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Caso Libia-Piantedosi, l’Italia minimizza: “Solo un equivoco diplomatico”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Caso Libia-Piantedosi, l’Italia minimizza: “Solo un equivoco diplomatico”

La magistratura libica ha ufficialmente aperto un procedimento penale a carico di Almasri, il diplomatico italo-palestinese fermato a Bengasi lo scorso giugno. Le autorità giudiziarie orientali hanno annunciato di voler approfondire “le circostanze dell’ingresso e del comportamento” del funzionario, giudicato sospetto per presunte violazioni dei protocolli diplomatici locali. La decisione ha immediatamente suscitato una reazione di allarme a Roma, dove le opposizioni accusano il governo di aver sottovalutato il caso, parlando apertamente di “menzogne istituzionali” e invocando l’intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio in Parlamento.

Caso Libia-Piantedosi, l’Italia minimizza: “Solo un equivoco diplomatico”

Le forze di minoranza, in particolare il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, puntano il dito contro Nordio, accusandolo di aver fornito informazioni parziali o fuorvianti sul caso Almasri. In Aula, sarà chiesto al Guardasigilli di riferire dettagliatamente su quanto accaduto durante il fermo a Bengasi, su eventuali trattative parallele e sulle comunicazioni intercorse tra il governo italiano e le autorità libiche. I gruppi parlamentari di opposizione parlano apertamente di un possibile insabbiamento e di “reticenze gravi” da parte dell’esecutivo.

Piantedosi e Tajani tentano di spegnere il caso
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha cercato di ridimensionare la portata dell’accaduto, sostenendo che si sia trattato “soltanto di un incontro annullato”, negando che vi siano state pressioni o trattative riservate. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha parlato di un “semplice fraintendimento tra diplomatici”, cercando di rassicurare sulla tenuta dei rapporti bilaterali tra Roma e Tripoli. Tajani ha anche sottolineato che “l’Italia continua a lavorare con tutte le autorità libiche per una stabilizzazione politica della regione”.

I delicati equilibri diplomatici tra Tripoli e Bengasi
Il caso Almasri si inserisce in un contesto già molto fragile. La Libia, divisa tra le autorità riconosciute a Tripoli e quelle parallele a Bengasi guidate dal generale Khalifa Haftar, è un terreno minato per la diplomazia italiana. Proprio la presenza simultanea di due governi rivali complica la gestione delle relazioni e aumenta il rischio di incidenti o provocazioni. Le missioni italiane nel Paese nordafricano si svolgono in un clima di costante incertezza, dove ogni gesto può essere interpretato come uno schieramento politico.

Un ritorno alla tensione su uno scacchiere strategico

L’episodio, pur sminuito dal governo, evidenzia la vulnerabilità dell’Italia nei teatri esteri più instabili. La Libia resta strategica per Roma sotto il profilo energetico, migratorio e geopolitico, ma anche estremamente instabile. Le mosse libiche sul caso Almasri sembrano suggerire una volontà di affermare autonomia e forza simbolica, in un momento in cui la presenza internazionale nel Paese è nuovamente in bilico. Il rischio è che ogni incidente, anche se apparentemente minore, possa trasformarsi in una crisi diplomatica di più ampio respiro.

Un altro italiano rilasciato in Costa d’Avorio

A fare da contrappunto positivo nella giornata, arriva la notizia della liberazione di Maurizio Cocco, cittadino italiano detenuto in Costa d’Avorio da oltre due anni con accuse mai chiarite fino in fondo. Il rilascio è stato reso possibile grazie a una lunga mediazione diplomatica portata avanti dalla Farnesina, che ha lavorato con discrezione per ottenere il via libera da parte delle autorità ivoriane. Un segnale che conferma come l’Italia continui a muoversi con attenzione sul piano consolare, nonostante le polemiche interne.

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