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George Floyd, nuovi filmati di un'agonia in diretta tv

- di: Diego Minuti
 
51 volte in otto minuti e 46 secondi.
Per 51 volte, mentre era inchiodato a terra, con un ginocchio a premergli sul collo, George Floyd, prima di morire, ha chiesto aiuto dicendo ''Non riesco a respirare", senza che il poliziotto che ne stava provocando la morte si fermasse.

Occupano 82 pagine i documenti che sono stati allegati, nelle ultime ore, all'inchiesta penale che a Minneapolis sta cercando di chiarire tutte le fasi dell'arresto che portarono alla morte dell'afroamericano, fermato per un normale controllo conclusosi drammaticamente e documentato da tanti testimoni, alcuni dei quali hanno usato i loro smartphone per immortalare quando stava accadendo davanti ai loro, attoniti occhi.

Nelle nuove prove documentali ci sono soprattutto le trascrizioni dell'audio dei video girati dai testimoni, che raccontano l'agonia di Floyd.
Non che l'accaduto non fosse definito dai video dei testimoni subito acquisiti dagli investigatori. Ma ora il quadro generale è stato completato grazie ai filmati girati dai passanti ed alle immagini delle telecamere di sicurezza, oltre che alle dichiarazioni del procuratore generale del Minnesota, Keith Ellison.

I nuovi video non aggiungono molto alla dinamica dell'accaduto, ma certo aumentano l'impatto emozionale della vicenda perché si sente Floyd dire di non potere respirare, anche ripetendolo più volte di seguito.
Un grido di aiuto ripetuto per ben 51 volte senza che il poliziotto che lo stava soffocando allentasse il peso del suo ginocchio sulle vie respiratorie dell'uomo.
Una richiesta di aiuto ripetuta anche quando gli agenti lo stavano caricando sulla loro auto per portarlo alla centrale di polizia.

Le parole ''per favore'' ritornano per cento volte e in tutte le sequenze video mai George Floyd è stato irrispettoso durante le fasi dell'arresto, esprimendo, ancora ed ancora, la sua paura di morire.
Così oggi provoca sgomento sentirlo ripetere nei video ''ti voglio bene mamma. Ti amo''.
Parola d'amore verso la mamma, morta, e verso i figli: ''Di' ai miei figli che li adoro. Io sono morto''.

È probabile che le nuove prove facciano riesplodere la protesta perché tutto George Floyd appare meno che un pericolo per i poliziotti. ''Mi fa tutto male - dice l'uomo con la voce resa sempre più flebile man mano che perdeva le forze - . Ho bisogno di un po' d'acqua o qualcosa del genere. Per piacere. Per piacere. Non riesco a respirare, signor agente''. Ma Derek Chauvin, il poliziotto che lo inchioda a terra con il ginocchio sul collo, sembra non sentire nulla, continuando nella pratica di immobilizzazione che si dimostrerà mortale.

Solo poche parole rivolte da Chauvin a Floyd, e suonano oggi ancora più agghiaccianti: ''Parli molto, urli molto''. E ''Ci vuole molto ossigeno per farlo'', è stata la risposta di Chauvin, da settimane sotto accusa per omicidio.
L'agente, così come i suoi tre colleghi accusati di complicità (Thomas Lane, Alexander Kueng e Tou Thao) sono stati tutti licenziati.

Alcuni dei filmati sono stati messi a disposizione dal legale di Lane, per sottolineare il suo ruolo di secondo piano nell'accaduto, tanto che avrebbe chiesto a Chauvin di cambiare il modo di immobilizzare Floyd, ricevendo un diniego.

Nei documenti allegati all'inchiesta si sostiene che l'intervento della polizia sia stato motivato dal fatto che George Floyd avesse pagato un acquisto con un biglietto da 20 dollari falso.
Dalle frasi trascritte, Floyd sembra spaventato. Come quando chiede alla polizia di non sparargli, cercando di convincere gli agenti a non farlo entrare nel loro veicolo di pattuglia, sostenendo d'essere claustrofobico e giurando che non avrebbe fatto del male a nessuno.
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