Si chiude nei rimpianti l'inarrestabile parabola discendente di Alitalia

- di: Redazione
 
Il lungo volo di Alitalia, cominciato quando ancora la Guerra era ricordo vivido, una ferita aperta e sanguinante, si chiude, tra lo sbigottimento del suo personale e l'amarezza di chi ancora crede in una ''bandiera'' e in una compagnia che portava sulla livrea i colori del nostro Paese. Un volo che, a differenza di quello della fenice, non vedrà nessuno risorgere dalle proprie ceneri, per le quali nessuno sembra disposto a scomodarsi.

Si chiude ufficialmente l'era Alitalia

Più che una fine, quella di Alitalia è stata una lunghissima agonia, che tra brevi riprese e cadute profonde, si è trascinata al di là di ogni ragionevolezza perché la compagnia, come spesso accade nella storia italiana, ha vissuto come luce riflessa dei padroni del vapore che l'hanno usata spessissimo, per non dire sempre, come bancomat del consenso politico: una assunzione, uno scatto di carriera, un appalto, tutto utile per dare lustro al ''capataz'' di turno.

Ora che la parola fine è stata incisa, a fuoco, sulla carcassa dell'azienda, cominciamo le riflessioni, intinte di nostalgia, quando viaggiare per il mondo sugli aerei Alitalia era garanzia di servizio e di puntualità. Cose che, col tempo, si sono scolorite, lasciandosi dietro un guscio vuoto che i vari maquillages hanno appena coperto.
La domanda che tutti si pongono, ben conoscendone la risposta, è se Alitalia poteva sopravvivere a sé stessa, alle assurdità che ne hanno contraddistinto la storia, con il personale aumentato a dismisura non per esigenze oggettive, ma per seguire una moda o semplicemente perché altrimenti non si poteva fare. Volendo tacere anche su iniziative editoriali con costi elevati davanti alle quali in più d'uno storceva in naso, pur essendo, tra i tanti, un male minore.
Alitalia è così diventata un ministero parallelo, che aveva necessità d'essere rappresentata nei capoluoghi perché era ''la compagnia aerea degli italiani'' e, per questo, in termini di immagine non poteva che essere sfavillante.

A creare problemi sono state anche le dinamiche sindacali, spesso tacciate di corporativismo peraltro giustificato dalla stessa natura di Alitalia, biglietto da visita all'estero del Paese, prima ancora che compagnia aerea, con costi, esigenze, piani industriali da rispettare, target da raggiungere.
Al suo che ci ha messo Alitalia ci sono da aggiungere fattori esterni, ma importantissimi, come la crisi del trasporto aereo seguito agli attacchi terroristici del settembre 2001 che hanno riscritto le regole della sicurezza negli scali e, con essa, anche i tempi. Le attese prima degli imbarchi, da necessari che erano e sono, si sono trasformati in una forca caudina per i viaggiatori. Per l'amor del Cielo necessaria, ma che oggi scoraggia i voli di corto raggio nazionali a tutto vantaggio dell'alta velocità, che ha molti pregi: costi più bassi rispetto a quelli di Alitalia; puntualità; eccellenza nel servizio ai passeggeri; convenienza logistica (arrivando nelle stazioni centrali si evitano gli spostamenti, spesso costosi, da e per l'aeroporto).

ADDIO ALITALIA, BENVENUTA ITA

Addio Alitalia, quindi, e verrebbe da dire benvenuta Ita, anche se il passo d'avvio dell'attività della compagnia non è che sia stato spumeggiante. La Regione Sardegna, infatti, ha aggiudicato alla compagnia spagnola low cost Volotea le rotte della continuità territoriale con la Penisola. E non lo ha fatto perché magari i dirigenti di Volotea sono più simpatici, ma per un banalissimo motivo: la Regione Sardegna ha scelto la compagnia spagnola perché la sua offerta è stata oggettivamente più vantaggiosa di quella di Ita, con ribassi sino al 41,6%. Come diceva la mitica 'sora Lella': ''Cominciamo bbbene''.
Il Magazine
Italia Informa n° 5 - Settembre/Ottobre 2021
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