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Covid-19 e spiagge aperte, la sconcertante rissa tra amministratori

- di: Diego Minuti
 

Quale che sia la frase, a seconda delle traduzioni dal tedesco, che Bertold Brecht fa pronunciare a Galileo - ''beato quel popolo che non ha bisogno di eroi'' o ''sventurato quel popolo che ha bisogno di eroi'' -, essa rappresenta, in poche parole, il dramma di chi si trova a dovere scegliere tra il principio e la sopravvivenza.

Se dovessimo affrontare, oggi, le lacerazioni nel nostro Stato (Governo, Regioni, Comuni) sulle misure contro il Covid-19, potremmo dire ''sventurato quel popolo che ha bisogno di attaccabrighe'', come purtroppo sta accadendo a casa nostra.

Quando l'ondata degli effetti esiziali del Coronavirus sta ancora interessando l'Italia, il tema dell'apertura dei confini interni sta facendo a pezzi ogni galateo istituzionale, mostrando un Paese immaturo, dove ciascuno pensa ai fatti suoi, non nel senso dell'ossequio al principio di riservatezza, ma proprio per curare i propri affari.

Tutti, in questo carosello di frasi, offese, precisazioni, ma anche dietro-front quando si ha la consapevolezza dell'enormità delle castronerie contenute nelle frasi a sostegno delle proprie tesi, dimostrano di non avere il benché minimo senso dello Stato, giocando una partita che, da sanitaria, ora è diventata essenzialmente economica, in cui la posta in palio è il riavvio delle attività economiche, soprattutto quelle del comparto turistico, paralizzate da settimane.

Prendiamo ad esempio lo scambio di invettive tra il sindaco di Milano Giuseppe Sala ed il presidente della Giunta regionale della Sardegna, Christian Solinas, che a chi vorrà passare le sue vacanze nell'Isola chiederà un documento che ne attesti l'immunità dal Covid-19. Al che Sala ha replicato stizzito ''quando deciderò dove andare per un week end o una vacanza, me ne ricorderò''. Frase certamente dura, con controreplica di Solinas: sia zitto. 

Uno scambio di contumelie che a me hanno ricordato le partite a calcio della mia giovinezza quando il padrone del pallone, vedendosi messo in panchina, entrava in campo, si impossessava dell'oggetto da prendere a calci e se ne andava a casa a sbollire l'umiliazione lasciando il resto della compagnia a guardarlo sbalordito.

Ma il bello è venuto dopo, quando il presidente della Liguria, Giovanni Toti, si è detto prontissimo ad aprire le braccia ai turisti provenienti dalla Lombardia, dall'Emilia e dal Piemonte. Ne è seguito un moltiplicarsi di disponibilità da parte di altri presidenti di Regione a fare arrivare sulle loro spiagge turisti da ogni dove. Con la sola avvertenza della presidente calabrese, Jole Santelli, che tra i tanti pericoli ne ha individuato solo uno serio: se venite da noi potreste solo rischiare di ingrassare, vista la dieta non tanto ipocalorica tipica della Calabria. 

Ma queste polemiche, piuttosto che fare capire che la conflittualità è pronta ad esplodere quando si toccano certi argomenti, è chiarificatrice di un modo di pensare che approfitta anche della libertà d'agire che il titolo V della Costituzione concede alle Regioni. Ma da facoltà di agire in un certo modo ad abusare delle proprie prerogative c'è una certa differenza, che tristemente in questi giorni è sotto gli occhi di tutti.

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