Aborto: la caduta dell'Impero americano

- di: Diego Minuti
 
Gli Stati Uniti, guardiani (ruolo auto-attribuito e quindi contestato da molti) della democrazia nel mondo, economia guida a livello planetario, laboratorio sociale perenne, si sono scoperti più poveri, perché, con la sentenza della Corte suprema in materia di costituzionalità dell'interruzione della gravidanza, hanno capito che i loro diritti civili sono affidati, per paradossale che possa sembrare, a nove persone che non sono state elette, che non hanno mai passato il vaglio del giudizio della gente, ma che, nelle loro mani, hanno le sorti di ciascun statunitense, anzi di tutti coloro che vivono sul suolo americano. 

Nove persone che non hanno mai sottoposto sé stesse ad un voto, se non quella del Congresso che, dopo l'indicazione del presidente degli Stati Uniti, è chiamato a valutarne il profilo morale, non facendosi influenzare da quello politico. Giudici che, pur intervenendo su materie che attengono alla quotidianità di centinaia di milioni di soggetti, e quindi detenendo un potere enorme, pur sempre filtrato dalla Legge, occupano quel posto solo perché indicati. 

E' proprio questo che invece accade: è cioè la politica a prevalere perché i giudici della Corte suprema vengono ''suggeriti'' sulla base della aderenza del loro pensiero giuridico a quello del Presidente, di cui divengono una emanazione, anche se guai a definirla tale. Nella vicenda della legge sull'aborto non è in discussione se una decisione della donna che riguarda il suo corpo sia giusta o errata (tanto è personale, tanto è legata al suo essere una umana senziente), quanto se un collegio - sia pure quello della Corte suprema - può intervenire ''a monte'', dicendo che questo argomento non è contemplato nella Costituzione e rinviando a ciascuno Stato la decisione sul merito. 

In questo modo quello che per cinquant'anni è stato un diritto tutelato dalla massima istanza decisionale americana, da ieri deve sottostare alle legislazioni dei singoli Stati e, quindi, al colore politico del loro governatore. Tant'è che, appena nota la decisione della Corte Suprema, alcuni governatori repubblicani si sono affrettati, con una velocità che tradisce quanto bramassero di poterlo fare, a dichiarare l'aborto illegale e, quindi, a sanzionarne chi vi ricorre e chi lo pratica, da medico o infermiere. 

La Corte, quindi, ha dato rango in intangibilità alla Costituzione, affermando che quel che non vi è menzionato non è tutelato da essa. Quasi fosse la Bibbia che per alcuni deve essere presa come unico canone di comportamento contenendo solo verità, mentre per altri è il frutto dell'accordo che su suo testo fu adottato dai maggiori esponenti del nascente cristianesimo, che ne concordarono il contenuto per renderlo uno strumento di proselitismo, accrescendo l'aura divina di Gesù a dispetto del suo profilo ''politico'' o filosofico..

Il peso della decisione della Corte suprema non si esaurisce nella semplice restituzione della materia alla legislazione dei singoli Stati, e non solo perché afferma che la Charta redatta e firmata dai 49 Padri fondatori non può essere interpretata, ma soltanto applicata. Essa infatti ha una valenza politica di prospettiva enorme perché, ormai consolidata la maggioranza in seno al collegio (sei contro tre), i conservatori si preparano a riconsiderare in modo restrittivo e quindi punitivo leggi in materia di contraccezione, matrimoni gay o di  procreazione assistita, solo per il fatto che di questi argomenti la stessa Costituzione non parla perché, nel 1789, non si pensava nemmeno che essi esistessero. 

Ma è chiaro che gli stessi che non hanno ritenuto l'aborto da tutelare, non avranno alcuna remora  a mettere le mani su temi che, legati alla sfera sessuale, la Costituzione ''puritana'' non contemplava nemmeno lontanamente. Poco vale, a questo punto, pensare che la Suprema corte sia andata ben oltre i limiti del suo mandato, tanto non cambierebbe nulla. Così come, in questa fase, non si può tirare dentro il dibattito il ruolo che, nei tentativi di Donald Trump di cercare di ribaltare, in modo fraudolento, l'esito delle elezioni presidenziale, ha avuto la moglie fanatica repubblicana del giudice Thomas, considerato un super-conservatore. Questa faccenda in Italia avrebbe occupato pagine di giornali, non in America dove le sfere personali del giudice e della moglie restano nettamente distinte. 

In queste ore molte proteste stanno infiammando l'America e i governatori democratici hanno ribadito la loro disponibilità ad aiutare le donne che voglio partorire nelle strutture sanitarie dei loro Stati, anche garantendo loro un sostegno economico. 
Ma è questa, oramai, l'America, la Terra dove nessuno deve negarsi la speranza? Resta ancora il Paese delle opportunità, a patto che siano contemplate dalla Costituzione?
Il Magazine
Italia Informa n° 3 - Maggio/Giugno 2022
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