braccia aperte” sul palco dell’Ariston. L’ultima comparsa del Molleggiato al Festival risale al 2012: un ritorno avrebbe il sapore della riconciliazione con la platea generalista.
Lo scambio di bordate: chi teme chi?
Le parole di Rossi non placano l’irritazione del Clan. Mori contesta la fretta del giudizio prima ancora di visionare il progetto: “Lei non ha ancora visto nulla e già si è preoccupato e ha rifiutato di vedere il suo lavoro.” — Claudia Mori. E aggiunge, con ironia: “A volte Adriano spaventa anche me, ma solo dopo avermi mostrato il suo lavoro, non prima.” — Claudia Mori. Il riferimento a precedenti scosse telluriche televisive è evidente: Celentano è artista che, per tradizione, non lascia indifferenti.
Il contesto: l’ultimo atto televisivo e i fantasmi passati
Celentano ha compiuto 87 anni lo scorso 6 gennaio ma resta una figura centrale nell’immaginario pop italiano. Sermoni, pausaggi, improvvise deviazioni: un linguaggio scenico che ha spesso scardinato il varietà tradizionale. Dopo l’ultima grande apparizione in Rai del 2007, l’artista è tornato in TV nel 2019 con Adrian, progetto ambizioso e travagliato, segnato da stop forzati e ascolti altalenanti, poi rimodulato in forma di varietà.
Il punto vero: forma contro sostanza
Al netto dei comunicati, la frattura è sulla forma del rientro. Mori chiede che si guardi prima il lavoro già confezionato — quattro puntate tra passato e presente, perle di repertorio, immagini nuove, musica e monologhi — sottolineandone il carattere più “protetto”, lontano dalle insidie della diretta. Rossi, invece, immagina una grande celebrazione in prima serata, che usi l’archivio come spezia, non come pietanza.
Che cosa c’è davvero in gioco
La posta è duplice. Per la Rai, riportare Celentano significherebbe riconnettersi con una fetta di memoria collettiva e, insieme, testarne l’attualità su un pubblico frammentato dalle piattaforme. Per il Clan, il rientro avrebbe senso solo se rispettasse il perimetro autoriale dell’artista, evitando di trasformarlo in una semplice antologia celebrativa. La chiave, dunque, è il compromesso creativo: una regia che tenga insieme linguaggio di oggi e patrimonio di ieri.
Diplomazia, tempi e coraggio editoriale
Al punto in cui siamo, la questione non è “se” ma “come”. La Rai ha messo sul tavolo la vetrina più prestigiosa; il Clan chiede un atto di fiducia nel lavoro già realizzato. Servono tempi certi e coraggio editoriale. Se le parti troveranno l’equilibrio, il ritorno di Celentano potrà essere non un amarcord, ma una pagina nuova: meno reliquia e più presente. E allora, forse, quel titolo programmatico — “…il tempo se ne va!” — smetterà di suonare come un monito e diventerà un nuovo inizio.