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Presidenziali USA: Trump parte da Tulsa, l'ennesimo sfregio ai neri d'America

- di: Diego Minuti
 
A livello di presidenti gli Stati Uniti, nella loro Storia, non si sono fatti mancare nulla: dagli schiavisti (chissà perché nessuno ha ancora pensato di chiamare in modo diverso la capitale dal momento che George Washington, secondo più fonti storiche, aveva anche lui degli schiavi neri) ai maneggioni, ai teorici del 'sesso improprio' (Bill Clinton e le sue strane teorie su come trascorrere i pomeriggi nello Studio Ovale accompagnandosi ad una stagista), ai complici di irruzioni negli uffici della ''concorrenza'' (Dirty Dick Nixon ed il Watergate).
Oggi dobbiamo aggiungere un altro mattoncino alla costruzione della figura presidenziale perché Donald Trump ha deciso di tenere il primo comizio della sua campagna elettorale 2020 a Tulsa, in Oklaoma, una città grigia e priva di ogni attrattiva che è entrata nella storia del Paese per essere stata teatro, nel 1921, del più grande linciaggio di neri.

Trecento afroamericani furono massacrati, nel giro di poche ore, in un episodio che ancora oggi rimane per molti versi oscuro e sul quale il Paese ha steso una colpevole coltre di silenzio e vergogna che si è protratto sino all'inizio di questo secolo quando sull'accaduto si sono avviati studi e ricerche che stanno per dare il loro responso.

Ma perché Tulsa e perché il 19 giugno (anche se per motivi d'opportunità l'happening dei sostenitori di Trump è stato spostato di un giorno per motivi di ordine pubblico)? Qui occorrerebbe entrare nei meandri contorti della psiche di Donald Trump per cercare di capire perché abbia scelto la data, il Juneteenth, che celebra la fine ufficiale della schiavitù negli Stati Uniti. Ma enfatizzare così l'avvio della campagna elettorale, lanciata dalla città simbolo dei linciaggi, mentre ancora le proteste invadono strade e piazze di tantissime città, non può essere certo essere interpretato come un gesto distensivo, come il classico ramoscello d'ulivo verso i manifestanti che sostengono che ''Black lives matter''. Anzi, ha proprio il sapore di una provocazione, di un inopportuno mostrare i muscoli quando anche nelle ultime ore la letteratura dei neri ammazzati dalle forze di polizia si arricchisce di nuovi e sconvolgenti capitoli.

Prendendo la definizione che ne dà la Treccani, il linciaggio è il ''Termine con cui si designa comunemente l'esecuzione sommaria, da parte della folla, di delinquenti colti in flagrante o d'individui comunque ritenuti colpevoli. Il nome di legge di Lynch si applica anche a ogni forma di procedura sommaria, fuori della legalità, con cui in paesi non ancora strettamente regolati dal diritto o in periodi di anarchia gruppi di cittadini condannano e giustiziano''.
Ancora oggi non ci sono certezze su chi fu il Lynch che ha dato il prefisso a linciaggio, di certo di questa forma barbara di giustizia di strada la Storia è piena.
Per molti, forse Tulsa sarebbe stato il luogo meno adatto per una manifestazione da parte di un presidente che, con comportamenti discontinui, al limite della schizofrenia, è riuscito a spaccare in due il suo Paese. Ma niente ferma Trump che, alla vigilia della manifestazione, ha letteralmente minacciato gli eventuali contestatori.

La sua scelta ha indispettito molti capi di organizzazioni afroamericane ed eletti di colore, secondo i quali essa è stata "uno schiaffo e una mancanza di rispetto" .
Ma niente ha fermato Trump, nemmeno il rispetto per quelle centinaia di neri (ma soprattutto cittadini liberi) braccati e massacrati da loro connazionali e concittadini di pelle chiara.
Tra qualche settimana il linciaggio di Tulsa di quasi cento anni fa potrebbe essere riletto, alla luce di nuovi studi, per trovare un posto nella storia degli Stati Uniti che non quello spacciato per molto tempo per moti di strada, per regolamenti di conti che nulla avevano a che fare con il razzismo.

Una equipe di archeologi dell'Università della Florida, guidata dall'antropologa forense Phoebe Stubblefield, sta lavorando all'individuazione dei siti di due fosse comuni dove sarebbero stati sepolti i corpi di molte delle vittime del massacro, il più grande a sfondo razziale mai visto negli Stati Uniti e che si protrasse per due giorni in una città che non seppe (o non volle ) fermare le orde di assassini che giravano per le strade a caccia di prede da picchiare, ferire, impiccare, bruciare vive.
Secondo la storia tramandata (cioè non quella ufficiale, suffragata da elementi certi) a scatenare il linciaggio potrebbe essere stato l'amore clandestino tra un nero ed una donna bianca. Un tema ricorrente, quasi che il sesso debba entrarci sempre e possa giustificare tutto se esso viola leggi che esistono e sono cogenti solo nella testa di pochi fanatici.

Tutto nacque comunque dall'arresto di un ragazzo di colore, Dick Rowland. Alla notizia una folla di bianchi arrabbiati di ammassò davanti al tribunale trovandosi di fronte dei veterani di colore della prima guerra mondiale che cercavano di proteggere Rowland. Partirono i primi colpi d'arma da fuoco e, con essi, la caccia al nero. Nel giro di poche ore Tulsa si trasformò in un inferno per i neri. Le loro attività commerciali, nel quartiere di Greenwood, furono prese d'assalto e incendiate mentre la polizia assisteva senza intervenire. Anzi, secondo i neri, gli agenti non solo proteggevano i massacratori, quanto si schierarono al loro fianco, usando una mitragliatrice contro la gente di colore.

Solo dopo 75 anni, un gruppo di parlamentari di diverse estrazioni politiche, chiese ed ottenne che una commissione indagasse e l'esito di quell'indagine suonò come un atto d'accusa per la popolazione bianca di Tulsa che si schierò compatta con le squadre di massacratori.
Lo Stato dell'Oklaoma ha fatto ammenda, con l'istituzione di borse di studio per i discendenti dei neri linciati e l'intitolazione di un parco pubblico alle vittime del massacro.
Ma tutto questo a The Donald non interessa.
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