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Nuovi stili di vita ai tempi del Covid-19

- di: Stefania Assogna
 

Italiani, popolo di navigatori, esploratori, santi ed eroi...in quarantena.

Il periodo di contagio da CoviD-19 costringe a passare gran parte del tempo in casa, fatto salvo poche attività esterne essenziali. Siamo tutti dentro le statistiche e in questo periodo più che mai. Contagiati, non contagiati, e quelle categorie più drammatiche, dei ricoverati gravi in Terapia Intensiva e dei deceduti, ai quali riserviamo tutto il nostro più grande abbraccio. Tra questi dati ci sono poi i cittadini ubbidienti che seguono le linee guida del Governo restando a casa. I più fortunati, quelli con la certezza di un lavoro, si dedicano allo smart working, gli altri sperano nell’attesa che tutto passi presto ma la loro permanenza in casa non è sempre serena, per l’incertezza del futuro lavorativo. Nel primo periodo, di permanenza forzata in casa, per alcuni si è allungato il tempo destinato al sonno, che, come dicono gli antropologi, è una difesa naturale, che protegge atavicamente l’uomo dalla fragilità della depressione, poiché in tale stato, fin dagli albori dell’umanità, l’uomo è più vulnerabile, e quindi facile preda dei pericoli. Passato questo primo periodo, poi ci si ritrova a considerare per la prima volta la propria casa, quella che a malapena si viveva per poche ore al giorno, più che altro la sera, per guardare la TV e poi andare a dormire e che ora, in questo tempo sospeso, sembra apparire sotto una luce differente. Si rivaluta l’importanza dello spazio esterno: un giardino, un terrazzo, un balcone, che in questo tempo di clausura diventano un bene necessario, un valore aggiunto indispensabile. Chi non ne possiede uno sta già pensando di cambiare casa, forse di trasferirsi in campagna, alle porte della città. Avverrà una inversione di tendenza? Quel riavvicinamento al centro della città, che da qualche tempo era la tendenza a livello internazionale, ancora una volta cambierà? E il mercato immobiliare, come si modificherà? Quali esigenze nuove creerà a livello abitativo, questo modo nuovo di vivere, in cui sarà necessario passare molto più tempo in casa, anche quando l’emergenza sarà finita? Intanto abbiamo fatto uno studio su come la gente sta trascorrendo questo tempo. C’è una prima suddivisione tra single, famiglie senza figli e con figli, per questa ultima categoria poi occorre un’ulteriore suddivisione tra quelle con figli molto piccoli o grandi. A parte il lavoro da casa, tutte le categorie affrontano la vita in casa influenzati dal loro status familiare. Per tutti, single e non, in ufficio o a casa, lavorare al chiuso al computer non fa molta differenza, anzi, possono farlo senza doversi vestire in modo adeguato e col frigo accanto. Il Covid ha offerto la più massiccia sperimentazione dello smart working mai verificata prima e intorno alla redditività, pregi e difetti, possibilità di controllo o meno delle ore di lavoro, si stanno impegnando moltissimi organi di verifica e studio in tutto il mondo. Tutti, si dedicano ad attività casalinghe per le quali finalmente hanno tempo libero; chi usa i social attivando conversazioni in gruppo, chi mette in ordine, spostando mobili reiventando gli spazi; svuotando armadi e liberandosi finalmente di quello che non serve più. Le attività creative aiutano contro la depressione e l’ansia, perciò, se si dispone di un terrazzo o un balcone, si incoraggia ad allargare i propri orizzonti della botanica, curando quel che c’è o creando un piccolo orto di erbe aromatiche, o un angolo di piante tropicali in un a piccola serra. Alcuni si dedicano ad altre attività creative per le quali non avevano più tempo, riprendendo gli studi di musica, delle lingue straniere, chi inizia o riprende a dipingere, chi compone poesie, chi cucina imparando o sperimentando. Il web offre corsi di ogni tipo, dal fitness alla cucina, dalle lingue straniere, alle scienze. Altri riscoprono il modellismo: dal veliero scala 1:20 con ogni particolare perfettamente riprodotto, al carrarmato da guerra, mentre resta un must have il Lego o il puzzle (ma dai 10.000 pezzi in su). Molto più rari ma molto apprezzati, quelli con la sindrome da bibliotecari-archivisti, che leggono, riordinano, classificano i loro volumi, suddividono la libreria per argomento. I single contrariamente a quanto si creda sono quelli più allenati e organizzati alla vita in casa in solitudine; in tempi normali, se escono di solito è per lavorare, sono carrieristi, non hanno orari, sono spesso troppo impegnati per crearsi una famiglia e a parte qualche aperitivo o cena amano viaggiare, e per loro il vero problema, casomai, si porrà più avanti, se non potessero realizzare la vacanza che si erano proposti di fare, mentre TecnoGym aveva già da tempo aperto un settore produttivo destinato alla palestra in casa con macchine adatte allo scopo, e la mancanza della palestra può essere colmata facilmente. Lo stesso spirito vale per le famiglie senza figli, (specialmente quelle che hanno scelto di non averne), che si adattano allo stesso modo mentre cambia tutto per le famiglie con figli. Le famiglie con figli, specialmente già grandi, oltre alle attività già descritte hanno la responsabilità del nucleo, per cui coinvolgono i figli, li seguono nello studio, ingaggiano gare alla playstation, ma non sempre è facile gestire l’iperattività dei ragazzi che senza possibilità di socializzare con i coetanei, fare sport e uscire possono diventare insofferenti. Tenerli occupati on piccoli lavoretti, responsabilizzarli e riconoscere il merito con apprezzamenti ben esternati può essere molto positivo. Bello anche chi ha attivato un gruppo di lettura/cineclub, in ambito familiare, in cui si leggono dei libri o si guarda un film e poi lo si commenta, educando il proprio nucleo al dialogo, al confronto ad esternare ciò che si sente. Scivolando invece sul faceto di questioni semi serie, si è rilevato come alcuni genitori, quelli più impegnati normalmente nel lavoro, si sia proposta la questione del supermercato e della spesa, che con la cucina, diventa il fulcro di tutto un pensiero e un’organizzazione strategica cruciale, alla quale bisogna adattarsi specialmente se si hanno figli con esigenze alimentari, abitudini, cose che piacciono o no con cui doversela vedere a ogni pranzo e cena. Là dove cucinare per i figli, è una questione per certi versi “nuova” solitamente delegata alla domestica debitamente istruita, o alle mense scolastiche, ai nonni, sorgono delle piccole difficoltà, date dallo stress da prestazione ai fornelli, trovando perfino qualche genitore impreparato, ma tutto molto superabile, specialmente con l’aiuto di qualche consegna a domicilio. I figli piccoli, in quanto tali hanno invece genitori più allenati con le esigenze di cibo, ma quelli tra i tre e i cinque anni, tuttavia bisogna tenerli occupati senza esagerare con smartphone o tv, per cui ci si attiva rispolverando vecchi giochi come “il teatrino” con pupazzi che si indossano come guanti, il disegno da colorare, la lettura di favole, l’ascolto della musica, specialmente quella classica, rilassante, educando i piccoli ai suoni armonici, alla bellezza. Un po’ impegnativo ma ne vale la pena. Passerà, ma in qualche modo questo tempo drammatico e incerto lascerà un suo percorso intimistico, come un lungo viaggio in fondo a noi stessi, che da soli o con i familiari, anche cosi indifesi, impotenti, impreparati, tuttavia inevitabilmente usciremo più forti, acquisendo da questa esperienza nuova, nuovi imput.

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