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Denari falsi e crisi economica, la Banca Centrale libica ammette l’esistenza di 3,5 miliardi stampati illegalmente

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Denari falsi e crisi economica, la Banca Centrale libica ammette l’esistenza di 3,5 miliardi stampati illegalmente

La Banca Centrale della Libia ha ammesso l’esistenza di 3,5 miliardi di dinari stampati illegalmente, una cifra che supera di gran lunga la quantità ufficialmente riconosciuta della banconota da 50 dinari, recentemente ritirata dal mercato. Il caso ha scosso le istituzioni del Paese e ha spinto l’organo di vigilanza monetaria a intervenire pubblicamente con un comunicato in cui si riconoscono danni diretti all’economia nazionale, aggravati dal massiccio afflusso di valuta contraffatta. L’annuncio conferma i sospetti coltivati da tempo sulle infiltrazioni illegali nella catena di produzione della moneta.

Libia: Banca Centrale ammette esistenza di miliardi stampati illegalmente

Secondo quanto affermato dalla Banca, la circolazione di tali ingenti quantitativi di denaro ha alimentato la domanda di valuta estera, spingendo molti operatori economici e cittadini a cercare rifugio in monete più stabili. Questo ha ulteriormente messo sotto pressione le già fragili riserve valutarie del Paese e ha esacerbato la crisi di liquidità che da anni affligge il sistema bancario nazionale. Al danno economico si somma quello sistemico: il denaro contraffatto avrebbe infatti contribuito al finanziamento di attività criminali legate al riciclaggio e al contrabbando, alimentando circuiti opachi e consolidando reti parallele di potere.

Indagini e responsabilità istituzionali
Nel tentativo di arginare le ricadute e ricostruire la fiducia, la Banca ha confermato l’apertura di un’azione legale nei confronti dei responsabili della falsificazione. Il caso è stato deferito al Procuratore generale e notificato al Parlamento libico, nel quadro di un processo che potrebbe avere sviluppi giudiziari e politici di vasta portata. Il riconoscimento ufficiale di tale violazione monetaria si configura come un passaggio cruciale per far luce sulla gestione del denaro pubblico e sulle falle del sistema di controllo e stampa delle banconote.

Il commento del premier Dbeibah
Il Primo Ministro del Governo di Unità Nazionale, Abdulhamid Dbeibah, ha commentato duramente la vicenda con un post pubblicato sulla propria pagina Facebook ufficiale. Nel messaggio ha affermato: “L'ammissione della Banca Centrale dell'esistenza di 3,5 miliardi di dinari in più rispetto alla quantità ufficialmente stampata della banconota da 50 dinari – recentemente ritirata – conferma la veridicità dei nostri ripetuti avvertimenti sull'esistenza di valuta contraffatta inondata nel mercato libico, utilizzata per acquistare valuta estera e quindi finanziare le entità coinvolte in questa falsificazione”. Le parole del premier fanno eco alle preoccupazioni espresse negli ultimi mesi da esponenti del suo governo, che avevano più volte sollevato dubbi sulla regolarità della circolazione monetaria, indicando la stampa parallela come uno degli elementi di destabilizzazione economica.

Un sistema da ricostruire
La vicenda rilancia la questione dell’autonomia e dell’affidabilità della Banca Centrale libica, spesso contesa tra le varie fazioni politiche e istituzionali in un Paese che fatica a consolidare la propria unità statale. La stampa illegale di valuta rappresenta solo uno dei sintomi di un sistema vulnerabile, in cui la sovranità monetaria è minacciata da interessi esterni, frammentazioni interne e un’economia fortemente dipendente dall’export energetico. La sfida ora sarà non solo giudiziaria, ma anche politica: restituire fiducia alla popolazione e alle istituzioni internazionali sarà fondamentale per la stabilità della Libia.

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