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Intervista a Sergio Urbani, Direttore Generale Fondazione Cariplo

Dott. Urbani la Fondazione Cariplo è un colosso: è tra le prime dieci fondazioni al mondo per patrimonio (al 2017 il suo attivo patrimoniale supera i 7,8 miliardi di euro); opera in un contesto territoriale, la Lombardia, che è il più avanzato in Italia in termini socio-economici e che quindi è esigente; ogni anno realizza mediamente più di mille progetti grazie ai contributi a fondo perduto distribuiti mediante bandi, erogazioni emblematiche, territoriali, istituzionali, patrocini, per un valore di circa 150 milioni di euro a stagione; gode di un’altissima reputazione a ogni livello. E questo solo per rimanere ai dati essenziali. Si può dire che la Fondazione Cariplo rappresenta in Lombardia la principale realtà all’interno di quella ‘società di mezzo’ situata a livello intermedio tra le istituzioni pubbliche e la comunità dei cittadini?
Sono colpito dell’entusiasmo con cui racconta queste cose. Per stile cerchiamo sempre di tenere un profilo adeguato, cerchiamo di dimostrare quel che ha detto con fatti concreti. Tra poche settimane ad esempio si  chiuderà il mandato degli Organi di Fondazione Cariplo attualmente in carica, ed è tempo di bilanci. Con la presentazione dei risultati degli ultimi sei anni giunge al termine un ciclo importante. Dal 2013 al 2019 Fondazione Cariplo ha donato quasi un miliardo di euro – la cifra esatta ammonta a 969.902.600 euro – per la realizzazione di 6.714 progetti di utilità sociale; un impegno filantropico che ogni anno ha visto coinvolta la Fondazione, mediamente, in 1119 iniziative a cui sono stati destinati 161.650.433 euro. 645 progetti in campo ambientale, con un impegno economico di 87.5 milioni di euro. 3194 progetti in ambito culturale, con un mecenatismo che ha un valore di 280.2 milioni di euro. 722 progetti nel campo della ricerca scientifica, con un impegno di 161.6 milioni di euro. 1934 progetti nel sociale, per i bisogni delle persone, con donazioni per 316 milioni di euro. A queste iniziative si aggiungono 219 progetti realizzati insieme alle Fondazioni di Comunità che operano in Lombardia e nelle province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola, con un impegno economico di 124.3 milioni di euro. Si, operiamo per il principio di sussidiarietà, ma spesso ci troviamo a fare supplenza. La interpreto come una necessaria fase storica, in cui la filantropia e il Terzo settore stanno facendo da stampella, ma sono convinto che poi il Pubblico, lo Stato e l’Europa torneranno a fare la loro parte sulla base di un nuovo paradigma completamente mutato in questi anni: purchè i nuovo assetto futuro non dimentichi il Terzo Settore. 

 
Oltre a sostenere iniziative realizzate da enti non profit, la Fondazione struttura e realizza progetti propri, coinvolgendo altri partner e fungendo da collettore per le risorse necessarie. La Fondazione, dunque, non si limita a sostenere ‘passivamente’ le iniziative promosse da altri, ma pianifica ‘attivamente’ delle azioni attraverso le quali favorire specialmente l’innovazione e la risoluzione di problemi non adeguatamente affrontati dal settore pubblico o privato”. Può farci qualche esempio concreto, tra i più rilevanti, in cui si è concretizzata questa attività?
Dal 1991, anno della sua nascita, ad oggi Fondazione Cariplo ha sostenuto oltre 30 mila progetti di utilità sociale nei settori dell’ambiente, della cultura, della ricerca scientifica e del sociale, donando agli enti non profit oltre 3 miliardi di euro. Ha percorso un cammino in crescita, non senza difficoltà, ovviamente. Si può certamente affermare che negli ultimi sei anni la Fondazione ha compiuto un balzo in avanti, diventando un soggetto in grado di mettere al servizio delle comunità non solo risorse economiche, ma anche energie, competenze, know how, con una costante attenzione alle persone più vulnerabili. Un cambio di passo che ha condotto la Fondazione ad accreditarsi come una delle principali realtà del panorama filantropico a livello nazionale ed internazionale. La filantropia moderna non è fatta solo di risorse economiche. Come spesso usa dire il presidente Guzzetti, l’attività più difficile non è “dar via i soldi”, ma il metodo con cui promuovere l’innovazione, in particolare l’innovazione sociale alla base dello sviluppo delle nostre comunità. Il tutto con una squadra di persone, circa 90, per il 60% donne, con un livello molto alto di istruzione, ma soprattutto con spiccate sensibilità e passione. Gli ultimi sei anni sono stati davvero speciali, sono serviti per capitalizzare il grande lavoro svolto in precedenza, facendone una sintesi, applicata in un contesto moderno, con la volontà di stare al passo con i tempi; costruendo relazioni forti con i propri interlocutori, le istituzioni e gli enti non profit, anche a livello internazionale, la Fondazione ha intrapreso una nuova via, sotto la guida del presidente Giuseppe Guzzetti, dotandosi di una solida struttura operativa sulla quale gli organi hanno poggiato la loro visione e gli obiettivi, con un approccio moderno e intersettoriale, perché oggi la chiave per la soluzione di problemi complessi è un approccio multidisciplinare. Certamente tra questi progetti ci sono quelli legati alla povertà, al welfare, all’occupazione giovanile, alle periferie, e al recupero delle aree interne abbandonate, soprattutto le montagne.

