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Premio Ischia comunicatore dell'anno

- di: Stefania Assogna

Dal 28 al 29 giugno si svolgerà l’annuale PREMIO ISCHIA INTERNAZIONALE DI GIORNALISMO, nella meravigliosa cornice dell’isola omonima. Il riconoscimento, organizzato sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, premia i giornalisti e gli addetti alla comunicazione, per la professionalità e deontologia che hanno contraddistinto la loro carriera. Il Premio, è stato ideato e voluto nel 1980 da Giuseppe Valentino (1926 - 1988) a ricordo del quale è stata poi dedicata la Fondazione: Premio Ischia - Giuseppe Valentino, istituito per volontà della famiglia Valentino, della Regione Campania e della Camera di Commercio di Napoli. L’attività della Fondazione, va ricordato, non si esaurisce soltanto con la consegna degli annuali riconoscimenti, ma in ogni periodo dell’anno, si propone di organizzare e patrocinare mostre, convegni e dibattiti mirati a qualificare gli aspetti culturali, archeologici e ambientali dell’isola d’Ischia e della Regione Campania. 

Il Premio Internazionale di questa 40a Edizione 2019, verrà assegnato a:
Carlo Verdelli: giornalista dell’anno; Massimo Bordin di Radio Radicale: Premio in memoria, per l’impegno sociale; Fabio Tamburrini: giornalista dell’anno per l’informazione economica;  Federico Buffa: giornalista dell’anno per l’informazione sportiva; Francesca Mannocchi: Premio Ischia giornalista-scrittrice; Italo Cucci: Premio Ischia alla carriera;  Antonello Perillo: Informazione regionale.

L’evento si svolgerà a Lacco Ameno, e quest’anno, si arricchirà dell’ulteriore tassello della Prima edizione del Bando Premio Giornalismo Ambientale d’Impatto, rivolto agli studenti del 2° anno di tutte le scuole di giornalismo italiane riconosciute, che si pone, come obiettivo, di valorizzare giovani reporter che si occupano di temi ambientali.

E’ giunto invece alla sua XII edizione, il Premio Ischia Comunicatore dell’Anno, scelto tra i professionisti che abbiano saputo promuovere e sostenere la reputazione delle organizzazioni pubbliche, del no profit, delle istituzioni e delle aziende private in generale, quindi persone che, per raggiungere gli obiettivi abbiano dovuto e saputo sviluppare iniziative con particolare impegno, creatività e innovazione anche in ambito social media. Quest’anno il Premio è stato conferito a Alessandro Magnoni, Direttore Comunicazione e Affari Istituzionali di Whirlpool Europa, Medio Oriente e Africa. Un riconoscimento speciale è andato a Rosy Russo fondatrice dell’Associazione “Parole O_Stili”, fondata nel 2016 con l’obiettivo di sensibilizzare, responsabilizzare ed educare gli utenti della Rete a praticare forme di comunicazione non ostile e di promuovere la condivisione dei valori espressi nel “Manifesto della comunicazione non ostile”.
I premi sono stati assegnati dalla Giuria formata da Leonardo Bartoletti, giornalista, Simone Bemporad, Director of Communications and Public Affairs Assicurazioni di Generali Spa, Giovanni Buttitta, Responsabile Relazioni Esterne e Progetti Speciali e Sostenibilità di TERNA spa, Alessandro Bracci, Dir. Sede Interregionale di Roma SIAE, Gerardo Capozza, Segretario Generale di ACI - Automobile Club d’Italia, Vittorio Cino, Direttore European Affairs The Coca-Cola Company Public Policy Center Europe, Middle East & Africa, Ludovico Fois, Consigliere Relazioni Esterne e Istituzionali e della Comunicazione ACI - Automobile Club d’Italia, e direttore editoriale de” L’Automobile”, Carlo Gambalonga, giornalista, Flavio Natalia, Vice direttore di SkyTG24 con delega allo spettacolo, Massimiliano Paolucci, Direttore relazioni Esterne di ACEA Spa, Stefano Porro, Direttore Relazioni Esterne e Affari Istituzionali, - Autostrade per l’Italia, Valeria Speroni Cardi, Head of Corporate Press & Media Relations Menarini Group, Luciano Tancredi giornalista, Ferruccio Sepe, Capo Dipartimento per l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Luca Torchia, Head of External Relations and Sustainability TERNA Spa.

