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Per risolvere il "giallo Aspi" occorrerà forse un commissario

- di: Diego Minuti
 
Commissario: La prima definizione che viene in testa è quella dell'investigatore della Polizia chiamato, spesso, a capire chi sia il responsabile di questo o quel delitto. Il commissario è diventato il protagonista di decine e decine di polizieschi che ormai abbondano in Italia, ma anche fuori. E sì, perché alle nostri latitudini non abbiamo solo Montalbano come commissario.

Ce ne sono tanti altri. Come il commissario Ambrosio (creato da Renato Olivieri), c'è il suo collega Arrigoni (creatura di Dario Crapanzano) e come il più giovane (dal punto di vista editoriale) Ricciardi (cupo personaggio che Maurizio De Giovanni immagina nella Napoli del fascismo). Ma i commissari 'made in Italy' sono personaggi di fantasia e quindi non sono a disposizione del presidente del Consiglio che, per risolvere il “caso Aspi”, dovrà trovare qualche altro “investigatore” cui affidare la soluzione del “giallo Autostrade per l'Italia”, non per scoprire chi è l'assassino - che già c'è e di fatto è reo confesso -, ma per capire come venire fuori da una vicenda intricata e ricca di trappole, come un poliziesco che si rispetti.

Il commissario è infatti una delle soluzioni che il Consiglio dei ministri, convocato per le prossime ore, dovrà vagliare per evitare gli schizzi di fango che rischiano di sporcare - in senso squisitamente politico - più d'uno. Anche perché proprio oggi è venuta fuori la notizia che quattro mesi fa il ministro per le Infrastrutture, Paola De Micheli, aveva indirizzato a Conte una “riservata personale” proprio sul caso Aspi in cui prospettava due distinte soluzioni (o, se preferite, vie di fuga) per evitare di cadere nelle sabbie mobili che si sono aperte davanti al cammino del Consiglio dei Ministri dopo il crollo del ponte Morandi e la necessità di non uscirne con le ossa rotte politicamente.

Una missiva che, parrebbe, non ha avuto alcuna risposta, contribuendo a dilatare i tempi della soluzione.
La nomina di un commissario - che resta sempre una soluzione estrema, quasi traumatica - darebbe all'esecutivo il tempo per trovare una via d'uscita che per i Cinque Stelle non può essere altro che la revoca della concessione e, quindi, l'estromissione della famiglia Benetton e di Atlantia. Una soluzione che spianerebbe la strada magari all'ingresso della Cassa Depositi e Prestiti, ovvero con lo Stato che diventa l'azionista di riferimento.

Ma non è tutto così semplice come pare: non si può fare ricorso ad un semplice automatismo (non abbiamo nessuna fiducia nei Benetton, quindi sbattiamoli fuori senza problemi) per cancellare un problema che rischia di trovare - e chissà tra quanto - l'ultima risposta in un'aula di giustizia. Perché, è bene precisarlo, al momento nessun magistrato o collegio si è espresso con una sentenza sul crollo del ponte Morandi e quindi sulle responsabilità materiali.

Posto che il quadro della vicenda, cioè l'inchiesta penale, è abbastanza chiaro, così come chiaro l'impianto dell'accusa, resta da vedere come il percorso del relativo processo si potrà sviluppare.
E si sa che non sempre il più scontato dei verdetti formulati sui giornali o dagli scranni della politica trova conferma in un dispositivo di condanna. Insomma, se il consiglio dei ministri dovesse decidere di revocare la concessione ad Aspi, il minimo che ci si possa aspettare è un lungo iter giudiziario, che in linea di ipotesi potrebbe anche concludersi con un conto salatissimo per gli italiani.

E poi, come dicono oggi alcuni esponenti di Italia Viva (componente della maggioranza), non è che l'Anas, che sarebbe chiamata a farsi carico dei contenuti della concessione, stia dando grandi prove di capacità di gestione delle sue competenze. Parole cui fanno eco quelle del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che pone due interrogativi, legati all'eventuale revoca della concessione: chi gestirà la rete autostradale oggi in capo ad Aspi? E con quali regole?

E poi bisogna anche tenere conto che nel capitale di Autostrade per l'Italia figurano altri soggetti (Appia, con Allianz ed Edf; Silk road, fondo cinese 'teleguidato' dal governo di Pechino) che si incrociano anche con Atlantia e che stanno guardando con grande attenzione, anzi preoccupazione all'evoluzione della situazione.
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