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Covid-19, chiusure: bene il rigore, ma che fine ha fatto la ragionevolezza?

- di: Diego Minuti
 
Verrebbe da ritirare fuori, modificandolo, il "Cogito, ergo sum", di conio cartesiano, per adattarlo a quei ristoratori che, disperatamente, cercano di trovare delle crepe nella determinazione del Governo di fare restare tutto chiuso e per qualche settimana ancora. A quel "cogito" potrebbe essere sostituito un "apro", ma non nel senso salviniano del verbo, che diventa un mezzo di pressione sul presidente Draghi per riaffermare il ruolo (che il segretario della Lega si è attribuito da solo) di capo del partito più forte della coalizione.

Più semplicemente, i ristoratori stanno cercando di fare capire al Governo che loro sono pronti a tutte le misure di prevenzione del contagio, a tutte veramente, pure di potere riaprire. Che non è una questione di puntiglio, ma di sopravvivenza.
La situazione, come tutti hanno consapevolezza, è drammatica per larghi strati della popolazione, perché le chiusure - tutte giustificate - hanno interrotto i normali cicli produttivi. Quelli che, è solo un esempio, fanno pensare al gestore di una attività economica di fare questo o quello per migliorare la propria offerta. Qui il discorso è diverso, perché non c'è niente da migliorare, se non le prospettive, che oggi sono oscure, se non drammatiche.

Il Governo Conte si è mosso per contrastare il contagio, e lo ha fatto sulla base delle indicazioni che arrivavano dagli scienziati. Ma quando - è un esempio - i ristoratori si sono adeguati, agevolando il distanziamento sociale (cosa che ha un costo, perché perdi posti e quindi clienti), la misura è stata ritenuta insufficiente, con tanti saluti ai soldi spesi ed a quelli non guadagnati.
Oggi ci ritroviamo, a pensarci bene, nelle medesime condizioni della prima fase della pandemia, che ritenevamo di esserci messi alle spalle perché i sacrifici affrontati erano tanti. Così, invece, non è, perché oggi le condizioni sono ancora più brutte. Nella scorsa primavera, all'alba della pandemia, qualche soldino messo da parte c'era ancora, oggi quella piccola dote è stata prosciugata da chiusure lunghe mesi.

Soluzione miracolose non ce ne sono, se non quella di proseguire nella linea del rigore, la stessa che era stata adottata da Giuseppe Conte e dalla quale Mario Draghi, ragionevolmente, non può distaccarsi.
Ma c'è da chiedersi se non esista una via mediana tra il "chiudiamo tutto" ed il "fateci riaprire". Se le condizioni di prudenza vengono rispettate (e per coloro che non le rispettano devono essere pensate sanzioni durissime), molti ristoranti potrebbero riaprire. Cosa che non si tradurrebbe solo nella rimessa in moto di attività economiche paralizzate da un anno, quanto ridare al Paese quella fiducia che s'è andata perdendo.

Allo stesso modo c'è da chiedersi come è possibile imporre chiusure e, contestualmente, limitarsi a blande reprimende per le migliaia di persone che, non appena possono, si riuniscono per strada, spesso lasciandosi andare ad incomprensibili manifestazioni di entusiasmo, come di chi riacquista una libertà ingiustamente negatagli. Non importa che età abbiano, ma coloro che creano assembramenti devono essere sanzionati.
Non solo perché violano delle regole, ma perché mettono a rischio delle vite. A cominciare dalla loro.
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