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Uno Stato che c'è e si vede

Inviato a Macerata dal Capo della Polizia Franco Gabrielli,
in seguito alla triste vicenda di Pamela Mastropietro e al raid
di Luca Traini, per i cittadini è diventato il paladino della sicurezza


Signor Questore Pignataro, lei dirige la Questura di Macerata da nove mesi. Lei è arrivato in questa città quando Macerata è balzata agli onori della cronaca come “fabbrica della paura” con la morte di Pamela e la strage di Traini. Che situazione ha trovato e come ha cercato di agire?
Ho trovato una città molto scossa e, quindi, dei cittadini particolarmente preoccupati alla stessa stregua di ogni città di Italia oggetto di eventi così malvagi e crudeli. Di fronte a questa situazione complicata, debbo dire che nello stesso tempo ho trovato l’amministrazione comunale e tutta la comunità vicina alle forze di polizia, con una grande voglia e desiderio di ricominciare e costruire, magari riparando gli sbagli commessi, un nuovo tessuto sociale per migliorare e far crescere ulteriormente nella massima legalità ed accoglienza la città di Macerata. Dal 12 febbraio sono qui come Questore di Macerata così “come disposto” dal Signor Capo della Polizia. La mia “mission” è quella di rappresentare lo Sato con “Disciplina e Onore” e, dunque, impegnarmi come servitore dello Sato con perseveranza, saggezza e coraggio per il bene della collettività con il solo fine d’incrementare e rinsaldare i principi di libertà e sicurezza. Qui lo Stato è presente con i suoi uomini migliori per poter dare a questa accogliente e bellissima città la tranquillità e serenità che merita.

Leggendo le cronache locali e nazionali si evince che a Macerata lo Stato c’è e si vede nella lotta ad ogni forma di illegalità e, in modo particolare, per quanto riguarda il contrasto allo spaccio di stupefacenti. Qual è la strategia messa in campo?
Per quanto riguarda la mia attività essa è diretta principalmente alla massima prevenzione e controllo del territorio affinché non si lasci spazio a chi delinque. La mia strategia è stata quella di eliminare qualsiasi occupazione di territorio da parte di chi delinque e nello stesso tempo allontanare con una intensa attività di prevenzione e repressione chi aveva fatto di alcune aree della città di Macerata luogo di spaccio e di malaffare.

La comunità di Macerata, almeno per quanto emerge dai media, tesse parole di plauso nei suoi confronti. Come ha fatto ad ottenere la fiducia della cittadinanza?
Tengo a sottolineare che il Signor Capo della Polizia, ha voluto che venissi in questa città per rappresentare lo Stato con disciplina e onore e per iniziare un nuovo periodo fatto di perseveranza, saggezza e coraggio in guisa tale da coinvolgere tutta la comunità della provincia di Macerata in quanto si possono tutelare i principi basilari della democrazia solo se le Istituzioni e i cittadini fanno anche la “loro parte” con grande senso di responsabilità per il bene comune. Al riguardo tengo a sottolineare che i cittadini che sono deputati a svolgere funzioni pubbliche devono adempierle con disciplina ed onore perché dalla loro onestà, dalla loro condotta, dipende la nostra libertà, la nostra sicurezza, la nostra salute, la nostra economia, il destino dei nostri figli e le sorti del nostro stesso paese.

Secondo lei, la città di Macerata è cambiata dopo l’omicidio di Pamela Mastropietro e il raid di Luca Traini? Qual è la percezione di sicurezza che i cittadini avvertono?
La città è stata travolta da fatti straordinari ed eccezionali, certamente irripetibili, questo si sente nell’aria e nelle persone, non sarà più la Macerata di una volta. Con la morte ed il depezzamento della giovanissima Pamela Mastropietro e la vile condotta di Luca Traini, la percezione di sicurezza dei cittadini era stata fortemente indebolita e i fatti appena citati avevano generato un senso di smarrimento e sfiducia nelle Istituzioni. Oggi posso affermare, in relazione ai concreti risultati ottenuti, che lo Stato con le sue Forze di Polizia ha saputo reagire con fermezza e determinazione facendo riacquistare ai cittadini della provincia di Macerata una maggiore  fiducia nelle Istituzioni e una percezione di sicurezza superiore rispetto a prima. Tengo a sottolineare che il nostro impegno è costante e ogni giorno produce concreti risultati per liberare completamente la città da ogni forma di illegalità, specie in quelle aree in cui gli spacciatori spadroneggiavano. Il lavoro certosino degli uomini della Polizia di Stato e delle altre Forze di Polizia che stanno operando senza soluzione di continuità oltre ad aver consentito l’arresto di circa 300 e persone e la denuncia di circa 3200 persone, di cui una buona parte collegate allo spaccio di sostanze stupefacenti ha fatto sì che i cittadini potessero ampiamente apprezzare il lavoro svolto e, attraverso la stampa, complimentarsi per i risultati conseguiti e per la presenza costante della Polizia sul territorio. Certamente devo affermare che davanti ad eventi straordinari ed eccezionali, occorrono interventi altrettanto eccezionali e quindi ho chiesto a tutti, in particolare Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Sindaci, in qualità di Autorità di Pubblica Sicurezza, di attuare un progetto sinergico caratterizzato dal massimo impegno per garantire sempre maggiore sicurezza.

