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Crisi auto: la ''lezione'' di Macron a Conte

- di: Diego Minuti
 

C'è da stare sicuri che, varando il suo piano di sostegno dell'auto ecologica in Francia, Emmanuel Macron non si è nemmeno fatto sfiorare dall'idea di porsi come paragone rispetto a quanto sta facendo in Italia Giuseppe Conte, come lui alle prese con un'economia a pezzi per il Corona-Virus.

Balza però in tutta la sua evidenza che Macron ha agito nei ''tempi'' logici della strategia contro gli effetti del Covid-19, che ha messo letteralmente in ginocchio (insieme, comunque, ad altri settori dell'economia francese) la produzione e la commercializzazione di automobili. Ed ha deciso di farlo promuovendo con un importo niente affatto trascurabile (nove miliardi di euro) le vetture ecologiche, elettriche o ad idrogeno, che lui vede come uno dei puntelli della ''nuova Francia'' verde che intende preparare per i suoi connazionali, soprattutto quelli delle prossime generazioni.

Si dirà che questi bonus (fino a cinquemila euro) per l'acquisto di auto ecologiche e per l'esaurimento di quelle stoccate a decine di migliaia nei piazzali di fabbriche e concessionarie possono essere un aiuto, ma non la soluzione. Però, a differenza delle mosse dell'esecutivo Conte, è un primo importante passo, almeno per fare capire come il presidente Macron immagina il futuro dei suoi concittadini. 

Semplificando, interviene sulla crisi di oggi per preparare il sentiero su cui dovrà incamminare la Francia non solo di domani, ma anche delle decadi a venire. Anche se alcune sue misure (come il fortissimo aumento dei terminali per l'erogazione di energia elettriche per le vetture ecologiche) hanno tempi di attuazione brevissimi-

Ma, ci si potrebbe chiedere, le situazioni economiche (debito pubblico, in primis) di Italia e Francia sono comparabili? Certamente no, ma da qualche parte occorre pure cominciare e se si perdono di vista i consumi tradizionali, come quelli legati al mondo delle auto, si rischia di non trovare più tempo e spazi per correre in soccorso dell'economia.

Pochi giorni fa, proprio dalle pagine di Italia Informa, il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, affrontando analiticamente l'attuale congiuntura negativa, ha sostenuto con forza che, davanti ad una crisi, lo Stato più che i singoli, deve aiutare le imprese. 

Un appello che sembra non essere stato colto da chi, a Roma, ha in mano i cordoni della borsa e si sta perdendo dietro misure a pioggia che servono certamente ad aiutare famiglie in difficoltà, ma non contribuiscono alla soluzione della crisi.

Emmanuel Macron, sul suo piano per salvare il comparto automobilistico, ci ha messo la faccia, varando delle misure che, nel lungo periodo, dovrebbero mettere fuori dal mercato le vetture alimentate a benzina o gasolio. Una scelta che almeno offre l'idea di una strategia che può anche essere definita come ambiziosa, ma che pone delle basi. Una scelta vincente o meno lo dirà il domani, ma almeno è stata presa. Noi, in Italia, ci perdiamo dietro misure economiche di sapore populista (non nell'accezione dei capi del centrodestra), che cercano di abbassare la rabbia dei singoli, ma che certo non li aiutano a ripartire.

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