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Il mercato AIM, gli investitori di lungo termine e Solvency II

- di: Alberto Franceschini Weiss

I principali investitori presenti sull’AIM sono i fondi comuni, i cd “family office” e alcuni fondi PIR (quelli ante 2019) che, nel corso del 2018 hanno acquisito un certo peso.

Attualmente il mercato AIM è così strutturato:
società quotate: 115 
nuove IPO da Gennaio a Maggio 2019: 6,
capitalizzazione complessiva pari circa 7 miliardi di Euro,
capitalizzazione media escluse le SPAC: circa 33 milioni di Euro,
flottante medio: 35% circa.

(fonte: ufficio studi Ambromobiliare su dati Borsa Italiana)

Da considerare che il 20% circa del flottante dell’AIM (cioè circa 450 milioni di Euro) è in mano ai fondi PIR ante 2019.

Va tuttavia considerato che i PIR, o meglio quel che resta dopo l’affossamento dell’ultima finanziaria 2019, sono uno strumento di medio termine (5 anni), mentre mancano totalmente gli investitori permanenti o di lungo termine.
Questa componente è costituita da Fondi Pensione, Enti Pensionistici e Assicurazioni, che è assente totalmente dall’AIM.
Per le assicurazioni, occorre considerare che la massa degli investimenti detenuti ammontava a 700 miliardi circa, mentre gli investimenti effettuati dalle compagnie di assicurazione per le polizze “unit linked” erano circa 160 miliardi (fonte Ania Aprile 2019), per un totale stimato di circa 900 miliardi di Euro a fine gennaio 2019.
In generale gli investimenti gestiti dalle assicurazioni sono costituiti quasi esclusivamente da investimenti obbligazionari e investimenti immobiliari (sia direttamente ‘pochi’ ma soprattutto tramite fondi).
Analogamente i Fondi Pensione Aperti, i cd “Piani Individuali Pensionistici di tipo Assicurativo - PIP” e Fondi Pensione ante DLgs 124/993, sono quasi esclusivamente investiti in immobili, titoli di Stato, obbligazioni internazionali e (pochissimo) azioni e quasi esclusivamente di grandi gruppi.
Considerando che il patrimonio di tutti questi soggetti oltrepassa i 1.200 miliardi, è inconfutabile che l’Italia ha risorse enormi che non incidono assolutamente in termini di politica industriale a favore dell’economia reale.
In alcuni paesi europei il settore assicurativo è molto più presente sul mercato azionario: mentre le assicurazioni italiane investono in media in azioni quotate circa il 13% del patrimonio, la Francia supera il 20%, la Germania il 28% e il Regno Unito il 29%. (fonte ANIA 2019, EIOPA 2019 e FFA 2018).
Inoltre, in alcuni paesi come ad es. la Francia, è stato istituito una specie di “vincolo di portafoglio sostanziale” per le assicurazioni che sono obbligate ad investire - direttamente o attraverso fondi d’investimento - in PMI quotate e in fondi di private equity e venture capital destinati ad investire in imprese francesi. Sempre in Francia, la legge di Macron denominata “Loi Croissance” del 2016 ha permesso la creazione di prodotti assicurativi “Vita” investiti prevalentemente in fondi di venture capital, Private Equity e azioni di PMI, con la conseguenza di un ulteriore incremento del supporto alle PMI francesi.

Tornando al settore assicurativo, l’indirizzo sulla gestione è regolamentato dal cd “Codice delle Assicurazioni Private” e disciplinate da un apposito regolamento emanato da Bankitalia attraverso gli uffici ex IVASS. Il regolamento prevede limiti alla concentrazione degli attivi, senza vincoli di portafoglio o indirizzi di gestione. In particolare:
gli uffici IVASS-Bankitalia non forniscono alcun obiettivo di politica d’investimento o di asset allocation, mentre in Francia il loro equivalente indica alcuni obiettivi.
In Francia, è presente un “vincolo di portafoglio sostanziale”, e quindi le assicurazioni investono – direttamente o attraverso fondi d’investimento - in PMI quotate e in fondi di private equity e venture capital:

Ne risulta che:
a)  in Italia gli investimenti azionari a copertura delle riserve tecniche “vita” (pari a 630 miliardi di Euro a fine 2017 - Ania 2017) sono stati pari al 7,7%, quindi per 48 miliardi di Euro, e non risultano investimenti sull’AIM.
b) in Francia, dove le riserve tecniche sono pari a 1.676 miliardi di Euro al 31.12.2017 il comparto azionario pesa il 17%, cioè 284 miliardi (FFA 2018) quindi più del doppio…

Considerando le differenze esistenti tra Italia e Francia, il raggiungimento del medesimo livello di asset allocation francese sugli investimenti azionari porterebbe le assicurazioni italiane ad investire ulteriori 50 miliardi di Euro in azioni e obbligazioni di PMI, cioè una cifra enorme che cambierebbe completamente il sistema finanziario italiano.
A spingere le assicurazioni italiane ad “osare” di più sull’economia reale, e quindi – auspicabilmente - sulle PMI, potrebbe tuttavia essere la nuova impostazione di Solvency II, che concede alle assicurazioni da un lato la totale libertà d’investimento eliminando i vincoli quantitativi, e dall’altro imponendo una comprensione dei rischi derivanti dagli investimenti con l’obiettivo di creare un portafoglio diversificato ma caratterizzato da  sicurezza, qualità, liquidità e profittabilità.
In più il nuovo orientamento di Solvency II consente alle assicurazioni di adottare un SCR  (Solvency Capital Requirement) di tipo “agevolato” per gli investimenti azionari in titoli quotati su mercati non regolamentati (ad es. il mercato AIM) se rientrano nella categoria delle imprese di media dimensione (fatturato maggiore di 10 milioni di Euro, etc.).
Questa nuova impostazione favorirebbe in particolare le imprese che si quotano all’AIM e che sono proprio quelle che hanno bisogno di investitori di lungo termine.

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