Nelle sue esperienze professionali precedenti, prima nella città di Palermo, poi a Genova, in Calabria, in Sardegna ed in ultimo a Roma, ci sono fatti o situazioni che l’hanno segnata in modo particolare dal punto di vista professionale?
Palermo è stata l’iniziazione della mia carriera investigativa e mi ha segnato profondamente con gli accadimenti tragici verificatisi, mi riferisco alla morte di Ninni Cassarà, di Calogero Zucchetto, di Beppe Montana, di Natale Mondo e di Roberto Antiochia. Quei gravi fatti hanno accresciuto ancor di più il mio senso del dovere e la mia forza di volontà nel voler ricercare la verità e garantire la sicurezza dei cittadini.
L’esperienza a Roma è stata impegnativa ma mi ha anche consentito di raggiungere importanti obiettivi e tante soddisfazioni. Ricordo con immenso piacere i risultati operativi raggiunti con i poliziotti straordinari del Commissariato Romanina, con i quali è stato inferto un duro colpo al clan dei “Casamonica” con importanti e numerosi arresti in quanto, per la prima volta, grazie al lavoro investigativo svolto da quei magnifici ragazzi, è stato possibile contestare a tale clan la fattispecie di reato di associazione a delinquere. Una delle più grandi soddisfazioni ottenute in quella importante operazione di Polizia è stato il plauso dei cittadini, del Sindaco di Roma, Gianni Alemanno e del Presidente del municipio Roma X, Sandro Medici, il quale si è complimentato con una lettera ufficiale, elogiando la lodevole attività condotta che ha portato all’arresto di importanti esponenti del clan. Ricordo ancora l’inciso con cui si espresse “ finalmente si è agito con la necessaria risolutezza verso un contesto criminale che da tempo impunemente spadroneggiava nei nostri territori”.
Anche presso il Commissariato Viminale, con competenza l’area della Stazione Termini, il mio impegno estremo mi ha permesso di conseguire grandi risultati: ricordo che la stazione Termini era invasa da tassisti abusivi, spacciatori, rom e borseggiatori. La cittadinanza richiedeva tutela e noi siamo stati in grado di assicurargliela con numerosi arresti, circa quattrocento l’anno ed un numero assai rilevante di persone denunciate a piede libero per un’infinità di fattispecie delittuose.
Così con i meravigliosi poliziotti di quel Commissariato sono riuscito ad allontanare dalla stazione Termini i ladri, i borseggiatori, i minori rom, i tassisti abusivi, i molestatori che chiedevano l’elemosina e coloro che stazionavano vicino alle biglietterie automatiche.  Tutti i cittadini residenti in quell’area e, in modo particolare, i comitati di Quartiere, le varie associazioni e l’Amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato hanno sentito il dovere di indirizzare a me ed ai miei ragazzi un “compiacimento formale” per aver ripulito da ogni forma di illegalità l’area della Stazione Termini.
Dell’esperienza romana ricordo anche una rocambolesca attività di polizia giudiziaria e che mi fa oggi sorridere: la zona in cui risiedo, alcuni anni fa, è stata oggetto di numerosi furti ai danni di autovetture, in particolare degli specchietti retrovisori, ne furono sottratti circa duemila. Decisi di installare all’interno dell’alloggio degli specchietti un dispositivo che rilevava eventuali tentativi di asportazione e così una notte, intorno alle 03.00 circa, si allarmò il congegno e io, dopo aver chiesto l’ausilio di una Volante, scesi immediatamente in strada e, a seguito di un lungo inseguimento, riuscii a bloccare i due malviventi pregiudicati per reati specifici, “in particolare per furti e traffico di auto rubate” ed a recuperare circa ottanta specchietti.  Fu una grande soddisfazione anche perché i residenti della zona, come me, erano davvero stanchi per quanto stava capitando e dopo l’udienza di convalida dell’arresto dei due ladri, al mio rientro, a casa trovai decine di regali: cioccolatini, fiori, vino che i residenti del quartiere in modo anonimo mi avevano fatto recapitare per ringraziarmi di quanto avevo fatto.

