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Governo, portavoce di Draghi: chi potrebbe essere e come non dovrà essere

- di: Diego Minuti
 
Al tanto vituperato Rocco Casalino - del cui futuro c'è chi si interessa ancora, tanto da farne oggetto di articoli e considerazioni, oltre che di comparsate in televisione per fargli promuovere il suo fondamentale libro autobiografico - un merito lo si deve riconoscere: quello di avere fatto convergere, sulla figura del portavoce del presidente del Consiglio, una attenzione che mai prima aveva avuto. Certo, le scelte di comunicazione di Casalino non sono state spesso esenti da critiche, nel momento in cui ha cercato una spettacolarizzazione dell'immagine del premier, perseguita con giochetti che fanno parte dell'armamentario di un portavoce, come i trucchi lo sono della valigia dell'attore.

Ma spostare l'orario di conferenze stampa per accrescere l'attesa, portandole a sovrapporsi con i programmi di maggiore audience in modo da sfruttare l'effetto traino non è certo passato inosservato. Così come c'è da sottolineare che, nel suo rapporto con i giornalisti, Casalino è sembrato volere elevare il suo compito a quello di direttore d'orchestra e non già di collega, per come i suoi predecessori hanno spesso cercato di fare. Ma all'uomo che, da semplice figurante in trasmissioni televisive ha saputo farsi protagonista, bisogna dare atto di essere riuscito a mandare in pappa il cervello di alcuni giornalisti, come nel caso dell'addio fra gli applausi di Conte a palazzo Chigi, una consuetudine quasi consolidata fatta passare per un unicum, condito da lacrime lasciate scorrere a favore di telecamera. Ma ora l'inquilino del palazzo del potere per antonomasia è un altro e tutti i giornalisti che si nutrono di politica aspettano con curiosità, mista anche a qualche timore, che Mario Draghi ufficializzi il nome del suo portavoce.

Una scelta non facile perché da essa dovrà derivare una discontinuità con il clima effervescente, quasi irritante, del Casalino style, quello dove "tutto fa spettacolo", dove ogni occasione per pubblicizzare (e pubblicizzarsi) deve essere sempre sfruttata.
Ma Draghi non è Conte, nel senso che l'ex presidente della BCE, a differenza del Professore, ha già frequentato la politica (soprattutto quando si intreccia alla finanza) e quindi sa benissimo che il rischio principale non è una cattiva comunicazione, ma spesso la sovraesposizione mediatica. Un errore nel quale Giuseppe Conte è incorso non per sue colpe, ma perché s'è fidato sempre di qualcuno che, per forma mentale ed esperienza, è lontanissimo dal modello Draghi.
Quindi, scordiamoci i lunghi piani sequenza con Conte al centro dell'immagine, dimentichiamoci le conferenze stampa sulle quali Casalino vegliava come il cavaliere che difende la pulzella, dimentichiamoci anche furbate figlie della televisione più becera, che mira a catturare consensi facendo leva su sole, cuore, amore.
Quindi, prima ancora di capire chi sarà il prossimo portavoce di Draghi, ci si deve interrogare su come non dovrà essere. O meglio, per ribaltare il meccanismo di elaborazione, quali dovranno essere le cose che da lui ci si deve aspettare. Innanzitutto sobrietà, quella che è certamente mancata con Conte.

Mario Draghi si dovrà affidare a qualcuno che intenda la comunicazione "dal Palazzo" come un privilegio e, venendo presumibilmente dal mondo dell'informazione vera, che sappia che il suo ruolo è di servizio e non certo di manifestazione spettacolarizzata di un potere delegato che non gli appartiene.
Un portavoce che non telefoni bacchettando, che non accentri su di sé l'attenzione, ma che comprenda che oggi più che mai la concretezza è una necessità e non già una scelta. Di nomi ne circolano già, anche se alcuni (sostenuti da media politicamente schierati) sembrano più azioni di disturbo che vere e proprie anticipazioni. Il profilo che raccoglie più consensi è quello di Ferruccio De Bortoli, figura prestigiosissima (tra Corriere e Sole 24 ore, tanto per citare un paio di direzioni) e che, caratterialmente, bene si integrerebbe con la sobrietà di Mario Draghi.

C'è solo da chiedersi se De Bortoli si farebbe convincere ad accettare un posto importante, ma che lo assorbirebbe per tutta la giornata (e magari anche di notte) negandogli quello che oggi fa - e bene - da editorialista acuto ed ascoltato. Un altro nome che è stato fatto è quello di Niccolò Bellagamba (della Rai) che, si dice, si sarebbe fatto apprezzare per la copertura data ad eventi di cui Draghi è stato protagonista. Un altro è quello di Gianfranco Rizzuti, un solido professionista affermatosi nella comunicazione di "giganti" come Confindustria ed Abi. E poi c'è Stefano Lucchini, oggi a capo delle relazioni esterne di Intesa San Paolo, che sembrerebbe essere il candidato ideale, visto che sul suo nome sembrano convergere solo critiche positive. Lucchini, nel caso che accettasse una eventuale proposta, porterebbe a palazzo Chigi un profilo di alta professionalità, sostenuta da una carriera sempre ai massimi livelli della comunicazione istituzionale.
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