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Intervista a Luca Tavano

Dottor Tavano, quest’anno sono passati esattamente 10 anni dalla nascita del segmento AIM di Borsa Italiana: se facciamo un salto indietro, cosa c’era di diverso all’epoca e quali passi in avanti si sono fatti?
Le sfide principali nel 2009, quando è partito il mercato, erano importanti e vertevano su diversi aspetti: bisognava rappresentare alle società le opportunità derivanti dalla quotazione sul mercato Aim italia, era necessario supportare lo sviluppo di una community di advisor che lavorasse con una tipologia di clientela e regole in parte nuove rispetto al passato e soprattutto consolidare una una platea di investitori che prestasse attenzione alle opportunità di investimento rappresentate dalle PMI che avevano scelto di quotarsi su questo mercato. 
La sfida fu molto impegnativa, il mercato venne lanciato anche sull’onda dell’ operazione di fusione con la Borsa di Londra, dove il modello aveva funzionato. Noi abbiamo preso quell’esperienza positiva e abbiamo cercato di adattare questo mercato alla realtà italiana, partendo nel 2009 in un clima non certo idilliaco dal punto di vista economico. Dal 2012 questo segmento ha preso il via definitivo, consentendoci di arrivare ad avere oggi 114 società quotate.

 
A distanza di 10 anni, avrebbe mai pensato di avere 114 società quotate?
Guardando anche i numeri dei nostri colleghi inglesi, la speranza e le ambizioni erano queste. Si tratta di un numero che a noi fa molto piacere, ma guardando il potenziale delle PMI che si potrebbero quotare in Italia, ci accorgiamo che i numeri potrebbero essere maggiori. Dobbiamo continuare a lavorare sulle sfide che ancora stiamo portando avanti dal 2009, quindi incontrare sempre più società per presentare loro i vantaggi derivanti dalla quotazione e convincere gli investitori nel porre l’attenzione verso queste piccole società che possono rappresentare delle ottime opportunità di investimento.

 
Dottor Tavano, a proposito dei vantaggi, oltre a quello più evidente (ovvero raccogliere risorse finanziarie per poi capitalizzarle), quali altri vantaggi ci sono per una società che si quota in Borsa?
Specialmente per le piccole e medie società il vantaggio molto importante, al di là delle risorse che servono per accelerare la crescita, consiste nell’acquisizione di visibilità, diretta conseguenza della quotazione. Ci sono delle aziende molto piccole che hanno dei competitor di dimensioni di gran lunga maggiori nei loro settori ed essere quotate, abbracciando una logica di trasparenza che la quotazione implica, comporta la possibilità di acquisire una visibilità ben superiore a quella che rappresenta la reale dimensione dell’azienda. I bilanci delle società quotate sono certificati e consultabili online e questo rappresenta un ulteriore elemento di credibilità che porta i clienti ad avere più fiducia nei confronti delle aziende stesse. Un altro vantaggio si riscontra in occasione di passaggi generazionali all’interno di un’azienda, nella quale ci può essere un ramo della famiglia coinvolto nella gestione aziendale e l’altro non coinvolto: essere quotati comporta avere, un giorno, la possibilità di dismettere in parte o tutta la propria partecipazione.
Uno degli elementi più importanti che contraddistingue il nostro mercato, è che il 94% delle risorse raccolte durante la quotazione entrano nel capitale delle aziende. Questo è un passaggio coerente con la filosofia di una società che intende quotarsi: gli investitori (che in media investono in un arco temporale di 2, 3 o 4 anni) sono più propensi all’investimento, anche in società di piccole dimensioni, se viene constatata un’aspettativa di crescita dell’azienda.

 
Guardando sempre a 10 anni fa, c’è una differenza in termini di consapevolezza delle aziende dell’epoca e di oggi?
Le crisi finanziarie e bancarie hanno portato consapevolezza alle aziende nel guardare con maggiore interesse alla patrimonializzazione delle aziende stesse. Anche se ancora oggi in Italia gli investimenti si finanziano tradizionalmente attraverso il canale bancario esiste una maggior consapevolezza, rispetto a 10 anni, riguardo alla necessità di diversificare le fonti di finanziamento per poter crescere, e in questo la Borsa è una delle opportunità principali. Grazie anche alla nostra attività e a quella degli advisor, abbiamo lavorato molto sulla percezione che la Borsa non sia un qualcosa esclusivamente dedicato alle grandi aziende e cerchiamo costantemente di eliminare quei pregiudizi e quelle preoccupazioni che una piccola azienda può avere dinanzi al mercato.



Per vedere l'intervista: https://www.youtube.com/watch?v=MZ_AGgsg66o
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