Il dato più allarmante, nella città di Macerata, è legato al traffico delle sostanze stupefacenti. Quali sono i risultati ottenuti dal 12 febbraio, data del suo insediamento, dalle Forze dell’Ordine ?
Non devo elogiare il lavoro che in questi ultimi mesi è stato effettuato dalla Polizia, o meglio, dalle Forze di Polizia e, quindi, anche dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza. Basta leggere i commenti nelle pagine web ovvero dai giornali: “La città si riprende i giardini Diaz … i Balordi sono spariti ora l’aria è diversa”. “ La svolta del Questore Pignataro”. Possiamo dire che abbiamo lavorato sodo, come si dice in gergo poliziesco H/24, senza soluzione di continuità, grazie al Signor Capo della Polizia, che non ha fatto mai mancare il suo sostegno morale e materiale e che ha permesso di raggiungere i massimi risultati conseguibili e di conseguenza far riacquistare ai cittadini maceratesi la fiducia nelle Istituzioni. Al riguardo basti elencare alcuni dei risultati che sono stati ottenuti in questi ultimi mesi: centinaia di arresti, una buona parte per spaccio di sostanze stupefacenti con il sequestro di grossi quantitativi di droga. Nella città di Macerata il mercato della droga era monopolizzato dai cittadini nigeriani che si avvalevano, saltuariamente, da soggetti di nazionalità ghanese e del Gambia.

Signor Questore, il 3 febbraio, durante il raid di Luca Traini, Azeke Gideon veniva ferito in quanto presunto spacciatore. Dopo tali eventi l’Azeke è stato più volte denunciato per spaccio di sostanze stupefacenti e finalmente il 20 ottobre veniva tratto in arresto, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere, avvalorando la tesi di taluni che avevano giustificato il vile gesto di Traini. Che cosa ne pensa?
“SUB LEGE LIBERTAS”: Sotto la legalità la vera libertà.
Questo è il motto della Polizia di Stato nel quale noi fedeli Servitori dello Stato crediamo fermamente e che ogni giorno trasmettiamo ai cittadini. Nessuno, dico nessuno, può sostituirsi allo Stato. Nessuno può farsi giustizia da solo e questo ennesimo arresto nella provincia di Macerata dimostra che lo Stato c’è ed è presente. Il monito è chiaro: il fatto che Azeke, noto spacciatore, sia stato arrestato, non può in alcun modo giustificare il raid di Traini né tanto meno generare possibili emulatori o giustizieri. In un paese democratico è solo nella legge che troviamo la nostra vera libertà e la nostra sicurezza. La Polizia di Stato nella provincia di Macerata ha dimostrato di saper difendere e tutelare tutti i cittadini. Come poliziotti, ed è un principio in cui crediamo con forza, non possiamo assolutamente procedere ad un arresto, un fermo, una perquisizione se non si ravvisano i presupposti di legge. Il nostro dovere è quello di combattere la criminalità e lo facciamo ogni giorno con disciplina ed onore ma occorre aggiungere che abbiamo anche il dovere di trovare le prove di ogni condotta delittuosa, di raccogliere qualsiasi elemento, di accertare i fatti mediante riscontri prima di poter procedere alla limitazione della libertà di qualsiasi persona. Nella fattispecie in esame abbiamo proceduto all’arresto solo dopo aver raccolto elementi inconfutabili passati al vaglio della Procura e poi del G.i.p. che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ciò è avvenuto solo dopo che in ossequio ai meccanismi procedurali, l’Azeke veniva denunciato a piede libero  “sempre per spaccio”.

Da un punto di vista criminale può fare un breve focus sulla criminalità, specie quella straniera, che opera nello spaccio delle sostanze stupefacenti nella provincia di Macerata?
Innanzi tutto, per dare un quadro completo della reale situazione della criminalità straniera, che ha il monopolio dello spaccio delle sostanze stupefacenti nella provincia di Macerata, occorre suddividere il territorio della provincia, in tre Macro-Aree: “Macroarea Macerata Città”: nel capoluogo era presente un nutrito gruppo di cittadini nigeriani affiancati dai cittadini ghanesi, che detenevano l’egemonia dello spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare di eroina e marijuana ma non disdegnavano anche lo spaccio di altre sostanze. Si può parlare di un “Emporio della droga”. “Macroarea costiera”, con punti di riferimento di Civitanova Marche e Porto Recanati. Quando si parla di quest’area l’indice è rivolto al famigerato “Hotel House”. “Macroarea dell’entroterra” individuata nelle città di Camerino, Tolentino, Matelica e Castelraimondo, dove lo spaccio di sostanze stupefacenti, principalmente marijuana, è gestito per la maggior parte da cittadini albanesi in regola con le norme sul soggiorno in Italia.

