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Confindustria, Mariotti: "Per la governance del Recovery Plan vengano coinvolte anche le parti sociali"

- di: Giuseppe Castellini
 
"È apprezzabile l’intenzione del nuovo Governo di procedere a una riforma delle politiche attive del lavoro, che deve necessariamente coinvolgere le parti sociali". Il disco verde di Confindustria arriva dalle parole della Direttrice generale di via dell’Astronomia, Francesca Mariotti, che ha sottolineato come elemento di novità, oggi, nella tornata di audizioni sul Recovery Fund di fronte alle commissioni riunite Bilancio e Politiche europee di Camera e Senato, con un intervento che più in generale ribadisce la posizione dell’Associazione degli industriali.

Una posizione, quella di Confindustria, che rileva critiche su quanto fatto finora in tema di progetti relativi a Recovery Fund (l’assenza del “livello di dettaglio chiesto dall’Ue; mancano i progetti” e “manca una visione strategica di politica industriale”, mentre sono “frammentari e parziali” gli indirizzi per la riforma del fisco).
Ma le intenzioni sulle politiche attive di Mario Draghi rassicurano via dell’Astronomia che, con un riferimento in questo caso al Piano di ripresa e resilienza, ribadisce di ritenere “insufficienti gli interventi su Lavoro e Politiche attive” e che una “riforma degli ammortizzatori è urgente e non procrastinabile”.

Sempre riguardo all’intervento programmatico del Presidente del Consiglio, Confindustria ribadisce anche quanto sia “evidente nella bozza la lacuna riguardante la governance del Piano, che il Governo Draghi intende incardinare presso il Mef”: Confindustria indica “di individuare, per ciascuna linea di intervento, un unico responsabile”, ed evidenzia ancora una volta che “un ruolo attivo nella governance andrà riconosciuto anche agli attori sociali”.
Sul fronte di ammortizzatori e politiche attive del lavoro Confindustria rilancia la sua proposta, “che punta a valorizzare il capitale umano e l’aumento dell’occupabilità, coniugando la riforma degli ammortizzatori sociali con quella delle politiche attive del lavoro, aprendo al coinvolgimento delle agenzie private. È necessario" – sottolinea la Dg Francesca Mariotti - "impiegare utilmente anche i periodi di riduzione o sospensione dal lavoro con adeguate iniziative di formazione e riqualificazione, garantendo, in altre parole, non solo il sostegno al reddito al lavoratore, anche la sua occupabilità”.

Sul piano di ripresa e resilienza l’Associazione degli industriali ribadisce quanto a giudizio degli industriali il testo faccia “registrare alcuni passi avanti rispetto alle precedenti versioni, ma rimane ancora lontano dal livello di dettaglio richiesto dalla Commissione europea. C’è solo un’allocazione delle risorse per macro-temi e l’individuazione degli obiettivi generali”, mentre “mancano i progetti con cui le risorse verranno spese e, per ciascuno di essi, gli strumenti, il cronoprogramma per la sua realizzazione, i costi e gli impatti su Pil e occupazione”.

Ci sono però elementi che vanno nella direzione auspicata dagli industriali: “Pur in assenza di una visione complessiva del sistema Paese nel piano - ribadisce ancora la dg di Confindustria - si ritrovano indirizzi e misure coerenti con le esigenze del tessuto produttivo, come il rafforzamento del Piano Transizione 4.0 e gli interventi in tema di ricerca, sviluppo e innovazione”. Ma, in generale, per gli industriali tuttavia “manca una visione strategica di politica industriale, col rischio di minare non solo gli ambiziosi obiettivi di transizione digitale ed ecologica, ma anche il rafforzamento delle filiere tecnologiche”, mentre “in tema di efficienza energetica l’indirizzo di policy è troppo focalizzato sul settore residenziale e terziario. Non emergono specifiche indicazioni sullo sviluppo dell’autoproduzione di rinnovabili a beneficio dei settori industriali. Nella prospettiva di raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica, grave l’assenza dell’idrogeno blue”.

Per Confindustria “manca anche un capitolo dedicato alla definizione di misure per la patrimonializzazione delle imprese e il loro accesso ai mercati finanziari e dei capitali, aspetti decisivi per riattivare il ciclo degli investimenti”, e “mancano misure strutturali e di ampio respiro per il sostegno dell’export e alla promozione del made in Italy”.
Sulla riforma del fisco, la Dg evidenzia che gli indirizzi appaiono “frammentari e parziali”, mentre potrebbe essere l’occasione per “restituire equità, semplicità e coerenza al sistema di prelievo”. Confindustria ribadisce anche la sua proposta “di arricchire il Piano con tre linee progettuali”, tre progetti incentrati “su capitale umano, riciclo chimico ed economia del mare”.
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