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Concerto del Primo Maggio tra omaggi e polemiche: il Papa, ‘Bella Ciao’ e la controversia Patagarri-Palestina

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Concerto del Primo Maggio tra omaggi e polemiche: il Papa, ‘Bella Ciao’ e la controversia Patagarri-Palestina
Piazza San Giovanni ha ospitato come ogni anno il Concertone del Primo Maggio, appuntamento simbolo della festa dei lavoratori e, da decenni, specchio dell’umore sociale e politico del Paese. L’edizione 2025 ha visto la partecipazione di decine di artisti e migliaia di persone, in una cornice che ha voluto unire musica, impegno civile e memoria collettiva. L’apertura è stata affidata a Leo Gassman, che ha intonato una versione intensa di “Bella Ciao”, accolta da un’ovazione che ha dato il tono all’intera serata. Al centro della scena anche un messaggio video di Papa Francesco sulla sicurezza sul lavoro, definita “una forma di giustizia” e “segno di rispetto per la dignità umana”. Parole rilanciate più volte dagli organizzatori e dai conduttori, in un clima segnato dalla mobilitazione sindacale e dalle richieste di maggiore attenzione ai diritti dei lavoratori.

Concerto del Primo Maggio tra omaggi e polemiche: il Papa, ‘Bella Ciao’ e la controversia Patagarri-Palestina

A scatenare le polemiche è stata l’esibizione della band milanese Patagarri, che ha reinterpretato una melodia tradizionale ebraica terminando il brano con lo slogan “Free Palestine”, proiettato sul maxi schermo. Un gesto accolto da una parte del pubblico con entusiasmo, ma che ha provocato reazioni durissime da parte della Comunità ebraica di Roma e dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Secondo queste ultime, l’intervento musicale sarebbe stato “una forma di odio antisemita mascherato da attivismo politico”, accusando la band di “invocare la cancellazione di Israele”. Il presidente dell’Ucei ha definito l’episodio “una violenza simbolica inaccettabile”, lamentando l’assenza di controllo da parte della Rai, che trasmetteva l’evento in diretta.

Ghali srotola la bandiera palestinese, applausi e critiche

Il momento più divisivo della serata è arrivato durante l’esibizione di Ghali, rapper e cantautore italo-tunisino, che ha srotolato una bandiera palestinese sul palco, provocando un’ondata di applausi seguita però da reazioni contrastanti. Se una parte della platea ha letto il gesto come un’espressione di solidarietà verso il popolo palestinese in un momento drammatico, altre voci, anche nel mondo politico, lo hanno giudicato inopportuno, vista la delicatezza del contesto internazionale e il rischio di amplificare tensioni interne. Fonti interne alla Rai hanno precisato che l’artista non aveva annunciato la presenza di simboli politici nella sua performance, ma hanno evitato ogni commento ufficiale sulla linea editoriale dell’evento.

Il gran finale tra Gabry Ponte e Achille Lauro

La seconda parte del Concertone ha mescolato sonorità elettroniche, provocazioni visive e momenti di autentico coinvolgimento collettivo. Achille Lauro ha ricevuto l’ovazione più lunga della serata con un’esibizione teatrale e densa di riferimenti visivi alla libertà individuale e alla non conformità. Il gran finale è stato affidato a Gabry Ponte, che ha fatto ballare piazza San Giovanni con “Tutta l’Italia”, un brano che alterna ritmi dance a campionature vocali tratte da voci popolari e discorsi storici. L’idea era di chiudere la serata con un messaggio di unità, ma la tensione lasciata dagli episodi precedenti ha smorzato in parte il clima di festa.

Musica e politica, un equilibrio sempre più fragile

L’edizione 2025 del Concertone ha confermato ancora una volta che in Italia la musica popolare non può sottrarsi al confronto con i temi politici, e che il palco di San Giovanni resta uno spazio fragile, dove messaggi culturali e provocazioni rischiano di sovrapporsi senza mediazione. Le reazioni dei giorni successivi diranno se il dibattito generato da questa serata contribuirà ad aprire un confronto reale su libertà d’espressione, identità culturali e diritto di protesta. Intanto, resta il nodo irrisolto del rapporto tra eventi pubblici, servizio pubblico e pluralismo in un Paese attraversato da nuove e vecchie tensioni.
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