Qual è la situazione dell’Hotel House, il palazzone multietnico di Porto Recanati? Quali possono essere le soluzioni a questa realtà, divenuta una vera e propria emergenza?
Ritengo che non possa parlarsi di emergenza sopravvenuta, in quanto da più di dieci anni questa unità immobiliare ha rappresentato una continua emergenza.
Quando si parla di questa mega struttura, il discorso diventa particolarmente complicato non solo a livello dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica ma anche a livello giuridico: amministrativo e civile oltre che sotto il profilo sanitario. Nonostante la buona volontà delle varie amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo per regolare e far rivivere questo plesso, nessuno è riuscito a riportarlo agli antichi splendori, anzi, col passare del tempo la situazione è andata progressivamente ed in modo esponenziale ad aggravarsi fino a diventare un luogo di malaffare e oggi possiamo paragonarlo alla Torre di Babele.
A mio parere, quindi, la struttura del palazzo, viste le condizioni in cui versa, dovrebbe essere abbattuta, in quanto dall’analisi e dall’esame di tutti gli elementi raccolti nell’attività di Polizia di Sicurezza e giudiziaria appare la migliore soluzione praticabile, certo sarà difficile e complicato dato che il complesso abitativo non è una struttura pubblica ma privata e, quindi, assoggettata alla disciplina della proprietà privata, diritto costituzionalmente garantito. 
Un residence a forma di stella con 17 piani per ciascuna ala e composto da circa 480 appartamenti e piccoli negozi e bar, dove vivono ufficialmente 2000 persone (circa 1300 uomini e 650 donne) con la presenza di circa 35 etnie.
Occorre, inoltre, aggiungere quei soggetti che hanno il solo domicilio, circa 500 oltre quelli abusivi ed eventuali clandestini. Possiamo parlare di un “paese” di circa 2500 persone, numero che durante l’estate, subisce un considerevole incremento tale da rappresentare il 20% della popolazione di Porto Recanati.
Certo è un piccolo paese complicato e particolare. Per quanto riguarda lo spaccio le posso confermare, alla stessa stregua di quanto accade nelle aree degradate del Paese, che il fenomeno è presente, ma viene efficacemente contrastato. Al riguardo, comunque, occorre sottolineare, da quanto abbiamo appurato con le risultanze investigative, che solo una minima parte dei residenti, circa il 20%, delinque, perché nella struttura abitano anche famiglie di stranieri che conducono una vita normale con un lavoro e dei figli che vanno a scuola, famiglie che devono essere rispettate in quanto osservano fedelmente le leggi dello Stato e disdegnano la presenza di coloro che delinquono, collaborando, alle volte, con le Forze di Polizia.

Signor Questore, abbiamo rilevato dalle notizie stampa che da alcuni mesi, la Questura di Macerata ha iniziato una vera e propria battaglia contro il proliferare dei Grow-Shop, i negozi di cannabis light. Qual è la vostra strategia e i motivi di questo intervento così mirato e deciso?
Devo innanzitutto precisare che la cannabis light non esiste.
Non si possono vendere prodotti contenenti THC, perchè si tratta di droga a tutti gli effetti. Occorre peraltro ribadire che queste sostanze che vengono vendute liberamente e in modo maldestro sono inserite nella tabella ministeriale di cui al D.P.R. 309/90 e in quanto sostanze stupefacenti vanno sequestrate e coloro che le vendono vanno denunciati per spaccio, a prescindere da qualsiasi percentuale di THC.
A tal proposito con la mia attività e quella dei miei poliziotti sento il dovere di tutelare soprattutto coloro che rappresentano il futuro di questo Paese, le giovani generazioni, e dare una risposta concreta alle tante famiglie preoccupate dall’apertura esponenziale di questi negozi.  Per questa ragione da alcuni mesi la Questura di Macerata ha posto in essere una serrata attività di indagine contro il proliferare di questi esercizi commerciali che, dietro una maldestra e ingannevole condotta e mediante l’applicazione di una normativa di cui non sono i diretti destinatari, vendono prodotti a base di cannabis addirittura con un THC di 0.80, altamente nocivo alla salute e con effetti dirompenti sul cervello.

