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Link Campus University

- di: Andrea Colucci

La Link Campus University è una piccola università (circa 3.000 iscritti, master compresi ndr.), ma con un grande potenziale e delle aree di eccellenza soprattutto in ambito studi geopolitici, valorizzando al meglio la sua vocazione internazionale. Enzo Scotti,  presidente e motore propulsore dell’Universita è stato lungimirante in questo senso quando la fondò molti anni fa.
All’interno della Link negli anni scorsi si sono sviluppati e cresciuti molti centri di ricerca, specializzati su tematiche differenti, dalle scienze giuridiche alla dinamica dei sistemi economici, dalla cyber security, allo sviluppo sostenibile.
Proprio dedicato allo sviluppo sostenibile è uno degli ultimi nati tra i centri di ricerca. Innovation 4 Earth deve il suo nome anche alla partnership tra Link Campus e Earth Day Italia, che insieme hanno creduto e stanno sviluppando questo progetto.
Obiettivo principale del centro di ricerca è quello di stimolare, educare ed informare processi di innovazione per un’economia capace di maggiore rispetto delle risorse ambientali, maggiore sviluppo sociale, maggiore condivisione di benessere.
Innovation4Earth lavora su attività di Ricerca e Sviluppo nei vasti campi della green economy proponendosi ad organizzazioni pubbliche e private quale interlocutore scientifico di eccellenza in grado di progettare e sviluppare avanzati programmi di ricerca fondamentale/industriale/sperimentale volti a promuovere un’economia tecnologicamente e metodologicamente innovativa ma allo stesso più attenta alle esigenze dell’uomo e del Pianeta.
Di innovazione, di sviluppo sostenibile e soprattutto di futuro abbiamo parlato con il professor Carlo Maria Medaglia, fisico di livello internazionale e Prorettore alla ricerca della Link Campus University, che del centro di ricerca è anche il direttore. Carlo Maria Medaglia

Professor Medaglia, negli ultimi anni si è parlato tanto di innovazione, a che punto siamo e quali margini di sviluppo possiamo considerare?
Il futuro è innovazione. In meno di dieci anni abbiamo assistito ad una serie di piccoli e grandi cambiamenti, tanto rapidi quanto importanti, che non è eccessivo parlare di rivoluzione digitale. Il processo di digitalizzazione, è sotto l’occhio di tutti, si è esteso su vasta scala toccando ogni aspetto della vita comune: tutti siamo passati da una dimensione analogica a una digitale cambiando profondamente le nostre abitudini, dal modo in cui ci spostiamo a come facciamo acquisti a come guardiamo la televisione. “On line” ed “everywhere” sono status che accomunano tutti. Viviamo in un’epoca in cui siamo sempre connessi ed è più facile fare rete, e dove al contrario non essere connessi pregiudica fortemente il successo di moltissime (se non tutte) le attivita’ umane. A partire dalla Silicon Valley, il digitale è stato un’occasione di sviluppo anche in Europa e in Italia. I consumi digitali hanno aperto ad una vastità di opportunità prima non immaginabili. C’è un dato che mi colpisce particolarmente, il 70% dei bambini che hanno iniziato le elementari quest’anno da grande farà un lavoro che ancora non esiste, ma che senza dubbio avrà come base il digitale. Il processo innescato negli ultimi anni non prevede passi indietro, difficile pensare a un mondo ormai senza le nuove tecnologie, senza internet, senza sensori, senza intelligenza artificiale. Dobbiamo immaginare queste tecnologie applicate in ogni settore: dalla medicina alla cultura, dalla mobilità all’educazione.

Luci e ombre delle nuove tecnologie. Tra falsi timori e minacce, come riuscire a creare un clima di fiducia?
Ogni novità è accolta da entusiasti ma anche da schiere di detrattori o semplicemente persone che in generale temono i cambiamenti. Quello che a mio avviso conta adottare e diffondere è un approccio critico e consapevole dei rischi, ma soprattutto delle possibilità offerte dalle tecnologie più innovative. Inutile negare che come in ogni settore anche il digitale presenta delle criticità, si pensi ad esempio allo scandalo di Cambridge Analytica che ha travolto Facebook e 87 milioni di utenti che hanno visto i propri dati violati quando la policy del colosso di Silicon Valley permetteva alcune leggerezze. La fiducia parte dalla conoscenza del mezzo, per cui una maggiore consapevolezza è secondo me fondamentale per creare le basi di una cittadinanza digitale attiva e perché no, propositiva. C’è poi l’aspetto legato al lavoro. Molti temono che i robot elimineranno posti di lavoro destinati ad umani. Se qualche mansione può essere svolta, meccanicamente, da un robot questo vuol dire che quel robot va pensato, programmato e realizzato da qualche ingegnere umano. Si creeranno nuovi profili professionali e più in generale dovremmo diventare più multitasking ed eclettici per riuscire ad adattarci più facilmente ad ogni cambiamento. Fortunatamente la natura ha creato l’uomo capace di adattarsi ad ogni situazione e l’intelligenza “naturale” resta sempre la tecnologia più evoluta al mondo.

Quali sono le direttive tematiche sulle quali si sta muovendo la Ricerca?
Più in generale credo che sia importante chiedersi non quali saranno le direttive tematiche della ricerca ma quali sono gli obiettivi che essa intende perseguire. Nella sua complessità, la visione che è necessario portare avanti è a mio avviso quella del miglioramento della ricerca scientifica e dell’aggiornamento del capitale umano entro il 2030, incoraggiando quell’innovazione e quella formazione, in grado di trovare il sottile equilibrio. Sono infatti sempre più convinto, che sia necessario favorire un’innovazione sostenibile per la ricerca di soluzioni ai gravi problemi che affliggono oggi una parte del pianeta. L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sarà la guida per ogni scelta nei prossimi 15 anni. Il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità è stato sottoscritto nel 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile - Sustainable Development Goals, SDGs - in un grande programma d’azione per un totale di 169 ‘target’ o traguardi. Lo sviluppo e la crescita dei nuovi saperi dovrà seriamente tenere conto di questo tema. Proprio su questo fronte, la Link Campus University sta focalizzando in termini di ricerca e di didattica molte delle proprie attività: non sono un caso i numerosi centri di ricerca e laboratori che affrontano temi come quello dello sviluppo sostenibile, delle tecnologie digitali e dell’industria 4.0, dell’inclusione, dell’intelligence fino all’economia e allo sviluppo locale.
Per tutti il comune denominatore resta comunque il capitale umano. L’obiettivo è dunque quello di concentrarci su una strategia di ampio respiro che miri a valorizzare i temi dell’istruzione, dello sviluppo delle capacità e del trasferimento tecnologico in un framework di interdisciplinarità, camminando su quella linea sottile che ha come orizzonte la centralita’ del uomo e del nostro mondo nello sviluppo dei nuovi scenari tecnologici futuri.

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