Durante il 2016, nel suo venticinquesimo anno di attività, Fondazione Cariplo ha lanciato un’importante novità: quattro programmi di grande impatto che interessano le periferie, il recupero delle aree interne, l’occupazione giovanile e impresa sociale. Può farne un bilancio rispetto a quanto fatto finora? Che importanza hanno queste iniziative intersettoriali nell’ambito dell’attività complessiva della Fondazione?
Quattro grandi progetti a cui si aggiunge un’iniziativa speciale contro la povertà. Cariplo Factory si era impegnata a realizzare 10 mila job opportunities legate alle nuove professioni del digitale. Ha superato l’obiettivo. LaCittàintorno, insieme al grande progetto  Qu.Bì – quanto basta, sta operando nelle periferie per farle rivivere e rigenerarle. Qu.bì in particolare, con un impegno di 25 milioni di euro, sta lavorando da due anni per contrastare le povertà dei 21mila bambini di Milano: sono già partire le 23 ricette di quartiere, azioni che coinvolgono centinaia di organizzazioni con oltre 5 milioni di euro. Attivaree agisce in due aree periferiche: l’Oltrepo e l’alto bresciano, per riportare attività, persone, famiglie in luoghi abbandonati e che invece sono risorse importanti per la nostra economia locale. Cariplo social venture è un programma che punta a finanziare il Terzo settore evoluto con il venture capital, un’iniziativa molto ambiziosa. Tutti questi programmi lavorano mettendo insieme persone dello staff che portano competenze trasversali e intersettoriali. I problemi complessi di oggi si devono affrontare con questo nuovo approccio.

La gestione del patrimonio è il motore di tutto…
Fondazione Cariplo è da sempre la dimostrazione concreta di ciò che significa finanza al servizio dell’uomo e finanza ad impatto. E’ dotata di un patrimonio di circa 8 miliardi di euro, che vengono investiti e i cui proventi servono per l’attività filantropica. Da sempre la capacità con cui la Fondazione ha saputo gestire il patrimonio di cui è dotata ha consentito l’ampia attività filantropica che ogni anno svolge e che sempre di più è punto di riferimento per le politiche sociali e culturali. Quel motto in latino tute servare munifice donare racchiuso anche nel nuovo logo della Fondazione esprime perfettamente questa visione: conservare con cura per donare con generosità. E così Fondazione Cariplo ha unito una tradizione filantropica che affonda le sue radici nel 1816, fino ad oggi, riuscendo con capacità e coerenza ad investire il proprio patrimonio affinché producesse le risorse che ogni anno consentono l’attività filantropica nel campo dell’ambiente, dell’arte, del sociale e della ricerca scientifica. Ogni anno gli oltre 150 milioni di euro che vengono donati alle realtà non profit per realizzare progetti ed iniziative per il bene comune sono il frutto di questa capacità di investimento del patrimonio che nel tempo è sempre incrementato (tute servare). Gli investimenti di Fondazione Cariplo sono anche coerenti e divengono una doppia leva di sostegno all’economia reale, come ad esempio con l’housing sociale, o con il sostegno alle start up, e alle imprese sociali evolute, attraverso quello che viene chiamato venture capital.

La Fondazione rappresenta la continuazione storica della Commissione centrale di beneficenza, istituita a Milano nel dicembre 1816. In termini di continuazione, come immagina la Fondazione Cariplo tra 30 anni? E come spera che sarà?
Tra 30 anni? Sono sicuro che avremo ancora lo stesso Dna, irrorato di modernità e nuovi strumenti. Non c’è futuro se neghiamo la speranza ai milioni di bambini che oggi nascono e crescono in povertà; non c’è futuro se neghiamo la speranza ai giovani che cercano lavoro e desiderano mettere le loro capacità al servizio delle comunità che spesso non sono capaci di includerli. Non c’è futuro per un Paese che nega la serenità di quegli anziani e quelle persone con disabilità che meritano di essere poste al centro delle politiche sociali. “Non dobbiamo avere paura - ci ricorda il presidente Guzzetti - abbiamo superato momenti drammatici e bui nella storia del nostro Paese e del mondo. Siamo riusciti a farlo quando ci siamo stretti tra noi, accomunati dal desiderio di lavorare insieme, per superare i gravi problemi che ci siamo trovati di fronte. Quando abbiamo posto il dialogo e la relazione con gli altri, al centro del nostro agire. Quando abbiamo messo da parte l’odio, quando abbiamo operato con metodo, dando priorità precise, con prospettive e programmazione. Per fare tutto ciò occorrono cuore, competenza e determinazione. Ma si può fare. Sta già succedendo”.

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