Incontriamo Ludovico Fois, membro della Giuria “Premio Ischia Comunicatore dell’anno”. Fois è Consigliere Relazioni Esterne e Istituzionali e della Comunicazione di ACI - Automobile Club d’Italia, direttore editoriale de ”L’Automobile”, esperto di comunicazione politica e pubblica. Già nello staff della comunicazione di uno dei principali partiti italiani, ha partecipato alla definizione delle strategie di molte campagne elettorali. Come consulente strategico, ha collaborato con vari Enti pubblici e ha curato le relazioni istituzionali di aziende multinazionali operanti in Italia.

Il valore di riconoscere e premiare i candidati, per i loro meriti professionali, è evidentemente la ragion d’essere del Premio Ischia Internazionale. Secondo Lei, oltre a questo, quali sono i punti di forza dell’evento? E perché suscita così tanto interesse da appassionare e coinvolgere membri di Giuria così di spicco?
Storia, prestigio, indipendenza: questi sono a mio parere i tre sostantivi, tra loro correlati, che meglio descrivono il Premio e che ne fanno una eccellenza da 40 anni. E sono anche le ragioni del “peso” del Premio che quindi attira a sé i migliori professionisti del giornalismo e della comunicazione, a iniziare dai componenti delle Giurie. Infine, grazie a questa partecipazione, il Premio Ischia è un formidabile appuntamento annuale di incontro e confronto degli operatori sul sistema media italiano.

Lei è un esperto di comunicazione politica e pubblica e ricopre il ruolo di Consigliere Relazioni Esterne e Istituzionali e della Comunicazione di ACI - Automobile Club d’Italia. Alla Sua intuizione si deve la campagna “RISPETTIAMOCI” protagonista necessaria del Giro d’Italia, evento sportivo di questo periodo. Qual è il messaggio che intende comunicare? Ce ne può parlare?
Abbiamo deciso di essere presenti al Giro d’Italia per lanciare la campagna #rispettiamoci con l’obiettivo di ridurre il drammatico bilancio degli incidenti tra automobili e biciclette, che lo scorso anno hanno visto tra i ciclisti 260 vittime e migliaia di feriti. Quindi è stato scelto il Giro, naturale e formidabile momento di sport, seguito sulle strade da 8.5 milioni di italiani e da 35 milioni sui canali RAI, per diffondere il nostro decalogo, con 5 consigli per gli automobilisti e 5 per i ciclisti, e per sensibilizzare chi guida e chi pedala ai corretti comportamenti e al reciproco rispetto.  Con orgoglio sottolineo che ACI ha tra le sue principali missioni garantire la miglior sicurezza stradale, per tutti gli utenti della strada a iniziare dai più vulnerabili (pedoni e ciclisti) e non solo per gli automobilisti che pur rappresenta. Sicurezza che negli ultimi vent’anni è aumentata notevolmente, grazie in particolare alle nuove tecnologie applicate all’auto e alle nuove normative. Al contempo però non dobbiamo mai dimenticare la componente umana del rischio, perché è sull’uomo, con i suoi comportamenti alla guida, che ricade la responsabilità finale.

Il 23 gennaio 1905, è la data d’inizio dell’Automobile Club d’Italia, l’ente nazionale noto a tutti con il suo acronimo A.C.I. che nasce come federazione a carattere privatistico, riservata ai pochi eletti proprietari di un’automobile e rappresentativa dei vari AA.CC. regionali e sezioni locali, con un ruolo di rappresentanza ufficiale nei rapporti con l’estero e con attività dedicata per lo più alla regolamentazione dello sport automobilistico.
I gentiluomini che danno vita all’ACI sono nove: il Marchese Ginori di Firenze, il Cav. Agnelli, il Marchese Ferrero di Ventimiglia, l’Avvocato Goria-Gatti di Torino, il conte Corinaldi, il Comm. Rignano entrambi di Padova, il Marchese di Soragna e il Cav. Massoni di Milano, l’ing. Gamba di Genova. Quella dell’ACI è una bella storia italiana da raccontare, per il suo passato elegante ma anche per il suo futuro promettente. Da allora, infatti, dopo oltre cento anni, due guerre e innovazioni tecnologiche di ogni tipo, l’ACI esiste ed è in una forma splendida e dal 2016, dopo oltre un secolo dal suo debutto è tornata anche la rivista “ l’Automobile” oggi istituzionale dell’ACI. Qual è l’impegno e il ruolo di ACI oggi? E quali gli obiettivi dei prossimi anni?
ACI nel corso della sua storia, con l’evolversi della mobilità, ha via via aumentato i suoi doveri e suoi impegni, passando dalla mera tutela dei pochi di inizio ‘900 alla salvaguardia del bene della mobilità per tutti gli italiani. Oggi ACI sta affrontando la grande sfida della mobilità complessa del futuro prossimo, affinché tutti, nessuno escluso, ne possano cogliere le opportunità che si prospettano, senza dover rinunciare alla massima libertà di spostamento. Riteniamo imperativo categorico che, per garantire al Paese crescita e sviluppo, la mobilità sia sempre più efficiente, come anche il trasporto delle merci. Per ACI la mobilità è sostenibile certamente se ha meno impatto ecologico e riduce il traffico migliorando i tempi di percorrenza, ma è concretamente sostenibile e fattore di sviluppo se sempre più sicura e alla portata di tutti. Viceversa torneremmo a centoventi anni fa, con l’auto per pochi privilegiati.

