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Non sono solo i cardinali elettori a essere chiamati al silenzio assoluto durante il Conclave

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Non sono solo i cardinali elettori a essere chiamati al silenzio assoluto durante il Conclave

Non sono solo i cardinali elettori a essere chiamati al silenzio assoluto durante il Conclave. Oggi, come previsto dalle norme canoniche, anche tutto il personale ausiliario ha pronunciato il solenne giuramento di segretezza: cuochi, autisti, medici, tecnici, addetti alle pulizie e a ogni altra funzione logistica che opererà a Santa Marta nei giorni più riservati e solenni della Chiesa cattolica. È un momento formale e insieme drammatico, che impone a chi vi partecipa un vincolo a vita. La violazione di quel giuramento non comporta solo un licenziamento o una denuncia, ma una sanzione spirituale gravissima: la scomunica latae sententiae, automatica e immediata.

Conclave, anche cuochi e autisti giurano il segreto: scomunica per chi viola il silenzio sacro

“Io, N. N., prometto e giuro di osservare il segreto assoluto e perpetuo riguardo a tutto ciò che in qualsiasi modo concerne l’elezione del Sommo Pontefice, a ciò che accadrà all’interno della Cappella Sistina durante il Conclave e a ciò che conoscerò per mezzo del servizio prestato in questa occasione, salvo quanto sarà esplicitamente consentito dal futuro Papa.” È questa, in estrema sintesi, la formula pronunciata oggi davanti al Cardinale Camerlengo. Ogni partecipante ha giurato toccando il Vangelo, in una cerimonia carica di tensione e consapevolezza. Per molti, un atto di fede più che una formalità.

Un’architettura segreta e blindata: Santa Marta diventa cittadella chiusa
Con il giuramento odierno si completa la trasformazione della Domus Sanctae Marthae in una sorta di cittadella chiusa. Il personale che vi entra non potrà avere contatti con l’esterno se non in modalità controllate. Ogni apparato tecnologico è disattivato o monitorato, i telefoni sigillati, le comunicazioni limitate al minimo. Anche le cucine, da oggi, lavoreranno sotto riservatezza totale: nulla deve filtrare di ciò che accade nei corridoi e nelle stanze dove si consumerà una delle decisioni più cariche di conseguenze per l’intero mondo cattolico.

Il segreto a vita: quando si può parlare? Solo con licenza papale
Il segreto non è legato solo al periodo del Conclave. Chi giura, si impegna a non rivelare mai – nemmeno decenni dopo – quanto visto, sentito o percepito. L’unica eccezione, stabilita dalle norme pontificie, riguarda il caso in cui il nuovo Papa, una volta eletto, decida esplicitamente di sollevare qualcuno da quell’obbligo. È accaduto raramente nella storia, e sempre con prudenza estrema. Tutto, infatti, ruota attorno a un principio sacro: l’elezione del Pontefice deve avvenire nel più completo isolamento, libero da pressioni, condizionamenti e interpretazioni esterne.

Un solo precedente documentato: la fuga di notizie nel 2013
Durante il Conclave del 2013, che portò all’elezione di Papa Francesco, vi fu un caso discusso: la pubblicazione, nei mesi successivi, di indiscrezioni su orientamenti e voti espressi dai cardinali. Anche se non vi fu mai una conferma ufficiale, l’episodio suscitò irritazione in Curia e spinse a un rafforzamento delle procedure di segretezza. Proprio per evitare ripetizioni, il giuramento di oggi è stato ribadito con solennità particolare, e ogni membro dello staff è stato avvertito: nessuna fuga sarà tollerata, nessuna leggerezza sarà perdonata.

Il silenzio come spazio sacro: una regola spirituale prima che disciplinare
Al di là della minaccia della scomunica, il silenzio del Conclave ha un valore spirituale. È pensato come spazio di discernimento puro, dove la preghiera e la coscienza siano libere da ogni eco del mondo. Anche chi prepara i pasti, stira le vesti o guida le auto lo sa: in quei giorni, nulla è ordinario. Ogni gesto, ogni presenza, è immerso in una dimensione altra. E il silenzio diventa il linguaggio universale che lega cardinali e laici, cuochi e cerimonieri, custodi e futuri papi. Tutti uniti da un vincolo che non è solo di legge, ma di fede.

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