Come hanno risposto le Istituzioni della provincia di fronte al manifestarsi di questo fenomeno?
Anche in questo caso la filiera istituzionale sia della Giustizia, in particolare con il Procuratore Giovanni Giorgio ed i suoi Sostituti, sia della Sicurezza ad opera della Polizia di Stato, ha funzionato perfettamente, con risultati concreti sotto gli occhi di tutti, ossia il sequestro di numerosissimi prodotti a base di cannabis e la chiusura degli esercizi commerciali denominati “cannabis legale” che sono stati aperti da alcuni mesi anche nella Provincia di Macerata.

Dopo la chiusura dei primi negozi da lei disposta, sono apparse numerose scritte di insulti e minacce nei suoi confronti sui muri della città di Macerata e dei paesi della provincia. Che cosa ne pensa ?
Ribadisco ancora una volta che sono un fedele Servitore dello Stato e che  continuerò imperterrito, nonostante le minacce, insieme ai miei poliziotti, ad aiutare quei genitori che affrontano durissime battaglie che vedono coinvolti i loro figli in qualità di vittime di queste odiose dipendenze. Contrasterò senza sosta la vendita di questi prodotti, esercitando i poteri che la legge mi ha conferito.

Signor Questore dopo la chiusura degli esercizi commerciali Lei ha ricevuto, come riportato dalla stampa, durante un convegno a San Patrignano, la solidarietà e l’approvazione unanime con un forte e formale applauso dal Ministro Fontana e dai ragazzi in cura di disintossicazione presso la comunità per l’attività svolta. Cosa ne pensa?
Per me è stato un grande onore ed ho provato immensa emozione nel ricevere questo attestato di stima e di apprezzamento da un Ministro della Repubblica e da tanti ragazzi che, caduti nel tunnel infernale della droga, tentano di farsi curare per liberarsi da questa crudele dipendenza.
Sottolineo e ribadisco che la delicata battaglia, che sto conducendo con perseveranza contro i negozi di cannabis legale, è volta a tutelare la salute delle giovani generazioni in quanto, come dichiarato dal Consiglio Superiore della Sanità, la presenza di qualsiasi percentuale di THC nella cannabis è altamente nociva per la salute, specie a livello cerebrale.

Crede che sia necessario un intervento normativo per regolamentare tale delicata materia ?
Attendo che le Istituzioni preposte regolamentino al più presto la materia e chiariscano se la vendita di questa sostanza dannosa e, a volte, letale possa essere ammessa nel nostro Paese al fine di non originare la sfiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni.

Come giudica ora la situazione della sicurezza e della legalità nella provincia di Macerata ?
Veda, il controllo del territorio, come ormai da tempo afferma il Signor Capo della Polizia, deve essere l’obiettivo primario di ogni Questore e il tema fondamentale e determinante per le Forze di Polizia moderne, il tutto inserito in un quadro di coordinamento che permetta anche di programmare interventi di una certa importanza, laddove la necessità e particolari eventi lo richiedano. Le Linee guida indirizzate a tutte le Forze di Polizia, come Autorità Provinciale di Pubblica Sicurezza, sono quelle di una lotta costante contro ogni forma di illegalità, nessun passo indietro, i risultati vanno non solo consolidati ma soprattutto rinsaldati e incrementati per dare una fiducia incondizionata dei cittadini nelle Forze di Polizia.
Questa è la mia “mission”, questa è la promessa che ho fatto ai cittadini di Macerata, che farò osservare sino a quando sarò Questore in questa città.

Il modello che lei ha utilizzato a Macerata può essere adottato anche in altri contesti territoriali in cui si registra una forte percezione di insicurezza?
Ritengo di sì, anche se ogni strategia va chiaramente adattata al contesto territoriale in cui viene applicata. Ritengo che Macerata possa costituire un buon esempio e il modello operativo da me messo in campo, improntato alla sinergia tra tutte le componenti presenti sul territorio che mirano a garantire sicurezza, possa costituire la base di un progetto ad ampio respiro, applicabile in tante realtà del nostro Paese.

Signor Questore come nasce la sua iniziativa di voler ricordare nelle Marche i suoi colleghi ed amici della squadra Mobile di Palermo, morti per vile mano mafiosa durante la sua permanenza in quella città?
Un Paese senza storia è un paese senza futuro. Chi ha dato la vita per il bene della collettività costituisce una ricchezza e un esempio da seguire per le nuove generazioni che devono essere ancorate a principi di giustizia e di legalità. Ricordare i miei colleghi che hanno dato la vita per assicurare libertà, giustizia e sicurezza è un esercizio della memoria affinché i nostri poliziotti siano pronti a sacrificarsi per il bene degli altri e ad offrire, se necessario, anche la propria vita.

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