La Comunicazione è il carburante per qualsiasi impresa si voglia creare, mantenere e ampliare nonché della politica in cui Lei ha maturato una certa esperienza.
Comunicare significa instaurare un dialogo, significa ascoltare e dare risposte, proporre e accogliere le reazioni. Comunicare è una delle azioni umane che non ha il suo contrario, ossia quando si tace si comunica comunque, che non si vuole parlare e ascoltare gli altri. Per queste ragioni senza comunicazione un’impresa non esisterebbe, non potrebbe raccontare i suoi prodotti e non saprebbe cosa ne pensano i suoi clienti. Poi naturalmente c’è chi comunica bene, professionalmente, e chi lo fa maluccio, ma questa è un’altra storia.
Ma lei mi stuzzica sulla comunicazione politica, che considero la forma più elevata di comunicazione, non fosse altro perché si rivolge a tutti i cittadini ed è alla base dei processi democratici: la libertà di espressione cos’è se non la libertà di comunicare? Da sempre la comunicazione politica rappresenta la più complessa modalità di dialogo, la più sensibile agli umori, la più veloce nella risposta. Una palestra unica che mi ha formato profondamente e a cui devo molto.

A questo punto la domanda è irresistibile: dai Tweet di Trump ai Gilet Gialli che complicano la vita a Macron, ogni tanto si ha l’impressione che qualcosa sfugga di mano nella Comunicazione attuata dai personaggi di spicco della politica; è solo apparenza? In che modo si sta evolvendo la Comunicazione dei potenti? C’è qualcosa che va corretto?
Bella domanda, la risposta richiederebbe un libro! Cerco una sintesi.
Il web 2.0 ha complicato la vita ai Leader politici, con vantaggi indiscussi ma anche con criticità severe. Se da un lato questa tecnologia permette a chiunque di proporre contenuti e a bassissimo costo, dando compiutezza alla democrazia perché i tanti possono parlare ai tanti, in realtà tale compiutezza diventa solo apparente quando i messaggi diventano così numerosi da non poter più essere compresi e valutati, vedi il fenomeno fake news.
In questo corto circuito quotidiano, dove l’informazione sembra non avere più una classifica, dove le fonti hanno eguale audience, indipendentemente dalla loro autorevolezza, dove il sensazionale viralizza più del ragionevole, dove ci si aggrega per affinità e non più per geografie, è difficile per la politica e i suoi leader districarsi. Qualcuno prova a cavalcare la tigre, spesso gli scappa di mano e prima o poi viene disarcionato. Qualcuno cerca di sfuggire a questo meccanismo, prova con una comunicazione meno aggressiva, più di ragionamento, ma si condanna all’irrilevanza. 
Molto va corretto, certamente, ma temo ci vorrà del tempo, perché il meccanismo rendendo tutti pseudo-protagonisti, per correggersi richiede lo sforzo di tutti. Forse le nuove generazioni “internet native” e vaccinate riusciranno a “domare” questa immensa mole di notizie, di sollecitazioni, di messaggi. Nel frattempo dobbiamo lavorare, e augurarci, che questa sbornia un po’ passi rimettendo le leadership politiche in grado di dialogare, ragionare, proporre.

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